«La parola d’ordine deve essere: solidarietà»

Intervista a monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma

La solidarietà verso le persone bisognose vede indiscutibilmente al primo posto in Italia la quotidiana azione della Caritas. Sono molteplici le iniziative intraprese dal mondo cattolico italiano, compresi i supermercati della solidarietà, apprezzabile iniziativa sociale diffusasi a Roma. È un fondamentale intervento rivolto prevalentemente alle famiglie che vivono brevi periodi di difficoltà e che, nel massimo rispetto della riservatezza e della dignità, permette loro di poter scegliere i prodotti più adatti alle proprie esigenze. All’interno delle strutture, oltre al punto di distribuzione, è attivo anche un Centro di ascolto per promuovere percorsi di accompagnamento rivolti alle famiglie.

Scendiamo nel dettaglio di tale iniziativa sociale, contestualizzandola nell’attuale momento storico italiano, caratterizzato da incertezze economiche, fortemente segnato da continue crisi dell’economia estera, con inevitabili conseguenze nel nostro Paese. A spiegare le peculiarità, nonché le diverse sfaccettature del progetto, è monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma.

La crisi economica fa aumentare le iniziative di solidarietà?

«Per molte famiglie, pur non colpite direttamente da una diminuzione di reddito, la crisi economica sta rappresentando un tempo in cui interrogarsi sul proprio stile di vita e di consumo, un’occasione propizia per scegliere la condivisione ed essere vicini a quanti soffrono. Dunque, più che spingere a gesti di solidarietà quali le donazioni e le offerte, l’attuale crisi economica ci sta portando a una riflessione culturale».

La società come risponde a queste esigenze?

«La risposta della società, più precisamente del mondo del volontariato, è quella di fare da tramite e aiutare le famiglie e i cittadini in questa riflessione. Come Caritas abbiamo proposto più occasioni – le raccolte alimentari per l’Emporio, le iniziative di solidarietà per i senza dimora, le campagne per i Paesi del Sud del mondo – per aiutare concretamente nelle scelte di condivisione. Ogni nostra opera, dall’ostello alla mensa, dalla casa famiglia al Centro di ascolto, oltre a essere un aiuto per chi ha bisogno, rappresenta un luogo in cui potersi impegnare in prima persona e testimoniare la propria solidarietà».

La Caritas è vicina alla gente; quali le esigenze più impellenti registrate quotidianamente?

«Le esigenze più impellenti, purtroppo, sono anche quelle meno visibili, quelle nascoste. Riguardano spesso la solitudine in cui molte famiglie si trovano ad affrontare le difficoltà, gli anziani che vivono soli. Negli ultimi anni si è visto che allo sviluppo economico, tecnologico, culturale e turistico non corrisponde un pari aumento di inclusione e una diminuzione della povertà. Perché tali fenomeni non dipendono esclusivamente dalla distribuzione del reddito, ma sempre più da meccanismi di emarginazione affettivi e culturali. Dinamiche di esclusione che un tempo affliggevano le persone fin dalla nascita, oppure avvenivano a seguito di gravi calamità e guerre, oggi sono insite nel sistema sociale. Il rischio di essere esclusi ed emarginati può avvenire, ai nostri giorni, improvvisamente e riguardare un numero sempre maggiore di persone; è un rischio autoprodotto, che viene dalla società stessa, dal funzionamento del sistema economico».

L’immagine: monsignor Enrico Feroci.

Francesco Fravolini

(LM MAGAZINE n. 20, 15 ottobre 2011, supplemento a LucidaMente, anno VI, n. 70, ottobre 2011)

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