EVENTI CULTURALI, LIBRI|29 novembre 2011 21:20

L’odierna rimozione della morte e i bambini

Presentato a Bologna “Così è la vita. Imparare a dirsi addio” (Einaudi) di Concita De Gregorio

Si nasce, si vive, si muore. Una volta, o infinite volte, secondo coscienza. E a volerlo vedere come un cerchio che si chiude, nascita e morte in qualche modo coincidono, è come un tornare al punto di partenza dopo aver percorso circonferenze più o meno lunghe. La vita è tutto ciò che sta in mezzo. Esiste perché c’è un inizio e una fine. Allora perché riconoscere e celebrare solo il primo e rimuovere e censurare – dal nostro linguaggio, ma anche dalla nostra esperienza quotidiana – la seconda?

È proprio questa assenza che ha spinto Concita De Gregorio ad addentrarsi in questo luogo d’ombra, di cui ci racconta nel suo ultimo libro Così è la vita. Imparare a dirsi addio (Einaudi, pp. 124, € 14,50). Ed erano in tanti lo scorso venerdì 25 novembre alla libreria Coop Ambasciatori di Bologna ad ascoltarla dialogare con fra’ Alessandro Caspoli, direttore dell’Antoniano, intorno a quest’assenza «che fino a qualche anno fa non mi aveva disturbato, ma in questo momento della mia vita sì». Una sorta di libro di servizioˮ, lo ha definito, che mette insieme come i tasselli di un puzzle funerali, persone, incontri inaspettati – come quello con la figura dell’accompagnatore –, film e poi tanti libri che trattano il tema della morte (soprattutto per bambini) che hanno segnato la sua personale esperienza e vicinanza alla morte in questi ultimi due anni, facendole scoprire, alla fine, «che i funerali possono essere una fonte di energia, felicità e sollievo».

Nel libro l’ex direttrice de l’Unità si interroga sul perché di questa rimozione e cerca di riabilitare quella parola – morte – diventata oggi nella nostra società occidentale una parola-tabù. Tanto più innominabile quando si ha a che fare coi bambini. E invece in Cosi è la vita di bambini si parla molto. «Quelle raccontate nel libro sono tutti fatti, storie vere – precisa – e quasi sempre sono nate da un dialogo con un bambino». È da loro che noi adulti dovremmo re-imparare molte cose, prima fra tutte tornare a chiamare le cose col loro vero nome. Anche la morte, perché nominarla – e sono sempre i bambini ad insegnarcelo – è il primo passo per accettarla ed averne meno paura. «Ora che so tutto su come si sono estinti i dinosauri posso sapere anche come è morto mio nonno?», chiede una delle bambine del libro. È da domande come queste – dirette e a volte persino imbarazzanti nella loro spontaneità – «che capisci che il problema è nostro, non dei bambini», spiega l’autrice.

La morte, oggi, esiste solo nella sua versione pulp, violenta e accidentale. Quella naturale è scomparsa dal discorso pubblico, e con essa sono scomparse anche la vecchiaia, la malattia, la sofferenza. E qui il tema diventa politico-culturale e lo sguardo della giornalista si fa duro e critico nei confronti della cultura imperante dell’eterna giovinezza e della contraffazione «che con le rughe dal viso ha eliminato anche le colpe, i meriti e le responsabilità dall’anima». E De Gregorio prosegue affermando che «l’assenza di responsabilità individuale e politica è stato il cancro di questo nostro tempo. Un’assenza che passa dal viso, dagli zigomi contraffatti. Passa dalla negazione del trascorrere del tempo, perché il tempo è la misura, il veicolo della responsabilità».

Ci si emoziona leggendo questo libro. Si ride con i coniglietti suicidi e ci si commuove con il racconto di Angelo. E si riflette. Su questa nostra società malata che nega quanto di più naturale ci sia, lo scorrere del tempo, che può significare sì deperimento, ma soprattutto diversità e quindi ricchezza. Ed è sbagliato negare ai bambini l’esperienza della fine. «Quello che c’è dopo la nostra morte resta nelle persone che lasciamo intorno a noi. Dipende da quello che abbiamo seminato. Io non ho né l’autorità né la presunzione né la saggezza per addentrarmi in una conversazione sul “dopoˮ – risponde l’autrice a fra’ Caspoli che le domanda perché nel libro abbia solo sfiorato il tema del “dopoˮ. In questo libro ce ne sono tante di risposte. Ognuno troverà la sua». I bambini l’hanno già trovata: Il mio papà è andato nel mio cuore. Il mio papà andato nei fiori…

Katia Grancara

(LucidaMente, anno VI, n. 72, dicembre 2011)

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