Gordiano Lupi “Scrittore toscano dell’anno”… e Fidel

Sabato prossimo, 17 dicembre, l’importante riconoscimento all’autore, tra l’altro, del recentissimo saggio “Fidel Castro. Biografia non autorizzata (Edizioni A. Car)

Il prossimo sabato 17 dicembre, alle ore 11,30, a Firenze, presso la sala del Gonfalone, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Toscana assegnerà a Gordiano Lupi il premio speciale (organizzato dall’Associazione Fiera libro toscano) come scrittore toscano dell’anno 2011 per la sua attività di scrittore ed editore). Di lui la nostra rivista si è occupata in più occasioni (Il canto di Natale di Fidel Castro, Un cannibale lungo le strade de L’Avana, Cuba e le menzogne di turisti e castristi).

Per festeggiare l’evento, proponiamo la recensione di una sua recente pubblicazione, nel quale lo scrittore di Piombino descrive la vita e il carattere di Fidel Castro, svelando i retroscena del suo regime. Insomma, tutto sul Líder Máximo: dalla rivoluzione del 1959 all’affermazione del potere personale.

Traduttore ufficiale della blogger Yoani Sánchez e autore di diversi libri che analizzano la situazione sociopolitica dell’isola caraibica, Gordiano Lupi può ormai essere considerato uno dei maggiori esperti di Cuba in Italia. Con Fidel Castro. Biografia non autorizzata (Edizioni A. Car, pp. 208, € 15,00) ci svela tutte le verità e i retroscena del governo castrista a più di cinquant’anni dalla rivoluzione.

L’autore descrive Castro come un “caudillo”, un incantatore delle masse, in grado di magnetizzarle e ottenere consensi anche in epoche di profonda crisi socioeconomica. Uomo colto, erudito, ancorato alle sue posizioni. Una personalità complessa, eterogenea e molto forte. Il libro parla delle sue origini familiari e dei conflitti con un padre proprietario terriero, considerato ingiusto e dispotico dal figlio, soffermandosi sugli studi universitari, fino ad arrivare alla rivoluzione. L’autore pone in rilievo l’educazione cattolica di Fidel, che non gli ha impedito di mantenere atteggiamenti contrastanti e ambigui nei confronti della religione, fino a vietarla e a rinchiudere preti e santéros nelle Umap (lager per gli oppositori del regime), anche se nel 1998 si è riavvicinato al cattolicesimo, trasformando la visita di Giovanni Paolo II a L’Avana in un evento storico per il Paese.

Castro ha combattuto l’analfabetismo, ha costruito ospedali. Un sogno d’uguaglianza e di riscatto a favore dei popoli del Sud del Mondo, infrantosi contro le libertà negate ai cittadini, che per sopravvivere cercano di arrangiarsi come possono, approfittando dell’unico mezzo di sostentamento, il turismo (o, meglio, i turisti), mentre Fidel e i suoi familiari vivono nel lusso e i funzionari governativi godono di numerosi privilegi. La rivoluzione cubana è la sua rivoluzione. Egli non è mai stato un marxista ortodosso, non ha spartito il potere con gli altri dirigenti comunisti, ma ha utilizzato a proprio vantaggio l’organizzazione del Partito comunista cubano.

Anche dopo aver ceduto il governo nel 2006 al fratello Raul, questi rimane sempre all’ombra di Fidel, oscurato dal suo carisma e dal suo fascino, continuando a rappresentare la continuità politica col passato. Tante le amanti, poche le donne che lo hanno influenzato veramente. Tra queste la madre e Celia Sánchez. Così la descrive Lupi: «Si comportava da vera rivoluzionaria, disciplinata e coraggiosa come un uomo, mangiava solo quando aveva fame, dormiva solo quando aveva sonno. Era l’alter ego di Fidel, la sua amante e consulente, la donna devota a lui e alla rivoluzione che assumeva il delicato ruolo di confidente, ma era capace di organizzare spedizioni e insurrezioni».

Tra le tante rivelazioni del libro, incuriosisce la “versione cubana” della morte di Allende. Il presidente cileno «sarebbe stato assassinato da un agente cubano incaricato della sua protezione». Egli infatti avrebbe chiesto un cessate il fuoco, poiché meditava di trattare la resa. Era terrorizzato e fuori di sé. Fidel avrebbe voluto che l’amico morisse da eroe, per questo motivo domandò al suo agente di ucciderlo nel caso in cui avesse dato segni di arrendersi al nemico.

È indubbio che attorno alla figura del Líder máximo si sia creata una leggenda. Nel bene o nel male è passato alla storia e forse questa lo assolverà, parafrasando un suo celebre discorso con il quale, dopo l’assalto alla caserma della Moncada e a seguito dell’uccisione di circa ottanta rivoluzionari, cercò di difendere le sue azioni giustificandole attraverso ragioni politiche.

Le immagini: Gordiano Lupi e alcune copertine dei suoi libri.

Francesca Gavio

(LM MAGAZINE n. 21, 15 dicembre 2011, supplemento a LucidaMente, anno VI, n. 72, dicembre 2011)

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