SOTTO I RIFLETTORI|12 gennaio 2006 00:00

Le ragioni di LucidaMente: solo una rivista telematica?

I tanti perché di una scelta meditata, ma scaturita anche dalla passione, per tutela e sviluppo dei diritti civili, contro il degrado sociale e culturale

Lucida mente = aggettivo + nome.
Lucidamente = avverbio.
Luci da mente = che immagine poetica!
Questa volta, per la prima uscita della rivista, Sotto i riflettori collochiamo, presuntuosamente, noi stessi. Ma, forse, non si tratta dei soliti giochi di parole, stanchi calembour intellettualistici? Perché un’altra rivista telematica, con un ennesimo giochino linguistico per épater les bourgeois (del resto, ormai, chi si spaventa più di nulla, e non siamo tutti più o meno borghesi)?
Forte è la tentazione del silenzio, un silenzio assoluto, protesta al chiasso che ci perseguita nelle strade e in casa, all’insopportabile chiacchiericcio massmediatico, allo sciocchezzaio e alla stupidità imperante, estenuanti disgregazioni di smarrimenti ricercati, mostruosi intrecci centripeti, laceranti cachinni di vacuità, sfilacciati vortici di imbecillità. Umiliazioni per l’umanità.
E forte è La tentazione di esistere secondo Emil Cioran, stella polare da seguire in tempi come quelli odierni. Vale a dire di sottrarsi ad essa. Allora, basta: silenzio, silenzio, un po’ di silenzio, per favore.

Eppure, ebbene… – Eppure, come far finta di niente rispetto alla scandalosa, straziante, tremenda realtà del nostro pianeta, come non indignarsi per lo stato in cui versa la nostra povera patria, quella che addolorava Franco Battiato e che è rimasta molto molto povera moralmente, ma lo è diventata di più anche materialmente, con larghe sacche di miseria che vanno estendendosi? Come non ribellarsi all’integralismo – quello che ci minaccia fuori d’Italia, innanzi tutto, però anche quello interno -, all’intolleranza, alla consueta, facile persecuzione del “diverso” da parte di una “maggioranza silenziosa” che trova compattezza solo in due religioni: quella del consumo delle merci e dei modelli televisivi e quella di un cattolicesimo svuotato di tutto ciò che è spirituale – e che pur gli appartiene come rispettabilissima forma religiosa -, pallida routine sociale e facile, ipocrita, rifugio moralistico? Perdiana, siamo ancora vivi! Non possiamo accettare di morire per mano di morti… suvvia, uno scatto d’orgoglio! Ebbene, è tempo di essere lucidi, di essere “liberi di pensare, liberi di scrivere”, come recita il motto sulla nostra testata, di agire lucidamente.

La lucidità e la passione – Ma la LucidaMente non esclude il cuore, il coraggio, la sensibilità, il sentimento, lo slancio, la fantasia, l’immaginazione, l’arte. Tutto può contrastare la morte dell’uomo, la sua morte spirituale, culturale, antropologica, che – ce ne stiamo accorgendo? – sta avvenendo oggi, in questo momento, se non è già avvenuta. Siamo tutti diventati Polli d’allevamento (Giorgio Gaber), che lavorano dodici ore al giorno per un po’ di sicurezza (le reti del pollaio-lager, le ridicole porte blindate dei nostri appartamenti, “grazie” alle quali, se chi viene da fuori non può entrare, neanche chi è dentro può uscire…) e per del denaro-becchime, forse transgenico (cibi insani e stupidità televisive).

Ma cosa significa ribellarsi? – Peraltro, non crediamo che rifiutare energicamente lo status quo significhi semplicemente o soprattutto “trasgredire” chiassosamente, contestare con la violenza anarcoide, o s’identifichi tout court con quel ribellismo giovanile che fa rima con qualunquismo. Piercing, tatuaggi? Essere contro la società che non ci piace non significa essere contro se stessi, non avere rispetto per il proprio corpo. Maree sporcaccione ai concerti rock – rock?: ma dove sono i Pink Floyd o i Genesis, la Premiata Forneria Marconi o il Banco del Mutuo Soccorso? – , orrendi graffiti rovina città? Insozzare migliora la nostra qualità della vita? Lucidità, ragazzi, lucidità e non solo vuota ludicità. C’è un “anticonformismo” gestito da chi detiene una parte di potere economico che a questo è funzionale e conveniente e, pertanto, quanto di più conformista esista. Peace, grida il rockettaro: benissimo. E allora? E critiche ai padri e alle madri per accattivarsi il consenso stolido di più adolescenti possibili: poveretti genitori, cosa devono fare o non fare ancora? I contestatori di ieri sono i padroncini e i direttori dei giornali “benpensanti” di oggi, chi contesta oggi lo sarà di quelli di domani.

“Destra” e “Sinistra”… – Un radicato, ingenuo, schematico pregiudizio pone l’equazione: Destra = conservazione, bigottismo, egoismo, arrivismo, denaro, incultura; Sinistra = onestà, sensibilità, cultura, qualità della vita. In realtà, la stupidità, il conformismo, l’ipocrisia non stanno solo a “Destra”. C’è una stupidità, un conformismo, un’ipocrisia “di Destra”, c’è – diversa nella forma, ma ugualmente condannabile e dannosa nella sostanza – una stupidità, un conformismo, un’ipocrisia “di Sinistra”. C’è nobiltà morale, coraggio, anticonformismo in molta cultura “di Destra”, c’è amore per l’umanità, solidarietà e sensibilità sociale in molta cultura “di Sinistra”. Ma, attenzione, gli imbecilli e gli arrivisti, gli avventurieri e i profittatori stanno dappertutto. Hanno capito di più il nostro mondo e su di esso hanno pronunciato le sentenze più profonde e precise, seppure strazianti, letterati non engagé come Kafka, Pirandello, Svevo, Joseph Roth, Walser, Montale, Borges, che diecimila teorici, sociologi, ideologi “impegnati politicamente”. Noi prediligiamo Leopardi, Schopenhauer, Nietzsche, Longanesi, Malaparte, Cioran, Mishima, Montanelli (specie l’ultimo), con la loro visione tremendamente aristocratica, lucida, feroce e solitaria del mondo, così come l’intelligenza illuminista “di Sinistra” di Italo Calvino, Leonardo Sciascia, Bertrand Russell, Norberto Bobbio. Siamo politicamente ambigui? No, semplicemente “pluralisti”, e ve ne accorgerete, leggendo questa rivista nel corso del tempo.

In difesa di ciò che di meglio l’Europa ha prodotto – Confidiamo sui valori della libertà e della democrazia che la cultura europea ci ha tramandato, anziché su un indefinito melting pot che si traduce in pratica per lo più in qualche sciamannata mescolanza musicale rockeggiante. Crediamo, di contro, all’emozione dell’incontro tra popoli, etnie e culture diverse, alla tolleranza e alla convivenza civile tra loro, ma non al disordine, alla prevalenza del peggio – e non del meglio – di tutto ciò che c’è al mondo (ricordate Blade Runner?), né vorremmo che si perdesse ciò che la cultura occidentale ha fatto di bello e buono in duemila anni di storia, senza peraltro accampare a priori pretese superiorità culturali. Il multiculturalismo è una tendenza, forse irreversibile, verso cui va la società globalizzata: tuttavia va tutelato ciò che di più alto ha prodotto la cultura europea nei vari campi filosofici e artistici (Montaigne e Kant, Mozart e Beethoven, Dante e Goethe, Shakespeare e Mann, Michelangelo e Vermeer, Fellini e Bergman), che è stato soprattutto l’espressione finale di un lungo, certo doloroso e contorto, percorso interno. Ugualmente si potrebbe dire per il Taoismo o il Buddismo. E le idee di tolleranza, di progresso, le dichiarazioni dei diritti universali provengono dal mondo occidentale e qui soltanto sono state, anche se parzialmente, applicate dopo l’orrore di Auschwitz…

Un ideale di civiltà e bellezza – Congiungeremo la passione civile all’eleganza della grafica e delle immagini: la bellezza è un antidoto all’imbecillità sociale. Nella testata della rivista c’è la città ideale attribuita a Piero della Francesca o alla sua scuola (recentissimamente si è ipotizzato anche Leon Battista Alberti). Accompagna questo editoriale la prospettiva architettonica attribuita, invece, a Francesco di Giorgio Martini. Ci affascina il civile sogno rinascimentale di una città ideale, così come i visionari architetti vicini a quella terribile utopia che è stata la Rivoluzione francese – Etienne Louis Boullée, Claude Nicholas Ledoux, Jean-Jacques Lequeu – e spesso utilizzeremo, per illustrare il nostro periodico, questo tipo di iconografia. Una posizione elitaria? Forse sì. Ma cosa c’è di male a non essere volgari quando la volgarità trionfa?

Gli obiettivi – Da quanto scritto fin qui, dovrebbe essere facile ricavare le finalità di LucidaMente. Primo: essa s’interesserà costantemente delle problematiche civili, lotterà la sua piccola battaglia affinché l’Italia divenga un paese “normale”, sul piano dei diritti di libertà, ma senza toni urlati e strepiti, grazie al formato snello, all’eleganza grafica e iconografica, alla scelta del buon gusto e della sana pratica della tolleranza: solo gli imbecilli hanno sempre ragione… Secondo: tratteremo e approfondiremo i valori umani, spirituali, culturali, estetici, artistici, che la parte migliore della civiltà europea, a partire dal mondo greco-romano, e attraverso il Rinascimento, l’Illuminismo, il Romanticismo, la Cultura novecentesca della crisi, ha prodotto (senza, naturalmente, dimenticarci delle altre culture, extraeuropee). Terzo: cureremo al massimo la correttezza e la qualità dei contenuti, dello stile, di ciò che pubblicheremo. Quarto: assieme alle Edizioni inEdition, forniremo la possibilità a chi voglia entrare nel mondo dell’editoria, della carta stampata, della critica letteraria, del giornalismo, della pubblicistica, “di far pratica”, o di vedere “pubblicate” le proprie “opere prime”, con l’ausilio dei consigli, del controllo, della revisione della nostra redazione.

Le rubriche di LucidaMente – Sei per ora, ma potrebbero aumentare col tempo, le rubriche della nostra rivista. Nella prima parte, LucidaMente svolge il suo compito di essere rivista di etica civile con l’articolo di apertura di Sotto i riflettori, che intende analizzare, di volta in volta, accuratamente e con spirito critico, un argomento di attualità, legato alla politica, alla cronaca, al costume, alla società. Seconda rubrica, Attacco frontale: una problematica rovente da trattare senza mezzi termini e assumendo anche posizioni scomode. Quindi, La citazione: breve o lunga, antica o recente, da qualsiasi autore e testo (religioso, filosofico, letterario, musicale, storico); per “ripassare” ciò che non va dimenticato. Nella seconda parte, grazie alle seguenti tre rubriche, la nostra rivista si occupa di cultura e bellezza. Innanzi tutto, con Il piacere della cultura: mostre, interviste, film, concerti, convegni. Poi, attraverso Letto per voi: la “nostra” recensione mensile di un libro. Infine, con IneditiOn, giocando col nome della nostra casa editrice, proporremo all’attenzione dei lettori una poesia o un racconto breve inediti, offrendo la possibilità a giovani autori di mettersi in luce, secondo quello che – come si è visto – è uno degli obiettivi dichiarati della rivista. Gli articoli, di mese in mese, con le successive uscite della rivista, saranno sostituiti in home page, ma non spariranno del tutto, venendo posti, ordinati per rubrica, nel numero successivo nei link de Lo scorso numero, poi tra gli Archiviati. Rubrica extra è On Air, che in tempo reale, attraverso un “rullo”, aggiorna su eventi culturali e d’attualità.

Ringraziamenti – Chi scrive come direttore responsabile, con la redazione tutta, intende ringraziare le Edizioni inEdition di Bologna nelle persone di Angelo Picciotto e Matteo Scanavini, per lo sforzo economico prodotto e l’opportunità offertaci, e il webmaster Ernesto Manoni della imprimis, che, con pazienza, competenza e buon gusto, ha realizzato il sito telematico che state leggendo.

E ora, che l’avventura abbia inizio!

L’immagine: prospettiva architettonica (1470), attribuita a Francesco di Giorgio Martini (1439-1502).

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno I, n. 1, febbraio 2006)

Print Friendly