SOTTO I RIFLETTORI|3 marzo 2006 00:00

H5N1: una sigla, un virus e un po’ di psicosi collettiva

L’influenza aviaria è una malattia infettiva causata da un virus appartenente alla famiglia degli Orthomyxoviridae, genere Influenza, che colpisce volatili selvatici (come cigni, oche o anatre, appartenenti all’ordine degli Anseriformi, famiglia Anatidi) e domestici (come polli o tacchini appartenenti all’ordine dei Galliformi, al quale appartengono varie famiglie, tra le quali Fasianidi: es. fagiano, quaglia; Tetraonidi: es. gallo di monte e pernice bianca; Meleagridi: es. tacchino), oltre ad uccelli acquatici e marini. Gli animali infetti eliminano il virus attraverso le feci e le secrezioni respiratorie e oculari. Il virus in questione appartiene al tipo A, che si suddivide in 15 sottotipi H e nove sottotipi N, sulla base degli antigeni di superficie, cioè della proteina H (emoagglutinine) e dell’enzima N (neuraminidasi), presenti sulla membrana esterna del virus. Il ceppo che sta provocando l’influenza aviaria è il “A H5 N1”, molto contagioso e aggressivo.

Pericoli da temere – C’è purtroppo il rischio di una pandemia, in quanto esso è un Rna virus che, ogni qualvolta infetta una cellula, potrebbe essere soggetto a mutazioni spontanee e a riassortimenti genetici con altri virus eventualmente coinfettanti. Si temono mutazioni del virus H5N1 tali da poter causare possibilità di trasmissione da uomo a uomo; in questo caso, infatti, la minaccia paventata si concretizzerebbe. A causa di siffatta variabilità, anche l’allestimento di vaccini potrebbe non essere in grado di contrastare l’agente patogeno considerato. Uno studio effettuato nel mese di ottobre del 2005 sul virus H5N1 in circolazione in Asia suggerisce che la variazione della sequenza di alcuni amminoacidi di superficie del virus permetterebbe il suo aggancio ai recettori delle cellule umane, determinando così un radicale cambiamento antigenico del virus e la sua capacità di trasmettersi da uomo a uomo.

Come si è estesa la patologia dal 1996 – Il primo caso di rilevamento di virus H5N1 risale al 1996, quando in Cina in un allevamento nella provincia di Guangdong viene trovata un’oca d’allevamento infetta. Nel 1997 ad Hong Kong vengono segnalati casi in pollame di fattorie e 18 persone contagiate dagli animali infetti; di queste ultime, sei sono decedute. Nel 2003, ancora ad Hong Kong, vengono divulgati due casi di H5N1 (di cui 1 fatale). Nel dicembre del 2003, in uno zoo tailandese, muoiono due leopardi e due tigri nutrite con carcasse di polli freschi. Da successive analisi, su questi animali si rinviene il virus dell’influenza aviaria. Secondo i dati rilasciati dall’Organizzazione mondiale della Sanità dal 2003 ad oggi, il virus dell’influenza aviaria ha colpito o animali dei tipo precedentemente indicati o persone che vivevano a diretto contatto con gli animali infetti. Le zone colpite erano inizialmente quelle del sud-est asiatico: Hong Kong, Vietnam, Thailandia; la patologia si è estesa poi anche in Cina, Indonesia, Cambogia, Iraq, e di recente si sta estendendo in altre zone asiatiche ed è penetrata anche in Europa. La Fao lancia l’allarme e sottolinea, inoltre, come la conferma della scoperta di H5N1 in un allevamento della Nigeria possa avere conseguenze serie per l’Africa e per l’Europa.

Ora il virus ha raggiunto l’Europa – Malgrado le misure prese per contrastare la patologia, nulla ha potuto impedire ai cigni selvatici di migrare in zone dal clima migliore. Infatti è tramite essi che il virus H5N1, ad alta patogenicità, è giunto in Europa. Nel febbraio del 2006 alcuni cigni selvatici migratori sono pervenuti, a causa del freddo, dalla Russia nel Sud dell’Italia: Sicilia, Calabria, Puglia, portando con sé il virus dell’H5N1. Altri paesi interessati sono: Austria, Bosnia, Bulgaria, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Norvegia, Romania, Paesi Bassi, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Ungheria. In Austria, in particolare, è stato trovato un pollo contaminato in un canile municipale a Graz, dove era stato portato un cigno malato trovato a Mellach, una località vicina. Fino ad allora l’H5N1 era stato riscontrato solo su cigni o su altri tipi di volatili selvatici. In provincia di Perugia è stato isolato il virus H5N1 ad alta patogenicità in un germano reale rinvenuto morto il 13 febbraio scorso. Il 1° marzo le autorità tedesche hanno annunciato l’identificazione del virus dell’influenza aviaria in un gatto domestico, che era stato trovato morto nel fine settimana sull’isola settentrionale di Ruegen, dove le autorità sanitarie tedesche hanno confermato l’infezione da H5N1 in 125 animali (cigni, anatre, oche e uccelli predatori). La Germania ha confermato l’infezione da H5N1 in una seconda specie di mammifero, la faina, probabilmente contaminatasi ingerendo uccelli infetti. Il ministro Storace ha emanato l’11 febbraio un’ordinanza con misure urgenti di protezione, direttamente in vigore, sottolineando l’assenza di rischi per l’uomo e la sicurezza delle carni avicole italiane. L’ordinanza vieta l’accesso alle zone faunistiche in cui sono stati rinvenuti morti i volatili risultati positivi al virus H5N1 ad alta patogenicità e l’obbligo di istituire attorno ai luoghi in cui è confermata la presenza di influenza aviaria: a) una zona di protezione nel raggio di almeno tre chilometri; b) una zona di sorveglianza del raggio di almeno dieci chilometri, compresa la zona di protezione.

Informazioni da sapere… – Il virus può sopravvivere nei tessuti e nelle feci di animali infetti per lunghi periodi, soprattutto a basse temperature (oltre 4 giorni a 22° e più di 30 giorni a 0°). Il congelamento, in particolare quello lento, a 18-20°, non è in grado di distruggere il virus la cui infettività viene conservata.
La saliva, le feci, le secrezioni nasali ed oculari, sono possibile fonte di contaminazione per altri animali vicini, anche se alcuni, come le anatre selvatiche, possono non mostrare segni della malattia. È possibile la trasmissione da animale ad uomo se c’è uno stretto contatto con l’animale infetto e/o con le deiezioni. Di recente, un gruppo di virologi dell’Università del Wisconsin, coordinato da Yoshihiro Kawaoka, ha rilevato che una delle proteine di superficie del virus in oggetto, l’emoagglutinina (indicata con la lettera H), ha caratteristiche diverse rispetto a quelle che possiede nei normali virus influenzali.

…paure da sfatare – Ciò fa sì che difficilmente il virus possa trasmettersi all’uomo, in quanto dovrebbe riuscire ad agganciarsi alle cellule alveolari e non può propagarsi come accade per i virus dell’influenza stagionale, tramite le particelle disperse nell’aria, con tosse e starnuti. Solo un cambiamento di questa emoagglutinina potrebbe segnare la trasformazione dell’H5N1 in un virus capace di legarsi alle cellule umane delle alte vie respiratorie e di diffondersi perciò da uomo a uomo, dando origine ad una pandemia. Per il resto, è perfettamente inutile creare allarmismi ingiustificati a livello alimentare umano: basti pensare che il calore è in grado di inattivare il virus, che viene completamente distrutto durante le procedure di cottura degli alimenti (a 70°), per cui non ci sono rischi nel consumare carne di pollo cotta.

L’immagine: volatile… sanissimo tra i ghiacci.

Dora Anna Rocca

(LucidaMente, anno I, n. 3, aprile 2006)

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