LA CITAZIONE|2 aprile 2006 00:00

Ecce Nietzsche: all’aria aperta!

Dal filosofo tedesco un caldo invito antintellettualistico a godersi l’esistenza

«È sempre stata mia abitudine nuotare, fare il bagno e sguazzare continuamente nell’acqua, in un elemento perfettamente trasparente e splendente. […] Il genio dipende dall’aria asciutta e dal cielo limpido – e quindi da un metabolismo veloce e dalla possibilità di rifornirsi continuamente di grandi quantità d’energia. […] Nei periodi di attività più intensa non si vedono libri intorno a me, lungi da me permettere a qualcuno di parlare o addirittura di pensare vicino a me, e questo significa leggere… […] Il dotto – un décadent. Ho visto con i miei stessi occhi nature dotate, ricche e libere “distrutte dalla lettura” già a trent’anni, ridotte a fiammiferi che devono essere strofinati per creare una scintilla, un pensiero. Al sorgere del giorno, all’aria aperta, all’aurora delle proprie forze, leggere un libro – questo sì è un vizio. […] Non conosco modo migliore del gioco per affrontare grandi compiti, questo è, tra i segni di grandezza, una prerogativa essenziale. Il minimo sforzo, l’espressione cupa, un accenno di asprezza nella voce, sono tutte obiezioni ad un uomo e soprattutto al suo lavoro! […] La predica della purezza è un’istigazione pubblica ad andare contro natura. Disprezzare la vita sessuale, degradarla con il concetto di “sporco” è un crimine contro la vita – è il vero peccato contro lo spirito santo della vita. […] Se anche il più piccolo organo del corpo trascura di provvedere in misura proporzionata alla sua sopravvivenza, alla sua riserva di energia, al suo egoismo, il tutto degenera. […] Abbiamo bisogno di un nuovo strumento per un nuovo scopo, cioè una nuova salute, più forte, più astuta, più tenace, più temeraria, più gaia delle saluti esistite finora. […] La grande salute – una come non solo si possiede ma che si guadagna costantemente e che deve essere guadagnata, perché ci abbandona sempre, deve sempre abbandonarci… […] Che si sia imparato a disprezzare gli istinti primari della vita; che si sia inventata un'”anima”, uno “spirito” per fare del male al corpo, che si sia imparato a sentire la premessa della vita, la sessualità, come qualcosa di impuro, […] la morale della negazione di sé, rivela una volontà di morte, nega fino in fondo la vita».

(da Ecce homo, traduzione di Sarah Colombo, La Spiga, 2002)

Friedrich Nietzsche

Edizione Flammarion di Ecce homo

LA RILETTURA

Nietzsche fa parte di quella schiera di pochi filosofi sui generis, di pensatori asistematici, che, alla lunga, resistono meglio al tempo e maggiormente sono amati e letti dai posteri rispetto agli autori di trattati “onnicomprensivi”, che si sciolgono dopo qualche decennio, come neve al sole, dopo aver dato l’impressione di aver spiegato tutto…
Qualche nome, beninteso, della prima, piccola schiera: Leopardi, Schopenhauer, Cioran, Sgalambro… Ma i brevissimi racconti allucinati di Kafka non sono essi stessi terribili, mistiche considerazioni sui raggiri di Dio e dell’esistenza?
Tutti “filosofi” le cui affermazioni si mescolano con la carne e il sangue: “filosofia col martello” e con le viscere, in grado di produrre splendide, rapide, fulminanti illuminazioni. Aforismi sferzanti, schegge taglienti di verità insondabili, bagliori nelle tenebre abissali dell’ignoto dell’essere e dell’esistere. Visioni anomale, esplosioni pietrificate, rivelazioni accecanti, onde di luce e buio, scorci infinitesimali, mosaici centripetati, incommensurabili pulviscoli, reticoli di corrispondenze, scacchiere maceranti…

Pensieri per l’estate, “che guizzano” come “lucertole divine” – E, visto che siamo in agosto, visto che dopo giorni e giorni, settimane e settimane, mesi e mesi passati in grigie città, in metropoli malate di smog e disumanità, forse stiamo trascorrendo un periodo all’aria aperta, quale migliore citazione di qualche cristallo di Nietzsche? I pensieri citati sono tratti da Ecce Homo del 1888, quasi il testamento spirituale del filosofo prima del suo crollo psicofisico. Egli stesso così definiva questa splendida opera: «L’arte alla base di questo libro non è cosa da poco, è un’arte capace di fermare per un momento cose che guizzano via leggere e silenziose, momenti che definisco lucertole divine». Rileggiamo allora questa esaltazione del corpo, della salute, della sessualità, così umiliati, stravolti, fraintesi, dal nostro mondo, dalla nostra infausta cultura. Assorbiamo questo inno alla salute, alla gioia di vivere, alla natura, al piacere. E non ci si accusi di superomismo – sfruttando il vecchio equivoco dannunziano e/o nazistoide e/o cattolicheggiante -, se non negli stessi termini nietzschiani, secondo i quali va usata «la parola “superuomo” per designare una persona di educazione superiore in opposizione all’uomo “moderno”». Del resto, il termine tedesco Übermensch, tradotto genericamente con l’espressione “superuomo”, significa propriamente “oltre-uomo” e, quindi, sta ad indicare il superamento dell’uomo moderno, condizionato nelle sue scelte esistenziali dal gretto moralismo imperante.

La cultura e l’arte come gioco – Invitiamo dunque i lettori a lasciar perdere – almeno in agosto – l’intellighenzia, i pedanti, i seriosi, i moralisti, per non dire dei bigotti. La cultura, l’arte, il pensiero, sono bellezza e vita. E devono darci vita. Devono divertirci come un gioco, attività la più seria e allegra, la più avvincente e coinvolgente che conosciamo. Non a caso lo stesso filosofo tedesco, in uno dei brani citati all’inizio, afferma che non esiste “modo migliore del gioco per affrontare grandi compiti, questo è, tra i segni di grandezza, una prerogativa essenziale”. Diffidate di chi non gioca mai, di chi non si perde mai in attività futili e un po’ folli, di chi si prende troppo sul serio, di chi lavora sempre… Di chi, come dice Nietzsche, preferisce un libro a una splendida giornata di sole…

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno I, n. 8, agosto 2006)

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