ATTACCO FRONTALE|6 giugno 2011 20:03

Per una ferma e strenua difesa del libero arbitrio

Perché la Chiesa cattolica sbaglia quando vuole imporre le proprie idee

L’esigenza di difendere il libero arbitrio torna più che mai insistente a farsi sentire, quando il Vaticano e la Chiesa cattolica intendono imporre il proprio sigillo di propaganda ecclesiale. Se è vero che ogni uomo è nato libero – come la Chiesa stessa afferma –, si deve dare a costui l’opportunità di fissare il suo comportamento e i suoi atteggiamenti nell’ambito di una sensibilità che può condurlo a compierla la scelta di credere o, viceversa, di non credere.

Quando la Chiesa vuole imporre ad ogni costo le proprie direttive sbaglia, perché allontana i fedeli dalle loro intime convinzioni. La laicità non è una divisa: è un abito mentale, un rendiconto spirituale, una misura delle proprie capacità di giudizio, una caratteristica propria della libertà e una condizione morale della propria coscienza individuale. E, ancora, un bilancio delle proprie azioni, l’affermarsi del proprio “io” – nei confronti di una fede o di un comportamento religioso – che all’uomo spetta di diritto.

L’invadenza della Chiesa nei confronti della società civile non deve comportare usurpazione dei diritti ed esproprio della coscienza di ognuno. Ma tant’è: a volte, soprattutto, in materia giuridica o nelle scuole e nell’insegnamento, la gerarchia ecclesiale pretende di dettar legge, soprattutto quando nella fattispecie si sente espropriata del proprio ruolo formatore delle coscienze e dello sviluppo mentale e cognitivo delle nuove leve. Si arroga, quindi, una critica esasperata ed eccessiva nei confronti di organi e istituzioni che dovrebbero essere lasciati liberi all’interno delle proprie funzioni. Ogni persona ha diritto di promuovere la propria coscienza in modo autonomo e decisionale, senza incorrere nelle ire della Chiesa che vuole invadere quelli che sono i ruoli dello Stato e i diritti civili, sociali e religiosi riconosciuti dalla parte laica.

Gli intellettuali hanno un proprio credo confessionale, un modello libero di intendere e di delineare all’interno di un sistema progettuale di comportamenti e di scelte, possiedono il discernimento, le capacità di credere o meno nei dettami di una “verità” religiosa che a viva forza vuole inculcare i propri principi fideistici. Le due realtà possono convivere senza ostacolarsi a vicenda. Alla Chiesa spetta la sua parte evangelica, la sua predicazione e gli ammonimenti per una vita che sia conforme ai precetti cristiani, allo Stato e ai cittadini spetti l’ordine e la disciplina di lasciare che la Chiesa amministri la parte spirituale, la coscienza di chi crede.

Libera Chiesa in libero Stato, dunque senza invadenze di campo, senza polemiche o critiche che potrebbero acuire il già fragile meccanismo e l’equilibrio di molti Stati nei confronti delle religioni. Perciò, i papi viaggiano per il mondo: per recare il proprio messaggio nei cuori dei cattolici e di altri credenti. La Chiesa non è più quella delle origini o dei secoli passati, deve aggiornarsi, andare al passo coi tempi: non è più tempo di scomuniche, non è più tempo di arroganze e di atteggiamenti drastici nei riguardi di una laicità perfettamente in grado di autogestire la propria autonomia di pensiero e di azione.

L’immagine: Trionfo della Chiesa (tra il 1650 e il 1699, olio su rame, Como, Musei civici), probabilmente di artista fiammingo su modello tratto da Rubens. Da notare che i nemici della Chiesa finiscono straziati senza pietà dalle ruote del pesante carro trionfante.

Ninnj Di Stefano Busà

(LucidaMente, anno VI, n. 66, giugno 2011)

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