IL LABORATORIO, MONDO E GLOBALIZZAZIONE|2 gennaio 2012 23:18

Declino dell’Occidente e globalizzazione

È necessario un nuovo umanesimo, per salvare il mondo e la dignità dell’uomo

Che l’Occidente sia in declino, lo si dice da tempo. Karl Marx ne parla diffusamente riferendosi al prossimo crollo del capitalismo, chiave di volta del sistema occidentale e ormai mondiale. Mai profezia fu più sbagliata. Il famoso declino viene ufficializzato più tardi da Oswald Spengler: il suo famoso Tramonto dell’occidente è un compendio storico sulla falsariga del nostro Giambattista Vico, con l’aggravante di un pessimismo a tavolino.

Ma le cose sono decisamente cambiate con la globalizzazione e con il capitalismo finanziario legato alla finanza vera e propria, non vincolato alla produzione. Il capitalismo industriale ha fatto il suo tempo; come motore principale oggi ha poco senso. Quello finanziario, grazie all’apertura dei mercati mondiali, può fare profitto in maniera molto più articolata, evitando, o contenendo, confronti fisici. Il Novecento ha conosciuto due conflitti mondiali per la supremazia economica determinata dalla produzione, troppa in mercati ristretti. Grazie al successo della finanza, tutto il mondo è Occidente, inteso come sistema dominante: che il sistema occidentale sia il migliore è dimostrato ampiamente dai fatti. Altro discorso è l’anarchia comportamentale del capitalismo finanziario. Questa anarchia, però, è resa possibile dalla lentezza delle reazioni governative, dalla incapacità relativa nel varare regole rispettose dei diritti umani. I governi, tutti i governi di area occidentale, sono in difetto (quando non sono conniventi): tappano solo buchi. L’intraprendenza finanziaria li coglie continuamente di sorpresa.

La globalizzazione reca in prospettiva un certo progresso umano, ovvero se si interverrà politicamente con senso sociale e civile, senza i quali non può che instaurarsi una sorta di nazismo moderno. Le basi formali per il cambiamento ci sono: basti pensare alla redazione della Carta dei diritti dell’uomo del 1948, ossia la ragione nei rapporti fra gli uomini al posto dell’istinto naturale di sopraffazione. Ecco, non sappiamo ancora ragionare umanamente. Insomma, urge un nuovo umanesimo, laico, responsabile, aperto e coraggioso, per salvare questo mondo e la dignità dell’uomo.

Le immagini: fotografia delle serie Memoria di Giovanni Guadagnoli (www.giovanniguadagnoli.it), per gentile concessione dell’artista, e copertina di un’edizione italiana (Guanda) di Tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler.

Dario Lodi

(LucidaMente, anno VII, n. 73, gennaio 2012)

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