Schettino, un vero italiano?

In Italia ci saranno anche le brave persone come De Falco e i tanti marinai e soccorritori che hanno salvato la vita di molte persone nel naufragio. Ma quanta è la gente come il comandante della Costa Concordia?

Li conosciamo bene. Li vediamo in giro. Li incrociamo ogni giorno.

Apparentemente paciosi, bonari, vitali. Certamente faciloni, indisciplinati, irresponsabili. E mai che si sentano in dovere di assumersi delle responsabilità, di ammettere i propri errori. Forti coi deboli, deboli coi forti. Sempre arroganti, ma vigliacchi e piagnucolosi quando si trovano in difficoltà.

Sono gli italiani che non rispettano le file. In eterna ricerca di “favori”. Sono gli italiani che parlano a voce alta, che tengono tv o impianto hifi in macchina al massimo. Sempre pronti a litigare per difendere le proprie prepotenze. Sono gli italiani che intasano i tribunali con milioni di pendenze giudiziarie dovute a liti evitabilissime. Sono gli italiani dai sontuosi matrimoni in Chiesa senza nulla di cristiano. Sono gli italiani sprezzanti verso le donne, predisposti a picchiare gli omosessuali. Sono gli italiani delle escort. Sono gli italiani coi suv pronti a travolgerti o a occupare due posti auto (vedi Lucilio Santoni: Suv contro auto (e pedoni)… Chi vince? o Camper e suv schiaccia bambini), a sfrecciare d’estate con le moto d’acqua o coi motoscafi addosso ai bagnanti. Sono gli italiani che non si fermano a un incidente stradale o rallentano per “gustarsi” il sangue e catturare qualche immagine col cellulare, per poi inserirla su “iutubbe”. Sono gli italiani dell’abusivismo edilizio. Sono gli italiani che non pagano le tasse. Sono gli italiani mafiosi o complici delle mafie. Sono, purtroppo, gli italiani che spesso occupano – grazie a favoritismi, corruzione, prepotenze – posti di primissimo piano e responsabilità.

Ora, c’è un italiano che prima fa l’allegro convitato, forse anche bevendo più del dovuto, poi si avventura in una pericolosa manovra navale per “farsi vedere” dagli isolani del Giglio, poi minimizza un evidente disastro, poi cerca fantasiose attenuanti, poi tenta di sottrarre le prove, poi pensa a salvare solo la propria pelle, poi… Il lettore avrà capito di chi stiamo parlando: del comandante della Costa Concordia Francesco Schettino.

Ma c’è anche Gregorio De Falco, capo della Capitaneria di porto di Livorno, e i tanti marinai e soccorritori, che, mettendo a repentaglio della propria vita, hanno salvato migliaia di persone. È la banalità del bene. È la normalità che rischia di diventare eccezione e, quindi di sorprenderci, come se si trattasse di un miracolo. È Simone Farina, giocatore del Gubbio, che denuncia un tentativo di combine (vedi Non è Farina del diavolo). Suo dovere, ma in Italia è un gesto talmente raro che viene premiato con la convocazione in Nazionale! È l’Italia di chi svolge quotidianamente il proprio lavoro, compie il proprio dovere, nonostante tutto lo sfacelo morale, economico, civile, che ruota attorno. Di chi continua, pervicacemente, a coltivare il proprio giardino, alla maniera del Candido di Voltaire.

Come afferma Repubblica.it, Tutti con De Falco. È l’Italia vera. Sì, gli italiani sono indignati dalla viltà di un comandante. Ma resta forte il dubbio di quale delle due tipologie rappresenti davvero la nostra disgraziatissima Patria. E la povera nave reclinata sul proprio fianco, piegata, vinta dall’incuria umana, sembra davvero una metafora del nostro Paese.

Rino Tripodi

(LM EXTRA n. 27, 16 gennaio 2012, supplemento a LucidaMente, anno VII, n. 73, gennaio 2012)

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5 Comments

  • Per un codardo,irresponsabile e forse anche “sciupafemmine” capitano, ve ne sono migliaia coraggiosi, prudenti e preparati che conducono in sicurezza navi in fiumare del globo sconosciute dalle carte nautiche, provvedendo addirittura ad effetuare essi stessi i rilievi geografici della zona utili per i futuri passaggi di altre navi. E’ questa l’Italia che noi vorremmo vedere.
    Dall’altra parte, non puòassolversi una società armatoriale ed autorità marittime che non potevano ignorare e non censurare, prima del disastro, la prassi spericolata di eseguire passaggi sottocosta (inchini) ad omaggio di cittadine costiere ed amici, ed a rischio di 4 mila vite umane.
    La vicenda evidenzia, allora, anche un cattivo “sistema di comando Italia” in cui è assente la cultura della prevenzione dei sinistri, intervenendo con azioni punitive solo a danno avvenuto.

    • Gentilissimo dott. Delio,
      grazie per il contributo. L’articolo non intendeva generalizzare (tanto meno sui capitani delle navi), ma, appunto, evidenziare la peggiore Italia e il fatto che spesso degli incapaci e incompetenti occupino posizioni importanti. Ha peraltro ragione anche lei, quando afferma che le responsabilità generali sono più ampie che quelle imputabili a Schettino: chi l’ha messo lì? E, come dice lei, non lo sapevano tutti che le navi da crociera costeggiavano troppo da vicino? In Italia, per intervenire occorre sempre la tragedia.

  • …ma qualcuno ha pensato che, prima di denigrare altri, aldilà della pratica dell’inchino certo da bolire, il GPS ed il plotter cartografico, vero o falso che sia, possano avere commesso errori in seguito alla violenta tempesta solare ancora in atto? Non sarebbe ora che questo Paese, solo di fatto esistente nella casta/intellighenzia e nel fisco/vampiro” sappia tutelare se stesso ed i suoi cittadini che invece opprime? I barbari che ci circondano e “arrembano” da che cadde la potenza imperiale di Roma vogliono proprio questo, distruggere ciò che rimane del “giardino d’Europa”! Qui la stampa sembra un beccaio che aspetta “cadaveri” di genti italiane in difficoltà, e mai ha il coraggio d’ignorare la casta/intellighenzia di cui è serva e di cui ci fa diventare servi!
    Ahi serva Italia… Dies irae dies illa… quantus tremor est futurus
    kiriosomega

  • Dopo gli anni ’60, vedo la società europea intera più o meno come Rino Tripodi vede l’Italia adesso -l’egoismo rampante, l’irresponsibilità sociale, l’assenza dell’empatia umana, l’ossessione con la tecnologia, la mercificazione della vita, la mano morte dell conformismo alla mandria, ecc.
    E solamente lo stilo che é nazionale.
    La carriera di Schettino é un prodotto della cultura capitaliste di nostri tempi – specificamente adesso del fallimento a superare il mondo mediatico maschiliste berlusconiano.
    Ma é anche un prodotto della cultura della vita marinaia – maschiliste per secoli. “Every nice girl loves a sailor” (vecchia canzone inglese)- ma quante donne hanno fatto una carriera di successo nella marina?
    L’Italia é al centro dell’industria mondiale di crocieri, ma l’esempio dell Repubblica fallita di Weimar e un avvertimento a tutti che vuole fondare l’industria solamente sull’edonismo. Dalli fini mali vengoni i mezzi e metodi mali. Cosa fanno, per esempio, la Legha Navale, e gli sindicati, in risposta allo sfruttamento nascosto della manodopera straniera a prezzi bassi, che costruisce questi enormi alberghi de luxe galligianti?
    Perdona per i miei errori nell’italiano!