RECENSIONI|19 gennaio 2012 23:33

Quando la morte insegna la vita

Il mondo dell’adolescenza raccontato da Alessandro D’Avenia nel romanzo “Bianca come il latte rossa come il sangue

Il lettore si immedesima nel protagonista – Leo, un sedicenne dei giorni nostri –, attraverso il suo diario-monologo suddiviso in capitoli, ciascuno dei quali narra una diversa giornata di un anno scolastico. Nel corso di tale lasso di tempo il giovane eroe attraversa la divinizzazione del perfetto, l’inquietudine di un sogno infranto e, infine, entra nella propria maturazione.

Questo, in sintesi, il plot dell’esordio letterario di Alessandro D’Avenia (Bianca come il latte rossa come il sangue”, Mondadori, pp. 254, € 19,00). Un omaggio all’adolescenza, illustrata con l’abilità e la sensibilità proprie di chi vive quotidianamente a contatto con i giovani (l’autore esercita il mestiere dell’insegnante). Chi l’adolescenza la sta vivendo si riconosce nel protagonista condividendone frasario, trepidazioni di cuore e di vita, passione per l’iPod; chi ne conserva il ricordo ritrova un esempio delle faticose conquiste di indipendenza e delle smanie di onnipotenza vissute in un tempo più o meno lontano.

Il rosso, per il protagonista, è tutto ciò che è vivo e per cui vale la pena di esistere. Rosso come i capelli di Beatrice, la sua passione. Il bianco è invece il colore dell’assenza, del silenzio; il colore del “non ritorno” che disorienta e impaurisce. E di bianco – come una pagina vuota – si tinge la vita di Leo quando scopre che la ragazza è malata gravemente: rifiuta l’idea di perdere lei e il loro futuro immaginato insieme, pur non conoscendola ancora. Decide così di irrompere nell’esistenza e nelle speranze della sedicenne, oramai oscurate dall’ombra della morte: escogita piani per distrarla dalla malattia divenendo l’unico punto di incontro tra lei e la vita. E quando lui le chiede che cosa recupererebbe delle cose perdute, Beatrice gli regala un’indimenticabile lezione di vita: «Il tempo che ho sprecato […] Con cose inutili… il tempo che non ho usato per gli altri».

In ogni azione compiuta, Leo chiede il supporto di Silvia, presenza costante e silenziosa che lo conforta con il calore dell’affetto: la ragazza è pronta a mettersi in secondo piano pur di non vederlo soffrire, fino a divenire complice di un rapporto che vorrebbe fare proprio. In un momento difficile del proprio percorso adolescenziale, il ragazzo capisce che soltanto Silvia potrà salvarlo: è la sola persona che comprende le sue inquietudini, l’unica che riuscirà a domarle. Determinante è l’intervento di un giovane supplente che insegna filosofia, storia e soprattutto la vita. Bianca come il latte rossa come il sangue è un romanzo di formazione che riscopre i valori autentici, nel quale la bellezza dell’anima vince su quella del corpo. È un racconto che dà fiducia all’odierna adolescenza. È una storia in cui la morte insegna la vita.

L’immagine: la copertina di Bianca come il latte rossa come il sangue.

Emanuela Susmel                           

(LM EXTRA n. 27, 16 gennaio 2012, supplemento a LucidaMente, anno VII, n. 73, gennaio 2012)

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