INTERVISTE, TEMATICHE CIVILI|22 gennaio 2012 01:46

Dal Brasile senza passione…

Intervista a Fernanda, 35 anni, da San Paolo in Italia: domestica, massaggiatrice, pedicure. E sex worker…

Alta intorno al metro e ottanta, né magra, né robusta, di carnagione olivastra, gli occhi castano chiari, i capelli di media lunghezza, ricci e biondi – ma evidentemente tinti –, gambe molto lunghe, vestita con dei normalissimi jeans e un maglioncino. Fernanda ha circa 35 anni e da otto vive in Italia. Nel complesso è bella. E sarà ancora più intrigante ed eccitante quando indosserà per il proprio lavoro dell’intimo sexy.

Sì, perché Fernanda è un’operatrice del sesso – sex worker, secondo la denominazione “politically correct” anglosassone –, anche se un po’ anomala, visto che la prostituzione non è l’unico lavoro che esercita nel nostro Paese. L’abbiamo incontrata a Firenze. Infatti lavora in Toscana, spostandosi tra il capoluogo, Empoli, Prato, a volte Arezzo. Non sta assolutamente in strada, ma solo in camerette, in cui la si raggiunge per cellulare, grazie ad annunci, ma, soprattutto, giri di conoscenze e amicizie. Le abbiamo posto delle domande cui ha cortesemente acconsentito di rispondere.

Dov’è nata?

«In un paesino vicino San Paolo, che, ovviamente, non nomino».

San Paolo e Rio de Janeiro…

«È come in Italia milanesi e napoletani. I paulisti sono lavoratori, industriosi e produttivi, i carioca sono più pigri».

Lei si sente…

«Sono paulista. Lavoro molto, spendo poco, metto da parte».

E come fa?

«Oltre agli incontri con gli uomini, faccio lavori domestici, accudisco anziane, sono brava anche nei massaggi veri e propri (sorride), faccio il pedicure alle mie colleghe, che spesso sono le classiche trans brasiliane, mie amiche, molto attente a ogni particolare del loro corpo. Ma, al contrario di loro, non vado di continuo al ristorante o a feste o a discoteche, invece cerco di risparmiare il più possibile per inviarlo in Brasile. Anche perché, in questi tempi di crisi economica, in Italia va male, e va male anche per noi che vi lavoriamo».

Cosa ha lasciato in Brasile?

«Mia madre, i miei parenti e soprattutto una figlia, che ora frequenta le scuole che voi italiani chiamate “superiori”. È per lei che sono venuta in Italia. Per guadagnare quello che le serve per farle fare una vita normale».

Il padre?

«Non è mai stato con noi. In Brasile è spesso così. E, poi, io non sono fortunata con gli uomini… (si intristisce)».

E gli uomini italiani come sono?

«I clienti sono molto educati, carini. Mai incontrati di brutali o violenti. Anche perché ormai capisco prima».

Nell’ambito del suo lavoro di sex worker cosa le chiedono?

«Di tutto».

La cosa più strana?

«(Ride) Tante cose assurde. Ma non le dico perché magari uno di loro legge quest’intervista e capisce… Sono loro fantasie che con me riescono a realizzare. Magari con le loro mogli fanno sesso normale… o non lo fanno affatto…».

Chi è il suo cliente-tipo?

«A 35 anni, in questo lavoro, si è già considerate vecchie. Gli uomini che vanno a prostitute cercano ragazzine intorno ai vent’anni. Sicché molti miei clienti sono cinquantenni e oltre. Magari sarebbero in difficoltà, si sentirebbero a disagio con una ragazza molto giovane. Io, comunque, preferisco avere un giro di uomini che conosco. Quindi chiedo meno, ma così tornano e, alla fine, si diventa amici. Si è sicuri di non avere sorprese».

Quando dice che chiede meno, cosa intende?

«Cinquanta euro. Senza fretta. Le altre chiedono cento euro e stanno con l’orologio in mano. Ma così il cliente non torna più. Io, invece, ci parlo. Nasce un’intesa, un’amicizia. Chiedo di più se chiedono prestazioni particolari. Ma non faccio cose che mi danno fastidio – ad esempio rapporti anali – o che possano mettere a rischio la mia salute».

Usa quindi sempre il preservativo?

«Sì. Penso a mia figlia, quindi voglio restare sana. E, comunque, non mi andrebbe di restare incinta».

Si è mai innamorata di un cliente?

«No. Però, quando capita, mi lascio andare e faccio davvero l’amore… ho l’orgasmo. A me piace fare l’amore. Non sono “clitoridea”, mi piace farmi penetrare a fondo. Così mi sfogo anch’io qualche volta nella giornata. E mi piacciono gli uomini eleganti, ben vestiti».

Allora perché non cerca un rapporto fisso?

«No, non voglio uomini. Sono sfortunata in amore. E poi soffro. Ho troppo da lavorare ogni giorno, tra una cosa e l’altra. L’unico pensiero è mia figlia».

È vittima di un racket?
«Avendo come amiche le transessuali, sono completamente libera (sarà vero? ndr). Loro non si fanno sfruttare e sono solidali».
A noi sembra molto bella. Come si vede lei?

«Bella io? Sono troppo alta, troppo “grande”. Da adolescente sarei dovuta andare a San Paolo per giocare a pallavolo nelle giovanili di un grande club (il Brasile è fortissimo nel volley, sia maschile, sia femminile; memorabili alcune sfide con la nazionale italiana, ndr). Mia madre non volle perché temeva che nella metropoli avrei fatto una brutta fine… invece, ora… Vede com’è strano il destino? Scherza con noi… Io vorrei essere piccolina, un amorino per un uomo che mi voglia bene. Ma chi vuole che si innamori di una alta come me e “vecchia”?».

È lo stesso motivo per cui vuole apparire bionda?

«Sì, agli uomini piacciono di più le bionde. Vorrei essere una biondina, magra e dalla pelle chiara».

L’economia del Brasile è emergente, la crisi di quella italiana appare senza vie d’uscita… Non pensa che…

«No, per ora non ci torno. Ci sono giorni che non guadagno niente e devo pagare l’affitto, la spesa, ecc. Ma tornerò in patria solo quando sarò sicura che poi non dovrò più riattraversare l’Atlantico, se non per turismo. Mia figlia l’anno scorso è stata un mese in Italia. Le è molto piaciuta».

Allora come immagina il suo futuro?

«Con mia figlia che fa una vita migliore della mia. In Brasile. Io credo in Dio. Gesù ci aiuta. Tutti. Ho la Bibbia sul comodino. Ogni tanto la leggo…».

LucidaMente si è ripetutamente occupata di operatrici del sesso e prostituzione, tra gli altri con:

· Erika Casali, Di notte, in giro coi Fiori di Strada (LM MAGAZINE n. 5, 15 ottobre 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 34, ottobre 2008).

· Erika Casali, Dall’Ecuador all’Ue: la tratta degli umani (LM MAGAZINE n. 6, 21 novembre 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 35, novembre 2008).

· Erika Casali, Onlus bolognesi contro la tratta (LM MAGAZINE n. 7, 15 gennaio 2009, supplemento a LucidaMente, anno IV, n. 37, gennaio 2009).

· Andrea Spartaco, I destini incrociati: “tratte” e prostitute (LM MAGAZINE n. 1, 15 marzo 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 27, marzo 2008).

· Rino Tripodi, Prostitute, clienti: racconti di un mondo quasi “a parte” (LucidaMente, anno III, n. 29, maggio 2008).

· Rino Tripodi, L’altra faccia della prostituzione (LM MAGAZINE n. 3, 15 giugno 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 30, giugno 2008).

· Rino Tripodi, Quelle ragazze coi pupazzi di peluche(LM EXTRA n. 27, 16 gennaio 2012, supplemento a LucidaMente, anno VII, n. 73, gennaio 2012).

· Viviana Viviani, Come e perché si diventa una cam girl (LucidaMente, anno VI, n. 69, settembre 2011).

Viviana Viviani

(LM EXTRA n. 27, 16 gennaio 2012, supplemento a LucidaMente, anno VII, n. 73, gennaio 2012)

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