Mario Tozzi: i rischi per l’isola del Giglio

Le opinioni del noto geologo sul tragico naufragio della Costa Concordia, avvenuto proprio nel luogo ove ha una propria abitazione. Altissimo il pericolo ambientale

In occasione del primo appuntamento della rassegna culturale del Sabato del villaggio tenutosi a Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, Mario Tozzi ha parlato anche del rischio ambientale legato al naufragio della nave Costa crociera presso l’isola del Giglio. Cinquantaduenne, romano, geologo, saggista e divulgatore scientifico, si è laureato in geologia con 110/110 all’Università la Sapienza di Roma. È stato ricercatore al Centro nazionale delle ricerche e si è occupato di trasmissioni televisive a carattere scientifico come Geo & Geo, Che tempo che fa, Gaia. Il pianeta che vive, Terzo pianeta, La Gaia Scienza.

Gli argomenti da lui trattati spaziano dalla natura, con particolare interesse alla geologia, alla storia e le indagini su di essa, all’ecologia, alla scienza e le attività umane correlate. Su La7 ha condotto Allarme Italia, uno speciale per le alluvioni che si sono avute nel corso dello scorso anno in Liguria e in Sicilia. Dal febbraio 2011 tutti i sabati su Radio 2 conduce Tellus: una trasmissione radiofonica dedicata all’ambiente, alla natura e alla divulgazione scientifica. Collabora con propri editoriali su La Stampa, cura alcune rubriche e segue conferenze in tutta Italia. È autore di vari testi scientifici. Ne ricordiamo i più recenti: Nel nome del parco. Un anno sull’arcipelago (2010), Italia segreta. Viaggio nel sottosuolo da Torino a Palermo (2010), Il futuro dell’energia (2011) e Perché i vulcani si svegliano? (2011). Tozzi è stato fino al 5 gennaio di quest’anno presidente dell’Ente Parco nazionale dell’arcipelago toscano e ha casa proprio nell’isola dove si è verificato il terribile naufragio (anche se la sua abitazione è collocata sul lato opposto del luogo dell’incidente).

Ricordiamo che la sera di venerdì 13 gennaio la Costa Concordia parte da Civitavecchia in direzione Savona. Alle 21,45 passa a poche centinaia di metri dall’isola del Giglio, colpendo uno scoglio. All’interno della nave si verifica un blackout, ma i messaggi audio diffusi per i turisti sono tranquillizzanti. In realtà la nave – adagiata su un fianco appoggiata al fondale – presenta sulla fiancata sinistra uno squarcio lungo almeno 70 metri, assume un’inclinazione di oltre 80 gradi dalla parte opposta e imbarca acqua. Viene deciso di cambiare direzione per avvicinarsi alla costa. La Costa Concordia affonda a nord di Giglio Porto, a punta Gabbianara. Sono ormai a tutti note la difficoltosa evacuazione e le gravi responsabilità del comandante Francesco Schettino e non solo (vedi Schettino, un vero italiano?). Le indagini in corso chiariranno meglio la dinamica dell’incidente.

Il geologo Tozzi precisa che questa immane tragedia, oltre ad avere provocato morti, feriti e un certo numero di dispersi, ha già causato danni ambientali: «La nave ha colpito gli scogli, li ha asportati e si è coricata su un sedile di roccia. Ha inoltre danneggiato una prateria di Poseidonia». Ricordiamo che le piante di Poseidonia danno origine a praterie sottomarine ricche di vita animale. Le foglie, infatti, ospitano batteri, alghe incrostanti, idrozoi, briozoi, che sono il cibo di polpi, seppie, gamberi e pesci. Un impatto ambientale dannoso dunque sulla flora e sulla fauna. Continua l’ospite dell’incontro: «Sulla nave vi erano circa 4.000 persone. Questo significa che sulla stessa si trovano detersivi e tonnellate di altre sostanze come oli, liquidi di raffreddamento che non sono carburante ma contribuiscono all’inquinamento. Tonnellate di cibo andranno in putrefazione nelle dispense, nelle celle frigorifere. Duemila tonnellate circa di carburante, un po’ come una petroliera, mettono a repentaglio la salute ambientale marina. Questa nave ha anche oli combustibili pesanti e molti idrocarburi. Pensiamo che un centimetro cubico di idrocarburi è in grado di uccidere il 90% della vita in 1.000 litri di acqua». Sulla possibilità di trovare ancora persone vive in situazioni quali quella della Costa Concordia, Tozzi è molto pessimista, in quanto, a differenza di un terremoto, in cui si possono creare intercapedini di aria se non c’è un sigillo completo delle macerie, nella nave c’è acqua: «Non c’è ormai possibilità di trovare persone ancora vive; questo è il motivo secondo cui a mio avviso si poteva intervenire pure prima per il pompaggio di carburante».

Sebbene Costa Crociere abbia riferito che per evitare un potenziale impatto ambientale si sta avvalendo all’isola del Giglio della competenza della società Smit Salvage, leader mondiale nel settore, e abbia precisato che intorno alla Concordia è già stata realizzata una barriera di contenimento, sono molte le preoccupazioni da parte di esperti e tecnici di settore.

Le immagini: Mario Tozzi durante l’incontro di Lamezia Terme (foto della stessa autrice dell’articolo).

Dora Anna Rocca

(LM EXTRA n. 27, 16 gennaio 2012, supplemento a LucidaMente, anno VII, n. 73, gennaio 2012)

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