ATTACCO FRONTALE|3 dicembre 2006 00:00

Non è solamente odioso “bullismo”

Molti gli episodi di violenza perpetrata da minorenni, purtroppo ormai non episodici, ma quotidiani e non legati ad una specifica realtà sociale o territoriale italiana. E’ perfettamente inutile, in tal caso, operare distinzioni tra ceto operaio, impiegatizio, benestante, o tra Sud, Centro e Nord Italia. Si può affermare con certezza che il fenomeno è ormai diffuso dovunque. Non si tratta solo di bullismo, ma, dietro a questo dilagare di manifestazioni di violenza, si cela un segnale forte di disagio sociale, avvertito da un’intera generazione di giovani.
E’ indispensabile comprendere che diventa di primaria importanza attivare strategie atte a porre rimedio a questo male del nostro tempo, prima che sia troppo tardi.

Culto delle apparenze e anoressia – L’apparire a tutti i costi è una delle esigenze avvertite da una generazione che non viene effettivamente considerata dalla società, infatti in essa non c’è posto per l’emergere della reale personalità giovanile. Ciò provoca disastrose conseguenze. Un esempio fra tanti: la modella brasiliana Ana Carolina Reston, deceduta di recente per anoressia. Molte ragazze aspirano a modelli di bellezza che le spingono ad avere uno stile di vita tale da bruciare la loro giovinezza. La modella brasiliana, come a tutti è noto, è morta qualche settimana fa: pesava solo 40 kg per un’altezza di un metro e settantacinque.

Violenze assurde – Vantarsi delle violenze di gruppo per apparire più in gamba è un altro dei fenomeni ultimamente ricorrenti. Pensiamo al giovane minorenne di Reggio Calabria, la cui spavalda confessione ha portato all’arresto di altri quattro minorenni (tra i quali anche il nostro spavaldo confessore, facente parte del branco), per un caso di abuso su una dodicenne. Prendiamo un altro esempio emblematico del degrado sociale dei nostri tempi: il pestaggio avvenuto al cambio dell’ora in una scuola torinese ai danni di un disabile. “Quel giorno avevamo perso la testa, tutti ridevano mentre fingevo di prenderlo a calci”, così si è espresso il giovane dell’Istituto Steiner di Torino, ripreso con un videotelefonino da una sua compagna di classe mentre malmenava un compagno disabile che se la faceva addosso per la paura. Nessuno ha avuto il coraggio di interrompere la violenza. Altra notizia del 21 novembre: a Como una quarta classe del Liceo Paolo Giovio è stata sospesa per aver girato quattro filmati osceni nei quali gli allievi si abbassano pantaloni e mutande alle spalle dell’insegnante, o camminano per l’aula indossando un body femminile.

Nel ventre putrido della “società dell’immagine” – Come mai l’esigenza di riprendere con i videotelefonini scene di violenza, di comportamento ingiurioso, mentre altri ragazzi rimangono spettatori inermi? Chissà, forse, pensano di vedere un film o una scena di videogioco, confondendo la realtà con la fantasia, talmente sono abituati ad assistere a tanti episodi di violenza da non distinguere più la distanza tra virtuale e reale. La scena ripresa con il videotelefonino può essere poi scaricata su internet, dove i giovani diventano i veri protagonisti delle scene. Questa voglia di “esibirsi” a tutti i costi è un evidente segnale che qualcosa non va. Il fenomeno non è solo di questi anni, ma ora si sta facendo più marcato.

Dalla carnefice Erika alla vittima Desirè – Andiamo un po’ indietro nel tempo: nel 2001 abbiamo avuto il caso di Novi Ligure: Omar ed Erika, due fidanzatini di sedici anni che nel mese di febbraio uccidono a coltellate la madre ed il fratello di Erika. Vera Slepoj, presidente della Federazione italiana psicologia, ha inquadrato così quel delitto: “Non follia ma violenza come soluzione del conflitto”. Il 28 settembre del 2002 un altro violento episodio: il delitto di Leno. Una giovane, Desirè Piovanelli, nel tentativo di reagire ad uno stupro di gruppo da parte di minorenni, viene massacrata.

Con quali strumenti intervenire? – Tanti altri esempi di disagio adolescenziale possono essere citati. Un conflitto generazionale, dunque, confermato da molti altri episodi di violenza. Questa voglia di apparire, di emergere con comportamenti devastanti, direi da delirio collettivo, sono segnali di un profondo degrado sociale. Non è sufficiente esprimere disprezzo e disappunto per questi gesti, bisogna andare a fondo alla questione.

Dora Anna Rocca

(LucidaMente, anno II, n. 13, gennaio 2007)

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