ATTACCO FRONTALE, TEMATICHE CIVILI|25 gennaio 2012 20:56

Quelle ragazze coi pupazzi di peluche

Sono rumene, ucraine, russe, serbe, croate, lituane… Sulle strade, di notte, al freddo. Alcune minorenni, o poco più. Si prostituiscono. Ma restano bambine che sognano

Le vedi per strada. Di notte. Anche in questi giorni di freddo polare. C’è da rabbrividire al solo pensiero. In quelle condizioni, uno di noi “normali” e “perbene” non resisterebbe neanche un quarto d’ora a restare fermo su un marciapiede.

Ecco, una prima considerazione: nessun essere umano dovrebbe passare la notte per strada, al gelido inverno. Anche solo per questo motivo, pietà per i senza tetto, pietà per le prostitute. Alcune sono giovanissime, troppo. Certe sono infagottate, altre sfidano il ghiaccio mostrando qualcosa di scoperto del loro corpo. Ci vengono in mente le immagini di deportati seminudi nei lager nazisti… Altre lavorano in casa, in camerette che la gente “perbene” affitta loro a migliaia di euro al mese. Molte sono giovanissime, belle. Che tipo di umanità può restare insensibile a tale strazio? Che tipo di società può permettere tutto ciò?

Tanto, alla sinistra la questione-prostituzione dà fastidio, perché mostra il mondo qual è e non quale dovrebbe utopisticamente essere nella sua visione “progressista” e/o fanaticamente femminista e matriarcale; inoltre, tocca ambiti di “politicamente corretto” da cui non ci si schioda (cfr., in particolare, sulla nostra rivista, I tanti, troppi pregiudizi dei “progressisti” bigotti; La violenza è solo degli uomini?; Il caro femminismo iattura per tutte/i?). Per il centro cattolico, nella logica teocratica e vaticana del peccato, si tratta solo di un “disordine morale”. Per la destra berlusconiana… tanto “le donne sono tutte puttane”.

Eppure, se in questo caso l’Italia si allineasse almeno un po’ ai Paesi più civili, regolarizzando il fenomeno delle sex workers, riconoscendo la loro professione e facendo pagare le tasse, non ci sarebbero più sfruttatori-trafficanti di corpi e un po’ del debito pubblico nazionale calerebbe. Ma, si sa, nel bene, e soprattutto nel male, lo stivale è un mondo a parte. Vittime, carnefici: che soffrano. Tutti dobbiamo soffrire. Le donne devono abortire nella vergogna, gli uomini consumare squallidi rapporti sessuali in auto o in sporche camerette, le coppie omosessuali che si amano possono essere schernite o peggio, gli immigrati farsi sfruttare, i malati terminali devono recarsi all’estero di nascosto per non urlare più dal dolore… La nazione vigliacca dell’ipocrisia, della persecuzione dei deboli, dell’insensibilità mascherata da pietismo e morale cattolicista.

Lungo i viali di questo Paese feroce e in caduta libera – economica, civile, culturale, persino sportiva –, in questo piccolo territorio inquinato e mafioso, in questa società di pochi ricchi, volgari, in arrogante difesa della loro “roba” sottratta all’erario e alle casse dello Stato, e di molti poveri, straccioni perché senza più dignità, in questa povera terra calpestata da prepotenti suv schiacciapedoni, in questa egoista nazione di vecchi governata da vecchi, in questa povera Patria, migliaia di ragazzine-prostitute. Nelle loro case, piccoli appartamenti lontani dalle camere dove si prostituiscono, cercano di mettere un po’ d’ordine alle loro esistenze, di fingere una “normalità”, di attaccarsi a qualcosa. Ecco foto di famiglia, di fidanzati, di quando si andava a scuola. E qualche segno di un regime comunista che non hanno mai conosciuto, qualche icona ortodossa, qualche crocefisso, la Bibbia. E tanti bambolotti.

Cosa sono questi pupazzi di peluche? Di svariate dimensioni, dalle piccolissime alle enormi. Cagnolini, leoncini, tigrotti, orsacchiotti, delfini, formiconi, ippopotami, cavallucci, pesciolini. Rosa, azzurri, gialli, verdini. A volte si accatastano, a decine, su letti, divani, armadi, poltrone… Doni di clienti, amici, innamorati, o vinti a qualche luna park. Sono rimasugli di infanzie perdute, forse negate, mai vissute, quindi il tentativo del loro recupero? Rappresentano delicatezza d’animo? Un’innocenza che neanche la strada riesce a cancellare? Infantilismo, immaturità psicologica? Voglia di evadere da un mondo violento? Un ulteriore tocco sexy? Un velo di ipocrisia?

Tutto sommato, poco importa. Restano le ragazze, i loro corpi esposti, le loro esistenze, i loro sogni di “normali” matrimoni, di avere una famiglia, dei figli. E i loro bambolotti da abbracciare, come difesa-amuleto nei momenti più duri di un tempo-mondo-mostro feroce e terribile. Sperando che prendano vita e da draghi di peluche si trasformino in angeli vendicatori del Male assoluto.

LucidaMente si è ripetutamente occupata di operatrici del sesso e prostituzione con:

· Erika Casali, Di notte, in giro coi Fiori di Strada (LM MAGAZINE n. 5, 15 ottobre 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 34, ottobre 2008).

· Erika Casali, Dall’Ecuador all’Ue: la tratta degli umani (LM MAGAZINE n. 6, 21 novembre 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 35, novembre 2008).

· Erika Casali, Onlus bolognesi contro la tratta (LM MAGAZINE n. 7, 15 gennaio 2009, supplemento a LucidaMente, anno IV, n. 37, gennaio 2009).

· Rino Tripodi, Prostitute, clienti: racconti di un mondo quasi “a parte” (LucidaMente, anno III, n. 29, maggio 2008).

· Rino Tripodi, L’altra faccia della prostituzione (LM MAGAZINE n. 3, 15 giugno 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 30, giugno 2008).

· Andrea Spartaco, I destini incrociati: “tratte” e prostitute (LM MAGAZINE n. 1, 15 marzo 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 27, marzo 2008).

· Viviana Viviani, Come e perché si diventa una cam girl (LucidaMente, anno VI, n. 69, settembre 2011).

· Viviana Viviani, Dal Brasile senza passione… (LM EXTRA n. 27, 16 gennaio 2012, supplemento a LucidaMente, anno VII, n. 73, gennaio 2012).

Rino Tripodi

(LM EXTRA n. 27, 16 gennaio 2012, supplemento a LucidaMente, anno VII, n. 73, gennaio 2012)

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