RECENSIONI, TEMATICHE CIVILI|26 gennaio 2012 23:15

Una sarcastica analisi del presente, dolorosa ma necessaria

Idolo Hoxhvogli ci parla della “città dell’allegria” in “Introduzione al mondo” (Scepsi & Mattana Editori). Una rappresentazione in chiave satirica dell’odierna società dei consumi

La penna di un giovane autore che fa letteralmente a pezzi la società, addita fili scoperti, smonta convenzioni, denuncia grandi vuoti: culturali, politici, umani. Idolo Hoxhvogli, nel suo ultimo libro Introduzione al mondo. Notizie minime sopra gli spacciatori di felicità (Scepsi & Mattana Editori, pp. 108, € 15,00), scompone, analizza e ricompone i tempi che stiamo vivendo.

Attori e figuranti, siamo tutti frammenti di un mosaico più ampio. E come pezzi di puzzle, i pensieri di Hoxhvogli vorticano e si posano sulle pagine del libro: una scrittura viva, pungente e sintetica che lascia al lettore la responsabilità di legarla al presente. «“Mi servono degli occhiali da vista di marca Coscienza. Permettono una visione impareggiabile delle cose”. “Mi spiace, il Coscienza è fuori produzione dallo scoppio della crisi economica. Se vuole vedere bene, prenda un Corruzione tartarugato, o un Cosca, rendono il massimo nelle situazioni poco chiare e di scarsa visibilità. Inoltre, se ha un bimbo miope, può farlo iniziare col classico Traffichino”».

Nella città dell’allegria si può trovare tutto ciò che si desidera. È la città delle persone “soddisfatte”: uomini e donne a cui altoparlanti disseminati ovunque ricordano il buonumore, urlando, a tutte le ore ininterrottamente, il comando «Allegria!». Il risultato sono esseri umani assuefatti alla quotidianità: quel che esce dagli altoparlanti ormai non è altro che baccano. Questo è un mondo molto semplice, composto da due principali “identità”: il noi e l’altro. Il primo «più vede l’altro e più si sente noi. Più l’altro è fetido e più il noi si identifica in altri noi». Il secondo «vuole diventare come il noi. Spera cioè di riempire la baracca di cianfrusaglie e dire un giorno: “l’altro! Se ti prendo…”».

Tra vere e proprie freddure, che si alternano a piccoli paradigmi in grado di aprire abissi di crudele consapevolezza, il lettore si ritroverà ad annuire e sorridere amaramente. «[I guardoni] sono una setta interna alla politica. Il loro scopo è convincere il noi e l’altro della bontà della loro pratica governativa, nel seno della quale l’unico intendimento è mettere tutti contro tutti. […] Rimangono alcuni sostenitori di pensieri divergenti, ma l’opera di decostruzione della credibilità, operata dai guardoni, continua a filtrare in una società convinta della bianconericità del mondo».

Sembra che nulla si possa salvare, che tutto sia irrimediabilmente contaminato dallo squallore e dalla tristezza. Sembra che il mondo descritto dall’autore sia giunto a un punto di non ritorno, in cui l’accettazione fa parte del sistema. E quando lo sguardo del lettore si alzerà momentaneamente dalle pagine del libro, la sua mente farà rapidamente un doloroso collegamento: “Il mondo descritto dall’autore è pericolosamente simile al mio”. «Lei soffre di eccesso d’anima. Non si preoccupi. Possiamo eliminare i sintomi e bloccare la malattia. […] L’eccesso d’anima conduce a una lenta e progressiva paralisi della vita, il non riuscire a fare nulla. Lei non vuole questo. […] Prende una pastiglia, non sente più nulla. Non sentire più nulla, questa è l’Introduzione al mondo».

Una denuncia certo spietata, quella operata da Hoxhvogli, ma espressa con tatto e una buona dose di ironia. Sono concetti raccontati quasi ridendo, come quando attraverso lo scherzo, infine, si esprime il vero. Il presente che l’autore si vede cucito intorno è tradotto in pillole fulminee quanto profonde, che inducono a riflettere e guardarsi in giro con cosciente sospetto. «La legge in città. […] “L’avverto che sono il primo tra i novecentoquarantacinque maiali a guardia del palazzo. Per raggiungere il sindaco, deve ottenere il beneplacito di ogni singolo porco delle due camere che lo precedono. […] C’è stato un errore. La Legge non è mai entrata in questo palazzo, né mai vi potrà accedere”. […] I porci accolgono una signorina, vuole lavorare in televisione».

E che ne è dei rapporti umani? «In piazza un uomo gioca da solo a conversazione. Recita le due parti necessarie al dialogo. Finge di salutare. “Come sta?”, chiede. Si spoglia e si riveste. Gira la testa e strizza l’occhio. “Bene”, risponde».

L’immagine: la copertina di Introduzione al mondo.

Jessica Ingrami

(LM EXTRA n. 27, 16 gennaio 2012, supplemento a LucidaMente, anno VII, n. 73, gennaio 2012)

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