ATTACCO FRONTALE|17 dicembre 2006 00:00

Democrazia e mass media

“Se Mussolini avesse avuto le televisioni, starebbe ancora qui”, diceva Indro Montanelli. E coglieva perfettamente il nodo potere-mass media. Un qualsivoglia approccio alla tematica in oggetto può presentare diversi ostacoli, qualora non venga accompagnato da una premessa fondamentale: informazione e democrazia costituiscono un binomio inscindibile, scomposto il quale, l’alterazione di uno dei due elementi comporta l’inevitabile alterazione dell’altro.
L’instaurazione di un regime antidemocratico, infatti, non può prescindere dal controllo assoluto dei mezzi d’informazione, sia esso finalizzato all’acquisizione del potere stesso, sia esso funzionale al suo radicamento. Gli esempi sono diversi: si ricordi la conquista del potere del generale Pinochet in Cile, praticamente in diretta, o il ruolo svolto dalla radio nelle rivoluzioni in Africa.
Quando è funzionale al mantenimento del potere costituito, invece, l’informazione viene direttamente assorbita dagli organi preposti alla propaganda del partito.

Tra regime e democrazia – Non sempre però la distinzione democrazia/regime è ben definita: vi sono infatti tipi di democrazia in involuzione, che rischiano di trasformarsi in altre forme di governo meno liberali, servendosi del controllo diretto ed indiretto dei mezzi d’informazione pubblici e privati. Assorbendo l’intero panorama dei mass media, diventa superfluo qualsiasi golpe, qualsiasi epurazione: il regime mediatico emargina dal tubo catodico il personaggio scomodo, lo confina in uffici dai quali è impossibile far emergere il proprio pensiero.

La “corte mediatica” – Una servile corte mediatica può dimostrarsi particolarmente utile in diversi frangenti: può rivelarsi efficace nel mitigare le sconfitte così come nell’incensare le vittorie; può alterare e/o mistificare i dati reali nella totale impotenza ed inconsistenza di fonti rivali (completamente inesistenti in un regime di monopolio); distoglie l’attenzione dagli episodici fallimenti del regime, anestetizzando l’opinione pubblica con argomenti futili; stabilisce priorità politiche, impone modelli di vita, temi, aspettative e bisogni. Allo stesso modo, ovvero servendosi dei media, il potere mediatico provvede a manganellare i propri scomodi avversari: ecco, allora, che improvvisati processi televisivi si preoccupano di annientare il magistrato, il politico o il giornalista “scomodo” di turno, in nome di quella “imparzialità” che sarebbe continuamente minacciata da coloro invece che svelano le reali macchinazioni del regime.

Cittadini immaturi e nodo della realtà – Ma come si forma una corte mediatica, e, soprattutto, a chi si rivolge? L’adesione al regime avviene in diversi modi: assegnando posti di lavoro, carriere, favorendo ascese verticali a ruoli dirigenziali altrimenti improbabili, solleticando e sollecitando le ambizioni velleitarie dei collaborazionisti, minacciando gli indecisi. Il target cui si rivolge è un pubblico che affida la propria informazione quasi esclusivamente al tubo catodico, che si accontenta di notizie “da televideo” svuotate e svilite di ogni contenuto, che non approfondisce, e che, di conseguenza, risulta facilmente influenzabile. A smascherare un regime mediatico, o quantomeno a ridurne la portata, interviene tuttavia la realtà, quella tangibile: assolutamente non mistificabile, è la vita con i suoi problemi quotidiani ad imporre scelte, a cambiare governi, a rovesciare dittature. Militari o mediatiche.

L’immagine: le “nostre antenne quotidiane”.

Pierfranco Piccinni

(LucidaMente, anno II, n. 17, maggio 2007)

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