La guerra Fbi-pirati informatici

Il copyright condanna Megaupload e il suo fondatore. Le proteste del web e la mina vagante Anonymous

Qualche giorno fa l’Fbi, con un’azione fulminea e inaspettata, ha inflitto un colpo mortale all’ammiraglia pirata Megaupload, facendo colare a picco tra l’altro anche l’altrettanto nota Megavideo. Non si sta parlando di un possibile sequel del disneyano I pirati dei Caraibi, come protagonisti non abbiamo né Johnny Depp che interpreta Jack Sparrow, né la famigerata ciurma della Perla Nera. L’azione “antipirateria” ha portato alla chiusura di uno dei più importanti archivi di film e musica presenti nella Rete e al conseguente arresto di Kim Schmitz, hacker fondatore del sito e discusso speculatore finanziario, accusato di pirateria e violazione di copyright.

Un evento così clamoroso non poteva passare inosservato: dalle prese di posizione degli utenti, per lo più condivise mediante facebook e twitter, si è passati alle più radicali minacce, ben presto diventate azioni, di Anonymous – il gruppo di hacker più famoso al mondo. Questo movimento, infatti, in poche ore, ha reso impossibile l’accesso a determinati siti, tra cui quello del Dipartimento di Giustizia americano. Insomma, qualunque sia il mezzo, il fine è uno solo: riavere Megaupload e Megavideo, liberi e fruibili.

Ma qual è il danno provocato dai due siti in questione? Secondo la stima ufficiale, immane. I file caricati sui server di Megaupload avrebbero causato perdite per 500 milioni di dollari agli artisti e ai proprietari dei diritti d’autore – recita il documento ufficiale diffuso dall’accusa – a fronte di un guadagno di circa 150 milioni.

E ora cosa faranno gli aficionados del libero streaming? Basterà aspettare un po’ di tempo: sempre Anonymous ha dichiarato – tramite twitter – che, come l’araba fenice, il sito di hosting rinascerà dalle sue ceneri il 25 gennaio. Un ritorno preannunciato, nel classico stile di anonimia e gratuità, anche se sotto mentite spoglie. (L’anti-)Servizio sarà infatti raggiungibile mediante l’url anonyupload.com e avrà server in Russia, ben lontano da occhi indiscreti e dal chiaro odore di stelle e strisce. Per chi invece non volesse aspettare, ringalluzzite botteghe concorrenti saranno ben liete di aprire le proprie porte ai nuovi clienti. Videozer e videoweed su tutte ringraziano!

Gianvito Piscitiello

(LucidaMente, anno VII, n. 74, febbraio 2012)

Print Friendly

1 Comment

  • Siamo rimasti un po’ indietro.
    Anonymus ha smentito di essere titolare del sito, come scrissero gli autori sul sito stesso.
    Anonymus non ha mai scritto di aver aperto quel sito.
    Se poi citi delle fonti sul web dovresti almeno metter il link alla fonte stessa, altrimenti…