IL LABORATORIO|4 febbraio 2012 00:21

A volte ritornano… ed è un bene

La necessità della riattivazione di un’area laico-socialista sulla scena politica italiana. Il suo contributo positivo alla storia della Prima Repubblica e alla crescita civile e sociale del Paese. Le prospettive per l’immediato futuro

Organizzato da Libera Italia, Associazione nazionale della democrazia laica, liberale e socialista, si è tenuto con successo a Roma, lo scorso 28 gennaio 2012, il seminario Ricostruire la politica, rinnovare la Repubblica: istituzioni, Europa, lavoro, diritti (vedi al riguardo gli articoli di LucidaMente: Napolitano riceve Libera Italia e Seminario di Libera Italia. La giornata di studio ha visto la partecipazione di alcuni tra i più noti studiosi e politologi italiani, tra cui Gennaro Acquaviva, Giorgio Benvenuto, Luigi Covatta, Gianfranco Pasquino, Claudio Petruccioli, Franco Reviglio e Giovanni Sartori. Al termine dei lavori è stato costituito un embrione di Comitato nazionale di Libera Italia. Dell’introduzione del presidente dell’associazione, Massimo Teodori, riportiamo qualche illuminante stralcio sulla storia politica passata e presente del nostro Paese, nonché alcuni auspici per il futuro.

Nella stagione del bipolarismo berlusconiano-antiberlusconiano le forze che hanno rappresentato le culture politiche laiche, liberali e socialiste sono state istituzionalmente annullate nel contesto di un regime da “partitocrazia senza partiti” durato fino al governo di Mario Monti. Non parlo dei partiti – il socialista, il repubblicano, il liberale, il socialdemocratico, ecc. – che pure sono assenti come tali in parlamento, ma di espressioni autonome delle culture politiche riconducibili a queste tradizioni. Si tratta, dunque, dei valori, degli obiettivi, dei programmi e delle sensibilità politiche e culturali che hanno giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo civile e nella modernizzazione economico-sociale dell’Italia repubblicana.

Nessuno dubita che nelle diverse fasi della Repubblica – la Ricostruzione, il Centrismo degasperiano, il migliore Centro-sinistra, quindi gli assetti successivi – i riformatori del mondo laico-liberal-socialista abbiano rappresentato il lievito della buona politica italiana: un lievito che ha saputo anche sollecitare e muovere le migliori tendenze nei grandi partiti, quelli cattolico e comunista. In opposizione alla sinistra marxista, all’ala clericale del centro cattolico e alla destra reazionaria, il mondo laico-liberal-socialista è stato guidato da alcune stelle polari: l’Europa politica-istituzionale, l’Occidente democratico, i Diritti civili e umani, la Riforma sociale basata sull’eguaglianza dei punti di partenza, la Democrazia liberale, la Laicità senza aggettivi, la separazione tra Stato e Chiesa, e la Giustizia non giustizialista. Non a caso la cosiddetta “seconda Repubblica” è stato il periodo più nero degli ultimi sessant’anni. L’assenza istituzionale delle forze ispirate alle culture politiche laico-liberal-socialiste ne è stata una delle cause.

Dopo le elezioni politiche, che presumibilmente si terranno nella primavera 2013, riteniamo che l’azione risanatrice del governo Monti debba trovare una continuazione. Perché, a nostro avviso, l’Italia deve consolidare l’attuale rottura all’insegna della modernizzazione, dell’anticorporativismo, dell’antimmobilismo e dell’Europa politica e istituzionale. Sarebbe una sciagura se ricominciassero a prevalere le tentazioni corporative, nazionalistiche, localistiche, clientelari e partitocratriche che a lungo hanno dominato.

C’è qualcuno che ritiene che l’Italia possa guardare al futuro senza il contributo delle culture politiche riconducibili alla liberaldemocrazia, al socialismo liberale, alla democrazia repubblicana e ad altre analoghe tendenze che hanno fatto dell’Occidente quel che oggi è? A noi pare che la stagione in cui esponenti del mondo laico-socialista hanno agito ponendosi all’interno dei grandi partiti – di sinistra, di destra o del centro – sia definitivamente chiusa, e senza rimpianti. Perciò riteniamo prioritaria la riconquista di una autonoma rappresentanza laico-liberal-socialista nel quadro della ricostruzione politica dei prossimi mesi.

Siamo consapevoli che il concetto di area e di cultura politica laico-liberal-socialista sia suscettibile di molte critiche, ma a noi pare che questi argomenti siano oggi poco politici. Di già Benedetto Croce proclamava che i concetti di giustizia e libertà del Partito d’Azione non erano compatibili. E oggi circolano molte polemiche: c’è chi proclama l’inconciliabilità tra liberali e socialisti, chi richiama la storica avversione tra repubblicani e socialisti, chi sottolinea l’ostilità della matrice laica verso altre provenienze, chi insegue la purezza liberista o quella keynesiana, chi ricorda che queste correnti di pensiero mai sono andate d’accordo nella storia d’Italia.

Tutto ciò è storicamente vero. Ma, nel deserto politico d’oggi, con l’annichilimento delle tendenze liberali, socialiste, democratico-laiche, radicali e repubblicane, è inutile attardarci in queste polemiche, astratte e teoriche, che guardano più alle sfumature del passato che non alle differenze d’oggi tra tale area e le altre famiglie politiche e culturali ben più lontane.

La malattia suicidaria in Italia è stata il conflitto tra affini che ha condannato tali tendenze politiche alla scomparsa dalla scena politica. Non ci siamo resi conto che nella Repubblica le famiglie politiche lontane sono state quelle cattoliche facenti capo alla Dc e quelle comuniste del Pci. E, in seguito, nella cosiddetta “seconda Repubblica”, si è verificato lo stesso processo con i berlusconiani alla destra e gli antiberlusconiani alla sinistra che hanno fatto tabula rasa delle tradizioni laico-socialiste. Con uno sguardo alla riorganizzazione della politica non si può ripetere ancora questa strada autodistruttiva. È l’atteggiamento passivo che ha portato alla scomparsa istituzionale di liberali, repubblicani e socialisti d’ogni tendenza e la loro annessione a destra e a sinistra.

L’ipotesi – o la scommessa – di Libera Italia è difficilissima. Ma, dopo vent’anni di sconfitte e di sterili tentativi di percorrere strade all’interno dei grandi partiti, a destra come a sinistra, abbiamo l’ambizione di tentare di dare corpo all’ipotesi di una piattaforma unitaria laico-socialista. Libera Italia nasce fuori dai partiti di area. Ma non contro: tutt’altro. Siamo consapevoli che i nuclei partitici organizzati, per quanto ridotti, sono essenziali in una prospettiva unitaria dell’area laico-socialista.

Certo, ogni partito tutela i propri interessi: e non potrebbe che essere così. Ma è già un passo avanti che correnti che fino a ieri si guardavano in cagnesco abbiano iniziato un dialogo. Dobbiamo però guardare al di là dei partiti organizzati. Oggi, in Italia, il popolo che in qualche modo si richiama al nobile percorso laico-socialista, interessato a dare risposte alle questioni del momento – la ricostruzione della politica e il rinnovamento della Repubblica –, è ben più vasto dei militanti inquadrati. Non ci resta che mettersi subito al lavoro.

Le immagini: l’incontro di LiberaItalia con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Massimo Teodori e due sue pubblicazioni: Laici. L’imbroglio italiano (Venezia, Marsilio, 2006) e Storia dei laici nell’Italia clericale e comunista (Venezia, Marsilio, 2008).

Massimo Teodori

(LucidaMente, anno VII, n. 74, febbraio 2012)

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