ATTACCO FRONTALE, IL LABORATORIO|15 febbraio 2012 18:12

La corruzione senza fine dei partiti italiani

Dopo Mani pulite poco è cambiato, se non in peggio, tra i politici nostrani, che, anziché il bene comune, continuano a tutelare gli interessi delle lobby e i propri affari

Dall’inchiesta giudiziaria Tangentopoli/Mani pulite, avviata nel febbraio del 1992 dalla Procura di Milano, ci si aspettava una moralizzazione del mondo politico. Grave ingenuità, evidentemente, in quanto i partiti sono riusciti a trovare il modo per agire disinvoltamente alla faccia nostra, ritenendosi autorizzati a rubacchiare impunemente come e più di prima. Non è stata fatta sufficiente chiarezza sui doveri di chi ci rappresenta, a volte nostro malgrado. Il guaio è che quando scoppiò lo scandalo che coinvolse il Partito socialista italiano, Bettino Craxi affermò candidamente che così funzionava l’intero sistema e che lui s’era adeguato, cercando di usare il maltolto meglio dei suoi colleghi.

C’è ancora chi continua a sostenere che Craxi sia stato una specie di eroe o di martire: qualcuno lo ha paragonato addirittura a Giacomo Matteotti (una tesi vergognosa!). In pratica sarebbe stato “segato” dagli attori principali del sistema, gelosi della sua ascesa e lui, per evitare l’ingiusta gogna pubblica, avrebbe scelto di scappare. Il messaggio che è passato è questo: non bisogna disturbare il manovratore mentre guida, anche se va fuori strada. Con l’aggiunta del concetto che, anche se un manovratore va, appunto, fuori strada, ebbene, ciò capita pure agli altri manovratori e, dunque, è proprio inutile alzare la voce. Sarebbe stato certo più onorevole e logico per il segretario socialista affermare: «Mi sono ritrovato in mezzo a un sistema che non credevo così corrotto e, quindi, do le dimissioni seduta stante». La definizione di eroe, e persino quella di martire, si sarebbe capita meglio.

Invece, ritenendo lecito agire disonestamente, s’è come materializzato il diritto, da parte di chi è chiamato a difendere gli interessi di tutti, di tutelare solo i propri, creando uno “stato parallelo” nello Stato. Un saprofita avido, parassitario, con un apparato masticatorio imbattibile, avido e abile nel mantenere questo andazzo utile a sé e ai suoi accoliti (“amici di amici”, più o meno come nella mafia). Anche nell’ultimo quindicennio si è assistito a continue “pastette” dei politici, compiute alla luce del sole, con clamorosi “giri erotici” e di denaro. Nonostante questo, si è avuta la faccia tosta di negare l’evidenza, di coprirsi vicendevolmente, di umiliare la volontà popolare, di saccheggiare e spadroneggiare, di gettare alle ortiche la dignità, anche della nazione tutta. Così si capisce perché questi “signori” non hanno il tempo per governare. Sono costretti a tentare di farlo in televisione, tramite slogan banali e consunti che denunciano il loro disinteresse e comunque la loro incapacità a concepire il senso dello Stato e la benché minima competenza a guidarlo. Sorge il sospetto che una massaia farebbe meglio. Costerebbe, comunque, assai meno.

In questo stesso numero di Lucidamente, cfr. Giuseppe Licandro, Tangentopoli, vent’anni dopo: la politica è cambiata. In peggio.

Dario Lodi

(LM MAGAZINE n. 22, 14 febbraio 2012, supplemento a LucidaMente, anno VII, n. 74, febbraio 2012)

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