LA CITAZIONE|14 agosto 2007 00:00

Un po’ dopo il 2007, ecco “I Meccatronici”

I Meccatronici?
Leviatani. La somiglianza è troppo marcata, per non dire speculare.
Sicuramente le leggende riferite a questi esseri enormi, mostruosi, pinnati e carnivori sono scaturite in qualche modo a causa dei contatti con i Meccatronici in tempi remoti.
Avete presente i vecchi film del ventesimo secolo tipo Aliens, Predator, La Creatura degli Abissi e lo stesso Leviathan (chissà se ci sarà ancora qualcuno che potrà ricordarli)? Tutti parenti prossimi, così vicini all’aspetto reale dei Meccatronici da far pensare che gli ideatori di quelli che un tempo erano considerati film fantastici avessero avuto realmente dei contatti alieni e quindi, la fantasia orripilante che ne decretò il successo, non era altro che un ricopiare spudorato dall’originale.
La mia condizione attuale di Cybertron mi permette di ricordare, senza recriminazioni o atteggiamenti di parte, i fatti avvenuti sia prima che dopo l’arrivo sulla Terra dei Meccatronici e di dare un resoconto non influenzato da esasperate psicologie umane. Un resoconto imparziale… ma per chi? Forse per me, giacché non è rimasto più nessuno ad ascoltarmi, o per non atrofizzare la mia capacità di elaborare pensieri.
Comunque, una volta abituati ad averli sott’occhio, non è che i Meccatronici abbiano poi un aspetto così repellente. Forse però i miei canoni di bellezza hanno subìto col tempo una qualche variazione basilare.
Ma partiamo dall’inizio, l’anno era il 2007, metà estate. Ricordo ancora l’afa che in quel periodo, se la mia capacità di valutare il passare del tempo non si è alterata circa una decina d’anni fa, rendeva l’aria soffocante e, a temperature normali fra i 30 e i 40 gradi centigradi con un grado di umidità minimo del 60%, ad ogni movimento i pori della pelle liberavano litri d’acqua, lasciando i vestiti costantemente appiccicosi.

Giunsero i Meccatronici, sulle loro grandi navi, nell’ordine di chilometri, e scintillanti al sole. Una flotta extraterrestre di migliaia e migliaia di dischi dorati che apparvero tutti insieme offuscando la luminosità dell’astro come in un’eclisse parziale.
Il genere umano non reagì minimamente, per il semplicissimo motivo che non poteva. Era stato bloccato tutto l’apparato energetico mondiale con un campo magnetico a rete disposto attorno al pianeta. E impedendo all’elettricità di lavorare, la Terra rimase alla mercé degli invasori, alla stessa stregua di un pollaio dove entrano un gruppo di faine. E quella fu la fine che fecero gli uomini, la fine dei polli.
Come Cybertron sono collegato al terminale dati della base centrale dei Meccatronici, un ammasso di materia organica che occupa lo spazio di una stanza con assolutamente niente a che fare con la tecnologia terrestre di inizio millennio, che orbita attorno alla Terra sulla più piccola delle uniche tre astronavi rimaste a presidio. La quantità di notizie e dati cui ho potuto accedere è cospicua, e a parte quelle di carattere tecnico e scientifico, per una buona parte ancora fuori dalla mia comprensione, quelle storiche mi hanno dato parecchie risposte sul passato della Terra e dell’umanità (ora passato sul serio), riservandomi molte novità che non hanno mancato di stupirmi. In altre condizioni di acquisizione, cioè se qualcuno me lo avesse detto quando ero ancora solo un uomo, probabilmente non vi avrei mai creduto, ma ora posso semplicemente prendere il tutto come dati di fatto.
Ritornando alla venuta dei Meccatronici, la Terra fu subito nelle loro mani, per usare un eufemismo, dato che quegli arti informi erano color rosso sangue come la carne spellata e viva, variabili in lunghezza e diametro, e parevano tentacoli gommosi con artigli lunghi e affilati come rasoi. Le nostre armi, le poche rimaste utilizzabili, contro di loro sortivano il medesimo effetto di un sasso nell’acqua.
Perché i Meccatronici erano interessati alla Terra?
Risposta semplicissima. Rifornimenti.
Una storia lunga di secoli, secoli e secoli, fin dall’alba dell’apparizione di esseri viventi senzienti nell’universo, che si ripete all’infinito, come regola di sopravvivenza: cibo e materiali.
Ora come ora, lo stato, o meglio il profilo, o meglio ancora l’utilizzo della Terra, può essere paragonato a un grande magazzino-mercato. Oppure, per rendere più chiara l’idea, a una grande stalla cooperativa autosufficiente, con tanto d’allevamenti, selezionatori, prodotti agricoli e d’altro genere per il loro mantenimento e nutrimento.

Ma questa è solamente la parte indotta dal progetto primario, cosa ben più importante, e cioè il recupero di una notevole quantità di materie prime per applicazioni meccatroniche: tanti cervelli intellettualmente capaci e sviluppati per produrre ipersoftware in primo luogo, e poi Cybertroni e Biotroni come prodotti e sottoprodotti affini secondari.
Non che vari di molto il tipo di intelligenza umana da quella meccatronica, la differenza sta in circa un milione di anni di sviluppo anticipato di quest’ultima, ma la sostanza è identica.
Ponendo la questione da un altro punto di vista, diciamo sotto un profilo matematico, cioè impostando un’equazione nel senso Meccatronici stanno agli Umani, come gli Umani stanno alle galline (tanto per non variare troppo con gli esempi), si ha un’indiscutibile logicità nel susseguirsi degli eventi. Considerando che gli umani tiravano il collo alle galline per farne cibo e ne usavano le uova, i Meccatronici hanno potuto benissimo e senza problemi di coscienza, peraltro inesistenti, mangiare carne umana e usarne l’intelligenza per l’ipersoftware.
Non scartare nulla di ciò che può essere usato è una delle loro prime regole, da buona società civile di consumatori, e soprattutto ecologica.
Capiterà di porsi la domanda: perché proprio la Terra e gli uomini?
Non è che la cosa sia successa per antipatia a prima vista, o tirata a sorte come una carta in mezzo al mazzo… no! I Meccatronici, da validi mercanti cosmici quali sono, diventati tali con l’esperienza, hanno una mente logica sopra le spalle (perlomeno, dalla forma sembrano spalle) e hanno agito come ottimi amministratori delle loro gestioni.
Diciamo pure che noi terrestri siamo stati allevati, curati, selezionati, aiutati, finché non siamo stati pronti. Come risulta dal terminale dati, non ci hanno creato, ma ci hanno trovato parecchio tempo fa quando eravamo, per così dire… pulcini.
Ai tempi della nostra preistoria eravamo in pochi, carne buona, selvatica, ma niente intelligenza utilizzabile ovvero troppo poca e di pessima qualità, e un affarista che si rispetti non mangia poche uova oggi quando domani potrà avere a disposizione un’infinità di pollame.
Dopo tempo, sforzi e sacrifici e non pochi interventi da parte dei Meccatronici, nell’estate del 2007 – anno dei faraoni era stato denominato, purtroppo (io odio i faraoni), in ricordo degli antichi Egizi – finalmente gli umani avevano raggiunto le condizioni ideali di sfruttamento, anche perché, se i Meccatronici avessero aspettato ancora un po’, probabilmente non ne sarebbero rimasti molti, data la capacità autodistruttiva umana ormai esasperata.

Carne più delicata anche se meno saporita, ma ancora ottima e assai migliore di quella animale inferiore, che, in mancanza di meglio, rimaneva la più diffusa e facilmente reperibile. La carne umana costa parecchio e non tutti possono permettersela.
Il grado di intelletto aveva raggiunto il livello 7, il massimo dello sviluppo nelle specie umanoidi e quindi l’ideale. Materia ricercatissima e di immenso valore per ottenere i migliori ipersoftware.
L’umanità, nel senso carnale della parola, non esiste più come specie terrestre. Non so dove sia finita, probabilmente in giganteschi freezer spaziali fuori dalla portata di batteri e sostanze degeneranti, conservata dal freddo cosmico molto meglio di un qualsiasi impianto di congelamento. Sopravvive solamente una piccola parte a livello mentale; infatti alcuni cervelli, scelti non so in conformità a quali criteri più o meno scientifici o attitudinali, sono stati collegati a circuiti simbiotici meccanici e biologici.
Come ho già detto, la Terra è come una megafattoria, con le mandrie di animali da allevare e i campi da coltivare. Però ha bisogno di essere gestita e il sistema è di un’efficacia estrema.
La nave-comando orbita attorno alla Terra con le altre due e fa capo ai Cybertroni come me. Noi Cybertroni controlliamo alcune migliaia di Biotroni ciascuno, i quali, a loro volta, curano tutta l’attività manuale dei robotidi semplici.
Gli elementi composti d’intelligenza meccanico-elettronica, quelli che l’uomo stava inizialmente scoprendo nei robot di gamma autodecisionale, stando sempre alle scarse informazioni del terminale dati, si sono rivelati, dopo migliaia d’anni di uso da parte dei Meccatronici, pericolosi. Non viene trasmesso il tipo di pericoli che potevano creare o che hanno creato, ma viene sottolineata la necessità di usare materia prima di genere umano, qualitativamente superiore e affidabile in quanto di tipo emozionale e quindi facilmente controllabile.
In ogni caso, dopo la mia trasformazione in Cybertrone, ho iniziato ad apprezzare il nuovo modo di vivere del pianeta Terra, anche se lentamente e con abitudine. Penso mi abbiano bypassato qualche circuito emozionale in ogni caso.
Tenendo conto delle cattive qualità e capacità dell’essere umano, violento, litigioso, mentalmente instabile, votato alla ricerca di meschine soddisfazioni, sempre contro qualcuno o qualcosa, non rimpiango nulla. Neppure un corpo di carne, come invece hanno i Biotroni (sostanza organica ricavata artificialmente mediante pluriclonazioni a livello molecolare), che per contro, non hanno grande capacità di pensiero autonomo, ma sono stati programmati all’esecuzione di mansioni specifiche.
Posso vedere, sentire, percepire, gustare, toccare, anche da dentro questa struttura elettro-metallica totalmente abiologica, a parte il mio cervello.
Non è però esatto dire che sono “dentro” a quello che in pratica è un grosso e ingombrante involucro, visto che mi dà la sensazione, ogni tanto, di una massa eccessiva per un contenitore. Non è il mio cervello imprigionato in un nuovo e indistruttibile guscio, dotato di sensori sofisticati, come un computer e le sue periferiche. Io, Cybertron, sono tutto l’insieme, la coesione perfetta “oltre” l’uomo-macchina. Sto cominciando a rendermene conto.
Sento le parti rispondere al mio comando come se avessi ancora un sistema nervoso, sento l’aria scaldarsi per l’attrito al mio passaggio, volando sopra i campi e sentendone l’odore da grano maturo. Dovrei anche essere praticamente immortale, se si ricorderanno di sostituire i pezzi quando ce ne sarà bisogno.
Solo una cosa non mi piace, ma purtroppo mi ci dovrò abituare, visto che non posso farci nulla.
Come ho già spiegato, ho sempre mal sopportato l’Egitto, in tutte le sue sfaccettature, in special modo le sue antiche costruzioni così assurde, e adesso mi ritrovo, guarda il caso, a essere strutturato come una piramide.

L’immagine: la copertina di NeXT Iterazione 04, bollettino di cultura connettivista.

Marco Milani

(LucidaMente, anno II, n. 8 EXTRA, supplemento al n. 22, 15 ottobre 2007)

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