I maschi alla riscossa: «Le vere vittime siamo noi»!

In rete e nella società si stanno diffondendo siti di orientamento virile, che si contrappongono alle rivendicazioni femministe e riscoprono valori ancestrali

La guerra dei sessi non è finita, forse è appena cominciata. Ed è il momento degli uomini alla riscossa. Compaiono e si affermano in rete numerosi siti maschilisti o, meglio, di “orgoglio maschile”. I più noti e strutturati sono www.maschiselvatici.it e www.uomini3000.it, diversi nella grafica ma molto simili nei contenuti e nel messaggio fondamentale: il femminismo ha fatto solo danni. E le donne sono cattive, molto cattive. Mentre gli uomini, al contrario di ciò che storicamente si vorrebbe dimostrare, sono le vere vittime.

Annientati psicologicamente fin da bambini da madri autoritarie e maestre subdole, educati in una scuola che opprime la naturale vitalità dei maschi, facendoli così risultare erroneamente meno bravi delle femmine. Denigrati, colpevolizzati, femminilizzati, derisi fisicamente e intellettualmente, ritenuti stupratori, guerrafondai, responsabili di tutti i mali del mondo, tenuti a margine dell’educazione dei figli. Stimolati e provocati nella propria libido a scopo manipolatorio, frustrati nel desiderio di paternità o incastrati in paternità non volute. Vittime di falsità mediatiche, quali le differenti retribuzioni tra uomini e donne o le violenze domestiche, che sarebbero in realtà perpetrate da donne su uomini più di quanto si creda. Così come simulata sarebbe la maggior parte degli stupri, a causa di leggi troppo favorevoli alle donne.

Sarebbe facile replicare enumerando tutte le nefandezze compiute dagli uomini nei confronti delle donne nel corso dei secoli e rivendicare l’assoluta necessità storica del femminismo, oltre a un, se non giusto, almeno comprensibile desiderio di rivalsa da parte delle donne, ma proviamo, invece di entrare in polemica, a valutare tali esternazioni maschili come espressioni di un disagio reale.Entrambi i siti appaiono trasversali dal punto di vista religioso e politico, pur con una leggera prevalenza di destra cattolica. Entrambi i gruppi, e i “maschiselvatici” in particolare, dichiarano amore e rispetto incondizionato per la natura. Si definiscono ambientalisti, organizzano escursioni in montagna e inseriscono anche una divertente galleria di protuberanze rocciose falliche. Fin qui tutto bene, anche se è da rilevare la totale assenza di ironia volontaria.

Un tema fondamentale e molto sentito è la paternità. I “maschiselvatici” e gli “uomini3000” vogliono essere partecipi e coinvolti nella vita dei figli. Vogliono avere voce in capitolo fin dalla nascita o addirittura dal concepimento, favorevoli o meno che siano all’aborto, e continuare a essere padri a tutti gli effetti anche in caso di separazione. Anche questa istanza appare legittima. Agli omosessuali è data una cauta solidarietà: sono pur sempre uomini. Purchè però non commettano l’errore di allearsi con le femministe. Sono loro le cattive.Nel complesso i due siti, nonostante gli eccessi di vittimismo maschile, qualche negazione di realtà evidenti e alcuni occasionali scivoloni nel ridicolo (come nei deliranti elogi del fallo come centro creativo dell’universo) propongono temi interessanti, specie in relazione alla paternità. Il campo nel quale il pensiero “selvatico” si rivela invece “debole” è nelle argomentazioni sociologiche, nella ricerca delle cause di tali problemi e nell’assenza o quasi di proposte alternative al ritorno ai ruoli arcaici.

La diversità biologica è posta alla base di tutto, i tratti caratteristici del maschile e del femminile sono ridotti ai soliti dualismi madre accudente/padre normativo, donna conservativa/uomo innovativo, donna statica/uomo dinamico. Senza dare alcun valore positivo alla cultura rispetto alla natura, senza tener conto che a portarci allo stato attuale delle cose è stata proprio quella capacità di evolversi che è altrettanto “naturale” nell’essere umano. E soprattutto senza alcuna considerazione per le peculiarità dell’individuo, che spesso vanno molto oltre l’appartenenza di genere.

In conclusione, questi “nuovi maschi” sono in realtà molto vecchi, quasi preistorici, e pur esternando disagi reali, situazioni nuove ed istanze almeno in parte condivisibili non propongono alcun modello innovativo. Si chiudono, infatti, in un vaneggiamento nostalgico, sotteso persino nei confronti della guerra, che consentiva agli uomini di essere virili eroi.Troppo poco per muovere le coscienze delle donne, anche laddove esse sarebbero disponibili al dialogo. Troppo poco per farsi promotori di una “nuova alleanza” tra maschi e femmine odierni, entrambi soggetti molto complessi e difficilmente incasellabili nei vecchi schemi. Troppo poco anche per entrare in politica; magari con il simbolo del fallo.

Viviana Viviani

(LucidaMente, anno VII, n. 75, marzo 2012)

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31 Comments

  • Che articolo superficiale e denigratorio. Scuola femminista, indubbiamente.
    Ecco un modo soltanto canzonatorio, grottesco e caricaturale per affrontare un tema così delicato e centrale come la Questione Maschile e parlare delle persone che se ne occupano.
    Alla faccia della capacità empatica e di ascolto delle donne.
    Spero che il lettore sia quantomeno incuriosito, e vada a leggersi per conto proprio (così da farsi un’opinione) direttamente i siti linkati.
    Magari leggendosi poi, perché no?, qualche libro di Risé o di Rino Barnart Della Vecchia.
    Quest’ultimo, oltre la non comune qualità letteraria che contraddistingue i suoi scritti, è un autentico gigante del pensiero contemporaneo, misconosciuto e dileggiato come solo i veri grandi pensatori, liberi da condizionamenti ed appartenenze sanno essere.

    • Gentile lettore, approvo in buona parte la sua analisi, ma, nella nostra redazione, ciascuno può esprimere liberamente le proprie idee, persino se non condivise dal direttore. “LucidaMente” è scuola di libertà, tolleranza e spirito volterriano.

      • Gentile signor Tripodi, la ringrazio della cortese puntualizzazione, che mi rincuora.
        Premetto che condivido completamente lo spirito laico, libero e “tollerante” che lei dichiara ispirare questa rivista.
        Mi domando tuttavia se è davvero segno di libertà ed indipendenza pubblicare la miliardesima dose di propaganda femminista, quasi che che non fossero abbastanza quelle propinateci quotidianamente persino dai media che dovrebbero essere più seri ed autorevoli (ad esempio la rubrica “La 27ma Ora” sul Corsera).
        Attribuirò volentieri alla sua rivista la patente di “libertà, indipendenza, coraggio, ecc.” il giorno in cui proprio su questi temi, così delicati e scivolosi, pubblicherete opinioni autenticamente libere, indipendenti e coraggiose. Questo articolo è tutto fuorché ciò.
        Cordialmente.

      • a proposito di gtiuiizsa antimaschile mi e8 venuto in mente una storia che ho letto in un altro forum , ovviamente ho cancellato i nomi . ma quello che ho subito io e8 qualcosa di surreale che mai e poi mai mi sarei aspettato da parte di altri esseri umani! Il mondo va alla deriva, il quoziente intellettivo si va sempre piu’ ad appiattire giudicate!In questo triste pomeriggio di inizio estate espongo la mia esperienza: 2 mesi fa ho subito una brutalissima aggressione all’interno di un locale di un paese vicino al mio, reo-colpevole di un presunto sguardo di troppo verso una ragazza che stava dentro la comitiva degli aggressori! Era una sera, stavo con un amico all’interno di questo locale e sorseggiando una birra parlavamo di tutto, lavoro, calcio, formula uno, tutto tranne che di ragazze! E come del resto si sa all’interno di un locale con la gente che ti passa sotto gli occhi e8 impossibile buttare gli occhi altrove. Tutto d’un tratto si avvicina questa tipa di fronte al mio tavolo e inizia a dire cose tipo che cazzo ti guardi? Allora perche8 mi guardi? e cose cosec. Poi arriva uno dei tipi che mi dice allora? Perche8 guardi la mia amica? Che cazzo te la guardi? poi mi si avvicina all’orecchio e mi fa mo te la faccio conoscere io non ti preoccupare e poi con una manata mi prende per la testa e me la schiaccia sul tavolo! Faccio resistenza, reagisco, arrivano rinforzi, altri 2 ragazzi del tavolo di fronte e a questo punto sono 3 contro 1; mi insultano, mi dicono frasi del tipo brutto cesso sfigato che cazzo la guardi? non ti devi permettere di guardare ne8 la nostra amica e ne8 ogni altra forma femminile poi uno da dietro mi prende dalla sedia e mi trattiene e gli altri due mi tirano calci e pugni ovunque! Il mio amico corre fuori a chiamare la polizia che arriva sul posto nel giro di 10 minuti! Il tempo loro di conciarmi comunque per le feste e di farmi ancora piu’ brutto e inguardabile di quanto gie0 lo sia ! Risultato finale: fratture multiple, setto nasale, braccio sinistro, sinistro, cassa toracica, lussazioni alla spalla, insomma 30 giorni in ospedale di cui 20 con mezzo corpo ingessato e 6 mesi di convalescenza dalla visita della commissione medica del lavoro! Spero che questi non si sognino di licenziarmi pure, ci mancerebbe solo questa!I 5 dell’ave maria se la son data subito a gambe ma sono stati tutti rintracciati e denunciati per furto (dovendo scappare via non hanno pagato le consumazioni) e lesioni gravissime grazie alle testimonianze del mio amico, dei titolari del locale e di altri presenti! La cosa avre0 per loro un risvolto legale visto che sicuramente verranno processati ma a me dell’aspetto legale e risarcitorio non importa nulla perche8 quello che ho subito e8 una ferita che nel mio animo mai piu’ si cicatrizzere0 e nella mia mente; i lamenti per il dolore fisico, l’ospedale, i flashback dell’aggressione, le loro parole che mi echeggiano nelle mie orecchie, sono ferite che mi porterf2 avanti per tutta la vita! Anche dopo essere completamente guarito!Sono piu’ che certo che il vero motivo dello sguardo di troppo era soltanto un pretesto da parte della fighetta-superiore e i belli-normal di prendersela con qualcuno e passare la serata in un modo diverso!cercate di perdonarmi se non interverrf2 molto ma battere la tastiera con uno solo braccio e8 ancora piu’ faticoso questa storia ,che e8 davvero surreale ,non so come sia finita ,ma la ragaza in questione come ha tentato di risolvere la faccenda ??ovviamente con l’accusa di molestiauno sguardo di troppo adesso e8 molestia ..un applauso anche ai ragazzi che ,per salvarla dall’ orco brutto e cattivo ,hanno trovato di meglio che pestarlo a sangue

  • Sì, l’approccio è canzonatorio, esito forse inevitabile di quel “tra il serio e il faceto” di cui ho letto in homepage. Il faceto prevale, ma forse oggi questo è il solo involucro nel quale verità negate possono iniziare ad emergere.

    Infatti è significativo che proprio l’Otto marzo venga pubblicato un articolo sulle cellule del movimento maschile e ciò a firma di una donna.

    In questo gli psicologi del profondo noterebbero i primi segni di quella che chiamano enantiodromia: il pendolo della psiche collettiva, che, portatasi fino al limite estremo di una dimensione, induce le collettività a riequilibrare le forze, a bilanciare le polarità e lo fa attraverso un voce di fonte antidromica, la meno prevedibile: “Sentite ragazzi, lo sbilanciamento è tale che non solo gli uomini ma anche noi donne, tutti, in famiglia come nella società, abbiamo bisogno di un riequilibrio. Il tempo stringe, datevi una mossa!” Parola di donna.

    Così quegli psicologi leggerebbero l’articolo, il luogo e il momento della sua pubblicazione. Può darsi che abbiano ragione.

    (Per una semplice ma buona indicazione del significato di enantiodromia si può andare qui: http://www.mauroscardovelli.com/FS/Filosofia_e_scienza/Enantiodromia.html

    Oberon

    • Gentilissimo lettore,
      nella presente fase storica (o cosmica?) vi è scarsissima conoscenza delle mitologie ancestrali e degli esoterismi che Jung, Eliade, Evola e molti altri ricercatori di valore hanno studiato e che non meritano certo facili ironie. Purtroppo, oggi, l’allontanamento dalla natura e dalle forze primigenie, la perdita del sacro e del religioso, hanno trascinato con sé non solo le religioni storiche, ma anche molti simboli vitali per l’umanità. Il materialismo e la banalizzazione massmediatica, la stupidità e la superficialità delle ideologie, di cui il femminismo è una faccia, hanno appiattito tutto nell’ambito del capitalismo consumista.

  • Ottima e lucida analisi in questo articolo, che condivido in toto.
    I contenuti di questi siti “maschi” sono pervasi soprattutto da sentimenti nostalgici nonchè anacronistici, di cui si potrebbe davvero fare a meno.
    Il femminismo diede vita ad un processo di riscatto delle donne, che ancora oggi dura, proprio perchè se ne avvertiva la necessità da parte delle donne stesse. Grazie ad esso il gap di carattere sociale/culturale tra uomo e donna si è sicuramente accorciato, bilanciando maggiormente e giustamente i due status di genere. Credo che gli uomini non possano e non debbano tradurre tali progressi in sottrazioni a loro carico e sfavore, perchè è questo che impera e traspare da questi siti sessisti quasi arcaici, oltre che l’antichissima tendenza ad autocelebrarsi nel fisico, e autoattribuirsi una superiorità quasi divina e giusta, non si sa bene conferita quando e da chi.
    Non credo che tali siti siano idonei o possano conferire un tot di arricchimento personale a chi abbia un minimo di equilibrio interiore e buonsenso. Se poi ci si dichiara sfacciatamente sessisti, allora buona lettura!

    • Il cambiamento di status delle donne ha diverse cause. Una è l’inesorabile logica dell’espandersi del cerchio morale, che ha portato anche all’abolizione del dispotismo, della schiavitù, del feudalesimo e della segregazione razziale. L’altra è il femminismo.
      La prima ondata femminista, compresa negli Stati Uniti fra la convenzione di Seneca Falls del 1848 e la ratifica del XIX Emendamento della Costituzione nel 1920, portò le donne al diritto di voto, di sedere in una giuria, di avere beni propri nel matrimonio, di divorziare e di ricevere un’ istruzione.

      Ma checché se ne dica, la causa principale del cambiamento di status delle donne è il progresso tecnologico ed economico – portato avanti in primis dagli uomini -, che ha reso possibile alle coppie condurre una vita sessuale e allevare i figli senza bisogno della spietata ed ovvia (in quel contesto sociale) divisione del lavoro che costringeva la madre a consacrare ogni momento di veglia alla sopravvivenza della prole.

      L’acqua potabile, l’igiene e la medicina moderna hanno diminuito la mortalità infantile e il desiderio di avere un gran numero di figli. Grazie a biberon e latte di mucca pastorizzato, poi a tiralatte e freezer, si può dar da mangiare ai neonati senza che le madri debbano stare al loro servizio ventiquattr’ore su ventiquattro. La produzione di massa ha reso più economico comprare le cose che fabbricarle a mano e impianti idraulici, elettricità ed elettrodomestici hanno alleggerito ancora di più i lavori di casa.

      L’accresciuto valore del cervello rispetto ai muscoli nell’economia, il prolungarsi della vita (che rende possibile sperare di vivere decenni dopo aver allevato i figli) e l’accessibilità di un’ istruzione di lunga durata hanno modificato i valori delle opzioni che si presentano alle donne nel corso dell’esistenza. Non solo. Grazie a contraccezione, amniocentesi, ultrasuoni e tecnologie riproduttive è diventato possibile per le donne rinviare il momento di mettere al mondo dei figli a quando lo ritengono più opportuno.

      In conclusione, faccio notare che ad aver tratto i maggiori benefici dal sopracitato progresso, sono state proprio le appartenenti al sesso femminile.
      Basti dire che nel 1900, in Italia, vi era una differenza di aspettativa di vita media fra i due sessi di neanche sei mesi. Nel 1920 era salita a 2 anni. Oggi, anno 2012, è di oltre cinque anni in favore delle sopracitate.

  • Innanzitutto sono davvero felice che il mio articolo abbia suscitato tanto interesse e dibattito. Ringrazio in particolare Mimma e Sandro per i loro interventi, davvero competenti e ponderati. Riguardo agli altri…beh che dire, a ognuno la sua visione della vita, e questo è anche il principio della nostra rivista. Da agnostica e libera pensatrice ciò che mi sorprende di più del vostro pensiero è invece la tendenza a “sacralizzare” le vostre opinioni. Mi sembra che così come la Chiesa cattolica e la religione in genere vogliono imporre a tutti una morale basata su dogmi, da cui una specifica visione della famiglia e dei ruoli sociali, lo stesso facciate voi, sostituendo semplicemente a Dio la Natura (secondo la vostra concezione), alla Bibbia i miti arcaici, alla Madonna la Grande Madre, ma la sostanza non cambia: pretendete di sapere cosa sia più giusto per il mondo, infischiandovene altamente dell’individuo. Brutte notizie, le donne, come gli uomini, sono individui dotati di libero pensiero, che spesso hanno poco da spartire con i vostri modelli. La natura è un concetto molto più complesso, che comprende la capacità di evolversi. Il vostro vaneggiamento nostalgico di epoche lontanissime e da voi in realtà nemmeno vissute fa in realtà più tenerezza che rabbia, e questo è anche il motivo del taglio ironico e tutto sommato conciliante del mio articolo: se avete aggressivo questo scritto, ci credo che per voi il mondo è crudele! Ora nessuno vi impedisce di sentirvi gli ultimi discendenti degli eroi celtici e di andare in cerca di una compagna ideale, che si riconosca completamente in quel modello femminile accogliente e accudente cui auspicate: ognuno ha diritto alla felicità, purchè reciproca. Non pretendete però di avere la ricetta per tutti, di sapere ciò che è giusto per tutti e soprattutto per tutte. Ci sono donne che non si chiuderebbero mai in un ruolo esclusivamente affettivo e familiare, rinunciando a quello politico, sociale e lavorativo. Ci sono donne che amano il lavoro, la libertà, la cultura. Che vogliono figli o che non ne vogliono, che chiedono all’uomo un ruolo paritario. Questa è realtà, e voi dovrete farci i conti. Nel pratico, se volete essere insegnanti, siate insegnanti, studiate e fate i concorsi, amate il vostro lavoro fregandovene se l’amico supermaschio vi prende in giro perchè guadagna più di voi. Se non volete paternità sgradite, siate chiari con la vostra donna, usate anticoncezionali. Se invece volete essere padri, siate padri, accudite i vostri figli in ogni aspetto, senza preoccuparvi di essere più o meno maschi, perchè l’amore e l’affetto per i figli non conoscono limiti nè ruoli: in questo modo sarà ben più difficile escludervi dalla loro vita, anche qualora lo si volesse. In sintesi : nulla vi è dovuto per il vostro cromosoma Y. Lo so, vi sarebbe piaciuto vivere qualche centinaio di anni fa, quando invece era così. Capita di nascere nell’epoca sbagliata, vi capisco perfettamente: d’altra parte a me sarebbe piaciuto tanto vivere nel futuro, in un’epoca in cui saremo davvero tutti, a prescindere dal sesso e da tante altre discriminanti, liberi individui e pensatori.

  • Una risposta a parte merita Oberon, che pur non prendendo unaposizione esplicita introduce con il suo link temi interessanti. Primo fra tutti “riconoscere per prima cosa i limiti e i torti della parte che intendiamo difendere”. Nesusno nega infatti che anche il femminile ocntemporaneo viva le sue contraddizioni, specie nella visione mediatica. Ma siamo sicuri che un nuovo equilibrio vada cercato in un ritorno al passato, a schemi già abbondantemente superati? Io credo che la strada vada verso la costruzione di nuovi uomini e nuove donne, nuovo padri e nuove madri, nuovi non-padri e nuove non-madri. Perchè, non dimentichiamolo, non si viene al mondo per riprodursi, ma per vivere pienamente se stessi. Vogliamo considerare utti coloro che non si riconoscono nei modelli arcaici come “mezzi uomini” e “mezze donne”? Io credo che l’unica strada stia nel rispetto delle diversità e nella centralità dell’individuo, che è molto più complesso di qualsiasi teorizzazione.

    • Lucidissimo Rino, come sempre. Secondo me la civhae sta nel fatto che uomini e donne non sono né solo materia, né solo cultura, cioè nell’eterno dilemma della separazione inseparabile fra natura e cultura. Se prendiamo per buono questo assunto, allora ciò che le donne hanno sempre chiesto all’uomo sotto il profilo materiale (mantenimento/protezione fisica) è solo una facciata del problema. Rimane l’altra, non facilmente oggettivabile ma pure esistente, dei bisogni psichici femminili rispetto alla controparte maschile. In quanto psicospirituali e quindi non oggettivabili, è difficile individuarli con precisione, non solo da parte maschile ma anche e soprattutto da parte femminile, da cui la sempiterna di esse ambivalenza (lo scagliarsi contro il maschio oppressore e il lamentarsi della scomparsa dei veri maschi, concetto non leggibile sul piano materiale della potenza sessuale). Eppure, il solo fatto dell’esistenza della contraddizione indica che lec, proprio lec, esiste uno snodo non risolto e dunque una breccia nel muro di apparentemente non scalfibile onnipotenza femminile odierna in funzione dell’evoluzione della Sia che Rino ha tratteggiato.Nessuno può sapere come andrà a finire, e8 ovvio. Però quello che possiamo fare noi, iniziando da subito, è PENSARE ED AGIRE DA MASCHI nel senso che noi pensiamo tale secondo le strutture psichiche profonde non cose facilmente modificabili nel tempo. Ma cosa può significare in concreto? 1) Imparare a sentire cosa riteniamo antropologicamente giusto per noi stessi. Niente paura, la struttura psichica profonda maschile non e8 affatto orientata alla distruzione del femminile come il maintream (ridicolo nonché falso ) proclama. In essa c’è anche , eccome e nonostante tutto, la salvaguardia del femminile anche contro il femminile stesso, per il semplice motivo che la coscienza e8 simbolicamente maschile; la coscienza di se8 come esseri che vivono nel cosmo ma non sono il cosmo, è argine e linea del Piave contro i mai sopiti pericoli di regressione della psiche ad epoche uroboriche di partecipation mistique dell’uomo (inteso come umanità) al cosmo stesso, epoche caratterizzate infatti dal matriarcato psichico e dal dominio dell’indistinto e dell’inconscio. E dunque si tratta anche di difesa del femminile, in quanto soggettivite0 autocoscenziale, da se stesso e dalla sua tendenza psichica regressiva (archetipo della Grande Madre, di cui i movimenti new age e di ritorno alla natura in senso panteista sono esempio e dimostrazione).2) Ciò significa anche pensare ed agire in indipendenza dal femminile, senza che ciò significhi non tenerne conto o rinchiudersi in un egoismo autistico, cosa che, ripeto, non corrisponde alla struttura psichica maschile in sé tesa all’universale. Che non sia facile e8 scontato, perché anche i maschi subiscono l’influsso del ritorno dell’archetipo grandematerno sotto le duplici sembianze del macho che disprezza la Vergine (intesa anch’essa come archetipo e non come condizione fisica, ma idolatra la Madre) e fa parte del seguito, come agente psichico e scherano , della Grande Madre da un lato. Dall’altro sotto le sembianze di colui che disprezza il maschile (dunque se stesso) e idolatra il femminile dichiarandosi pronto a cedere ad esso prima ancora che in termini materiali (sociopolitici ed economici), in termini di sottomissione psichica e culturale.Difficile, certo, ma la terza via , per me unica strada di rinascita oltre la SIA comunque intesa e oltre le strutture materiali della societe0 e8 questa.armando

  • Siamo ciò che siamo, siete ciò che siete, lasciateci essere ciò che siamo, visto che voi volete essere libere di essere ciò che siete.
    Ogni società e ideologia che sentiva il bisogno di un uomo nuovo, o di una donna nuova, si sono conclusi nella tragedia. Dirci in continuazione “ciò che dovremmo essere” è una forma di autoritarismo che conferma la tesi di questi gruppi maschili: la donna da tempo, con il femminismo, ha giustamente requisito all’uomo la possibilità di determinare “che cos’è la donna”, ma non ha simmetricamente previsto la stessa libertà per l’uomo, ciò che è uomo, può essere deciso da delle donne?
    Possiamo noi determinare la nostra identità, su quelle che sono le spinte, le richieste, le canzonature, le esigenze, le pressioni delle donne, e in particolar modo delle femministe?
    Risposta chiara e limpida: NO.
    La donna ha degli strumenti di pressione nei confronti dell’uomo, che l’uomo non ha. Essa, in primo luogo, seleziona sessualmente i pretendenti, e quindi l’uomo teme sempre di essere scartato (soltanto l’uomo alpha può permettersi di scegliere). In secondo luogo la donna ha la modernità dalla parte del manico e, dal momento che nell’epoca attuale il tempo viene visto come una linea retta verso il bene (il cosiddetto progresso), ciò che precede è immancabilmente peggiore di ciò che segue. Gli uomini possono essere rintuzzati di essere vecchi, nel momento in cui, alle loro argomentazioni, le donne non abbiano nulla da opporre, se non la loro bella mostra di essere “emancipate e moderne”,a cui viene specularmente contrapposta la natura “vecchia e retriva” del maschile, in particolare di quel maschile che rifiuta le imposizioni femministe.
    Questi gruppi maschili, a dir la verità, hanno un unico difetto: hanno aspettato troppo a manifestarsi.
    Il femminismo è stata un’aggressione a senso unico, non una guerra, perchè una guerra presume due parti contrapposte: ma chi è che ha osato negli ultimi 40 anni contrapporsi alle femministe?
    Eppure ciò era possibile, possibilissimo; sono stati detti i peggiori sproloqui, si è inventato uno sciovismo maschilista, che se fosse realmente esistito avrebbe ucciso il movimento femminista quando era ancora in fasce; si è creata un’ideologia della colpa, per cui le donne uscivano sempre linde, e lavate da ogni macchia, mentre gli uomini sempre colpevoli di ogni male.
    Prendiamo per esempio l’assurdità della ‘”donna oggetto”: una donna sceglie di prostituirsi, o di usare il proprio corpo per fare carriera, ma se lo fa è per colpa degli uomini… Sembra qasi che le donne non abbiano una coscienza e un libero arbitrio, dal momento che non rispondono delle loro decisioni…
    Però il femminismo, al contempo, definisce una simile concezione della donna “maschilista”… Cioè il femminismo è un absurdum logico completo, fatto di contraddizioni continue ed esasperate…
    Però ora che alcuni uomini sembrano fare l’unica cosa logica da fare, ovvero associarsi per difendersi e rimuovere queste contraddizioni, che essi vivono nella “propria carne”, non solo in senso astratto (i cosiddetti padri separati,sono infatti solo la punta di un iceberg) ci si lamenta,perchè essi sono troppo vecchi, perchè alcuni aspetti di alcuni movimenti sono ridicoli (forse che le femministe non lo sono?), perchè insomma LA PRIMA REAZIONE AL FEMMINISMO E’ NAIF, INGENUA, ARTIGIANALE, E’ UN PO’ DILETTANTESCA…
    Ma, care donne, ringraziate che qualcuno, nonostante il bombardamento che abbiamo subito, provi a reagire… Vuol dire che anche voi, in fin dei conti, avete ancora speranza di trovare qualcosa di simile a un uomo.
    E non raccontatevi palle, dicendo che voi volete l’uomo nuovo, perchè a voi, in ultima analisi, “l’uomo nuovo” vi fa schifo, perché, al di là delle locuzioni femministe serpentiformi, non solo noi siamo “vecchi e paleloitici”, ma anche voi, se vi guardate dentro, riscoprirete che quella donna nuova, che credevate di essere, è anch’essa vecchia, fin troppo vecchia…

  • Per poi scendere dai massimi sistemi, parliamoci chiaro. Perchè osteggiamo il femminismo?
    Semplice, perchè il femminismo osteggia noi.
    La parità è una maschera, dietro alla quale si lotta per la sottomissione del maschio.
    Noi abbiamo rinunciato da tempo alla favola di un femminismo buono che si contrappone ad alcune estremiste cattive. Esse sono due volti della stessa cosa:la guerra anti-maschile.
    Per capire che non si tratta di qualcosa di meramente astratto, ma di una “condizione maschile”, che gli
    uomini vivono nella propria carne, io consiglio di dare un’occhiata a queste “antologie”.
    Gli uomini vivono una discriminazione giuridica, ma non possono ribellarsi, proprio perché il versante della discriminazione mass-mediaticamente è occupato unicamente dalle voci femminile.
    http://www.landriscina.it/wiki/doku.php?id=qm:antologia_della_discriminazione_antimaschile
    Scusate se è poco, ma qui il punto della situazione non è il membro maschile nella natura, o l’uomo paleolitico, o moderno, ma la situazione di discriminazione effettiva che gli uomini patiscono, completamente imbavagliati dal femminismo, perchè per noi non è prevista neanche l’idea che potessimo essere vittime di una discriminazione, giacchè noi per definizione, siamo i carnefici.
    Ecco che, grazie a questa copertura ideologica, le peggiori discriminazioni nei confronti degli uomini sono state fatte passare come “lotta al maschilismo”.
    Se siete oneste intellettualmente, dovete ammetterlo; se invece volete continuare su questa strada, continuate, ma non pretendete che noi non organizziamo un seppure maldestro tentativo di difesa.

  • Per Umberto Galimberti il nemico della tecnica è il sacro. Aggiungo io, dell’ideologia della tecnica, non della tecnica.
    Il femminismo, laddove è cooptato dall’ideologia della tecnica, è osteggiato dal “senso del sacro”.
    Il fatto che una cosa sia tecnicamente fattibile non significa che essa debba essere fatta. La morale non può essere espulsa con l’ideologia del modernismo, in cui non si contrappone il morale all’amorale, ma il nuovo al vecchio.
    L’uomo inteso come antropos (maschio e femmina) è un animale simbolico, e il fatto che si possa fare materialmente a meno di qualcosa, non significa che lo si debba fare, perchè la SUA NECESSITA’ A LIVELLO SIMBOLICO, PSICOLOGICO, NON E’ SOSTITUIBILE.
    Teoricamente, oggi il maschio è biologicamente non necessario (ciò viene sbandierato a più non posso); teoricamente basterebbe un donatore di sperma e le donne potrebbero creare dei figli e mantenerli fisicamente in vita, fisicamente…
    questo è uno dei cavalli di battaglia del femminismo misandrico, che sostiene l’inutilità del maschio, e addirittura invita, provocatoriamente, ma neanche tanto, alla riduzione della popolazione maschile a pochi individui, fuchi, mantenuti in vita solo per farsi una sega ogni tanto.
    Ma l’essere umano non è un insetto, e l’ideologia della tecnica non sembra capirlo.
    Per questo, DINNANZI A QUESTA OFFENSIVA QUASI NAZISTA, molti movimenti fanno del sacro il loro caposaldo nella difesa dal femminismo e dal tecnicismo.
    In verità questo senso del sacro non è necessariamente religioso.
    Questo articolo di Rino Dalla Vecchia può farlo capire:
    http://metromaschile.it/altrosenso/2011/05/01/i-bordelli-della-materia/
    La femmina è organica al sistema, ma il sistema presto potrà fare a meno anche della femmina, e il suo motto crudele e sciocco, “siete inutili'”, potrà ritorcersi contro.
    La tecnica può fare a meno dell’uomo? Si chiede Galimberti… Anche della donna, aggiungo io.
    Quando sarà l’ora le donne saranno le prime a difendere il “sacro”. Ma non sarà troppo tardi?

  • Il femminismo è il Bene, chi lo critica o, peggio, lo condanna è un agente del male. Solo una donna può permettersi di obiettare qualcosa (vedi ad es. la Badinter). Nessun uomo è legittimato a farlo.

    Rileggo 3 volte il post della Viviani alla ricerca di osservazioni che debordino dallo schema nel quale si incasellano le controdeduzioni che le/i militanti femministe/i presentano alle critiche (e alle condanne) del femminismo. Mi pare che tutte rientrino nelle caselle usuali. Tra cui:

    1- Proiezione: viene proiettata sui critici l’immagine che il femminismo ha costruito e reso obbligatorio: nella migliore delle ipotesi si tratta di vecchi nostalgici, anacronistici e perciò patetici.
    Vecchi archibugi del patriarcato morente. Nella peggiore, di revanchisti misogini che mirano alla ricostituzione del vecchio ordine, un passato aberrante, sulla cui forma non è lecito dibattere: l’era della schiavitù femminile.

    2- Interiorismo: non ci si occupa delle obiezioni, degli argomenti, ma delle persone. Non di ciò che dicono ma di ciò che sono veramente (e che non vogliono ammettere di essere). Di che uomini dunque si tratta? Di ometti pieni di problemi personali, dalla biografia sospetta,dal rapporto malato con l’altro sesso. Si fa della psico-analisi, si penetra nell’interiorità..

    3-Intenzionalismo: una volta intrufolatisi nella psiche di questi critici, se ne descrivono le vere intenzioni, tutte inconfessabili in quanto, si capisce, molto cattive; in sintesi: ricondurre la donna all’antica schiavitù. In quanto critici del femminismo, non possono averne altra. Così il semplice riferirsi agli antichi miti (come fanno quelli di MS) è prova conclamata della loro intenzione di ricondurre la donna ai fornelli e a sfornare figli (per la Patria?). Non vale la pena ascoltarli.

    Qui non si contrastano le obiezioni, si demolisce il critico sostituendosi a lui nel descrivere ciò che sente, vuole e pensa. E’ cattivo e vuole il male.

    4 – 5 – 6 … (ad altra volta)

    Vi è poi il versante educativo, edificante, dove si insegna agli uomini come devono rapportarsi con le donne e come possano risolvere alcuni dei loro problemini. Ad esempio, nel caso delle paternità non volute, ci devono pensare prima, viceversa si devono assumere le loro responsabilità, pagare le conseguenze dei loro atti. Ciò è molto ragionevole. Senonché, la Viviani, come tutti, dimentica che ciò non vale per le donne, le quali possono pensarci anche dopo (pillole post rapporto, aborto, parto anonimo) Caso smaccato di smascheramento del concetto (e della realtà) della parità femminista: la donna ci può pensare prima e dopo, l’uomo o prima o mai più. Lei decide se e quando diventare madre, lui subisce e tace. Ma allora è vero: pagare le conseguenze dei propri atti è roba da uomini non da donne (proprio quel che sosteneva il patriarcato …brrr! ). Lei può liberarsene. Una “parità” del femminismo teorico ottenuta da quello reale.
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    Si potrebbe restare stupiti dall’ingenuità con la quale qui è stato lanciato questo boomerang. Il fatto è che per decenni dal fronte maschile non si è udita neppure una parola, essendo la censura assoluta (prima del Web). C’è un’assuefazione così radicata all’assenza di obiezioni che non ci si rende conto di regalare ingenuamente al “nemico” armi e munizioni.
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    Come la mettiamo dunque con i diritti riproduttivi maschili? Come mai la parità femminista non li contempla? Perché non se n’è mai sentito parlare, né a Dx né a Sx (e neppure al Centro)?
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    Rino DV

  • Rispondo in breve all’unico concetto significativo che emerge da questo fiume di parole, i diritti riproduttivi e il poter decidere sia prima che dopo. Ci sono uomini che vorrebbero rifiutare paternità non volute e avere paternità non concesse. Al pari ci sono donne che vorrebbero la maternità ma devono subire la decisione dei loro compagni di rimandarla sempre più in là nel tempo, forti del diverso orologio biologico. Ci sono donne che non desiderano figli, mentre i partner danno per scontato che sia dovere di ogni donna avere l’istinto materno. Ci sono donne che vorrebbero avere un partner che porta avanti la gravidanza, il parto e l’allattamento al loro posto, di modo da non rinunciare al lavoro e alla libertà. Ci sono tanti complessi desideri, ma la biologia impone i suoi limiti ad entrambi, uomini e donne, non resta che cercare di convivere con tali limiti con un minimo di intelligenza.

  • Pillole post rapporto, aborto, parto anonimo, infanticidio da depressione post partum. Sono i modi con i quali la donna può scegliere a posteriori rimediando alle leggerezze. Ottima cosa tenere sempre le redini della propria vita. Libertà, autodeterminazione, autocrazia. Diritti riproduttivi femminili: benissimo.
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    Eppure, né UU né DD si sono mai posti il problema dei simmetrici diritti maschili. I maschi subiscono muti (chi parla può finire in tribunale “violenza privata”) le scelte altrui sul tema più importante della vita, sulla sola scelta irreversibile. Ciò è considerato tanto banalmente scontato che suscita stupore sentire che secondo alcuni – pazzi? – le cose dovrebbero andare diversamente.
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    Diritto a te, diritto a me. Tu decidi della tua vita e io della mia. Sembra elementare. E allora dov’è il problema? Qui: nel fatto che i diritti riproduttivi femminili sono fondati sui doveri maschili. Le DD possono permettersi di scegliere solo perché a subirne le conseguenze sono gli UU. Esse non decidono della loro vita, come ipocritamente giurano da 40 anni, ma della propria e di quella altrui. Questo potere arbitrario sulla vita maschile, questo potere di coartare la volontà degli UU è una delle colonne portanti del rapporto “paritario” instaurato dal femminismo.
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    Ci sono dei matti (misogini?) il quali vogliono che tale “parità” abbia termine e che si arrivi ad una clamorosa e intollerabile disparità, questa: l’istituzione dei simmetrici diritti maschili di cui oggi gli UU ignorano persino la possibilità.
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    Chiedete in giro a casaccio: “Lei sa cosa siano o cosa sarebbero i c.d. Diritti riproduttivi maschili?’”
    Nessuno vi risponderà. Nessuno.
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    Rino DV

  • Il misterxy “originale” sono io, benché ormai non usi più quel nick.
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    http://www.riflessioni.it/forum/cultura-e-societa/12022-cose-veramente-il-maschilismo-24.html
    Tratto da: IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

    Come uomini abilissimi liberarono le donne, dimenticando di liberare se stessi

    Abigail, una tipica donna della fine dell’Ottocento, ebbe otto figli. Due volte rischiò di morire di parto. Quando l’ultimo dei suoi figli se ne andò di casa, lei era già morta.
    Cindy, una tipica donna degli Anni Novanta, rimase nubile fino a 25 anni. Dopo il matrimonio, ebbe due figli. Quando l’ultimo se ne andò di casa, le rimaneva ancora da vivere un quarto di secolo.
    Abigail non sentì mai parlare del frigorifero. Cindy poteva tirarne fuori un pasto completo. L’intera giornata di Abigail era occupata dalla spesa e dalla preparazione del cibo per la sua famiglia di dieci persone. Cindy spesso comprava pietanze già pronte, le metteva nel forno a microonde e venti minuti dopo stava già pranzando. (Spesso scherzava: «Io non preparo la cena: me la mangio».) C’erano sere in cui lei e suo marito Jeremy portavano i ragazzi da McDonald’s, o si facevano portare a casa la pizza, oppure Jeremy preparava un bel barbecue o «il piatto preferito di Cindy – su richiesta». Comunque, sia Cindy sia Jeremy dovettero affrontare problemi che non sfiorarono mai Abigail (per esempio, fare l’autista, mantenere i figli all’università).
    Abigail andava a fare la spesa sul carretto o a piedi. Cindy o Jeremy andavano a fare la spesa in macchina, o la ordinavano per telefono. Abigail trovava i negozi aperti dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio, e se dimenticava qualcosa non c’era modo di rimediare. Cindy o Jeremy trovano dei negozi aperti 24 ore su 24.
    Abigail doveva lavare i piatti dopo ogni pasto. Cindy metteva i piatti nella lavastoviglie, e a volte neppure li toccava, perché se ne occupavano Jeremy o il figlio maggiore» Per lavare i panni Abigail doveva pompare l’acqua, accendere il fuoco per scaldarla e poi usare le mani per strofinare gli indumenti. Se pioveva o nevicava, appendeva i panni in tutti gli angoli della casa. Cindy sceglieva il lavaggio adatto e metteva in moto la lavatrice. E spesso non toccava neppure i panni, perché a riempire la lavatrice ci pensavano Jeremy o il figlio maggiore.
    Abigail cuciva con le mani callose in una casa fredda, a lume di candela. Cindy e Jeremy acquistavano dallo stockista abiti perfetti. Abigail impiegava due giorni per cucire una camicia per il figlio. A Cindy o Jeremy bastavano venti minuti per scegliere le camicie per i due figli.
    Su Abigail si riversavano le necessità di otto figli. Cindy aveva due figli le cui necessità si riversavano in parte sulla televisione. E Cindy aveva un’altra cosa ancora: un marito che sapeva come essere amorevole e come mantenere la disciplina.
    Nel 1990 Cindy si poteva ancora permettere di scegliere di fare il pane in casa o cucire una camicia a mano – ma era una scelta e non un obbligo. Capitava di tanto in tanto, non giorno dopo giorno; faceva parte della sua vita adulta ma non costituiva il 100 per cento della sua vita adulta.
    Cindy subiva pressioni che non avevano mai sfiorato Abigail? Sicuramente. Ma le nuove pressioni raramente si aggiungevano: semplicemente sostituivano un antico fardello. Se si aggiungessero, la vita media delle donne non sarebbe aumentata di quasi il 50 per cento dal 1920 ai giorni nostri.
    Ma allora perché la speranza di vita alla nascita era di un anno di meno per gli uomini nel 1920 e di sette anni di meno rispetto alle donne attualmente? Perché le prestazioni degli uomini – inventare, produrre, vendere, distribuire – hanno salvato le donne, mentre nessuno ha salvato gli uomini dalla pressione del dover fare. Da macchina per fare figli, macchina per preparare da mangiare, macchina per le pulizie, lei è diventata una persona che ha tempo per l’amore. Da macchina per prestazioni varie nei pressi di casa lui è diventato una macchina per prestazioni varie lontano da casa. E con meno tempo per l’amore.
    Gli uomini sono riusciti a creare case e giardini più belli per le mogli invece che miniere di carbone e cantieri edili più sicuri per se stessi. Ben pochi hanno rilevato il fatto che solamente degli uomini sono morti a migliaia costruendo attraverso le montagne strade per le automobili e ferrovie per i treni che permettevano al resto della civiltà di essere servito al vagone-ristorante.
    La lontananza del posto di lavoro separava l’uomo dalle persone amate, togliendo alla sua vita significato… e creando ogni giorno piccoli lutti. E se riusciva a fare tutto, diventava una macchina; se falliva, si sentiva umiliato e sminuito. In ogni modo, più aveva attenzioni e riguardi per la donna e più si abbreviava la vita. E alla moglie e ai figli lasciava, perché lo spendessero, quanto aveva guadagnato. Così gli uomini di successo liberarono le donne, ma dimenticarono dì liberare se stessi.
    Nonostante tutto le femministe etichettarono la «tecnologia maschile» – e in particolare «la tecnologia maschile medica» -come uno strumento del patriarcato inteso a opprimere le donne. E il passaggio alla II Fase fu perciò caratterizzato dalla critica rivolta agli uomini per avere distrutto l’ambiente costruendo per esempio una diga, dimenticando di riconoscere agli uomini il merito di aver prodotto elettricità costruendo quella diga, e di chiedere alle donne di assumersi la responsabilità della crescente domanda di elettricità che a sua volta richiedeva la costruzione di altre dighe.
    Quanto alla tecnologia medica maschile, fu probabilmente il fattore che allungò la vita media delle donne. Evitò che le donne morissero di parto e scoprì vaccini per quasi tutte le malattie contagiose (poliomielite, difterite, febbre tifoidea, morbillo, scarlattina, varicella, peste bubbonica, tubercolosi).
    In tempo di guerra, diversi farmaci sperimentali furono spesso testati sugli uomini. Se il farmaco non funzionava, l’uomo moriva. Ma se il farmaco dava buoni risultati, allora veniva usato per salvare sia le donne sia gli uomini. E sempre gli uomini furono usati come cavie per migliorare le procedure d’emergenza, i forni a microonde (inavvertitamente un uomo venne «cotto» durante le prove), e altri ritrovati utili a entrambi i sessi.
    In seguito fu etichettato come sessismo il fatto che i medici studiassero più gli uomini che le donne. Nessuno definì sessismo il fatto che gli uomini più delle donne fossero usati come cavie.
    Secondo le femministe, il patriarcato e la tecnologia maschile cospiravano per limitare la libertà di generare «il diritto di scegliere» da parte delle donne. Per la verità, la tecnologia maschile ha creato «il diritto di scegliere» delle donne: ha permesso il controllo delle nascite. E l’aborto sicuro. La tecnologia maschile per il controllo delle nascite ha contribuito più di qualsiasi altra cosa a ridurre il carico di lavoro delle donne, a rendere il sesso non univoco ma pluridirezionale. Soprattutto, la tecnologia fece sì che il ruolo maschile proteggesse le donne più di quanto il ruolo femminile proteggesse gli uomini. Per ironia della sorte, alcune femministe che tanto si lamentavano della tecnologia maschile sarebbero morte di parto o di aborto se quella tecnologia non ci fosse stata.
    La tecnologia maschile non creò invece per gli uomini l’equivalente diritto alla scelta. Pertanto, ogni volta che un uomo faceva del sesso con una donna che sosteneva di far uso di metodi contraccettivi, a lui non restava che fidarsi. In caso contrario, poteva accadere che si ritrovasse a dover mantenere un figlio fino ai diciotto anni. Se un uomo usava il preservativo ma in seguito la donna affermava di essere comunque rimasta incinta, la donna non sposata della II Fase aveva il diritto sia di informare l’uomo sia di non farlo; di abortire senza consultarlo o di chiedere segretamente che il bimbo venisse adottato; di allevarlo lei e di far pagare al maschio i conti; oppure addirittura di crescerlo da sola per dieci anni senza neppure informarne il padre e poi citarlo in giudizio perché provvedesse al mantenimento, anche per gli anni passati. E tutto ciò è legale.
    Ogni donna sa benissimo che se esistessero soltanto per il maschio mezzi di contraccezione, avrebbe la sensazione di non controllare la situazione, di essere alla mercè dell’altro. Quando «fidati» è detto da un uomo, fa soltanto ridere, ma quando si tratta di una donna, è legge. Il controllo delle nascite ha dato alla donna il diritto di scegliere e all’uomo non resta altro che fidarsi. Al giorno d’oggi, quando un uomo introduce il pene nel corpo di una donna, contemporaneamente mette la sua vita nelle mani di quella donna.
    In breve, la tecnologia maschile e le leggi maschili hanno liberato la donna dalla biologia femminile come destino femminile e creato la biologia femminile come destino maschile.

  • Se le donne avessere avuto da sempre accesso alla stessa istruzione degli uomini sarebbero state ben liete di collaborare con essi a quelle scoperte scientifiche che hanno reso migliore la vita di entrambi i sessi.

    • Forse,c’é stato un tempo in cui alle femmine interessava di più il pane che la scienza. Esattamente motivo per cui, quando di pane ce n’era in abbondanza, e quindi quando le femmine iniziarono ad agitarsi reclamando l’accesso a campi che prima d’ora non avevano suscitato il loro interesse, l’uomo le spalancò le porte, senza nessuna opposizione.
      Cosa che stride con la grande narrazione femminista, che ha la pretesa di analizzare tempi passati con gli occhi del presente, adducendo al sesso maschile strane macchinazioni atte ad osteggiare pure l’avvicinamento delle femmine a certe pratiche, tra gli altri miliardi di vessazioni a cui le sottoposero.
      Se tutto fosse parte di un complotto maschile nei vostri confronti, perché l’uomo per sua natura dite sia un prevaricatore, mi sarei aspettato maggior resistenza al vostro movimento di sovversione.
      e invece è l’esatto contrario, sempre piu cagnolini scodinzolanti, messi nelle condizioni, coi vostri piagnistei sistematici, di sentirsi eternamente in colpa per qualcosa di non ben definito, e quindi obbligati a sdebitarsi ad eternum, si prostrano ai vostri piedi al minimo accenno d’insoddisfazione, pronti ad esaudire i vostri ordini.
      Attente, però, perché il vomitevole femminismo di cui avete abusato, e di cui continuate ad abusare, prima o dopo non sarà più accettabile e risveglierà pure le coscienze di quelli che avete addomesticato coi vostri ricatti morali, perché senza il sesso maschile non sareste in grado di ottenere nulla di quello che avete ottenuto fino ad ora.

  • Credo che ambedue gli approcci, (sia quello di alcuni c.d. gruppi maschilisti, così come descritti, ma io guarderei ai singoli contenuti prima di generalizzare,sia che quello dell’autrice dell’articolo) siano fuorvianti rispetto al problema dell’emancipazione femminile e quindi dell’intera società, legata com’è, in maniera indissolubile, con la posizione della donna in essa. Se non usciamo fuori dallo schema della lotta tra sessi non comprenderemo mai il punto della questione che si trova nella famiglia e quindi nel rapporto dei genitori con i figli.
    Ed è un obiettivo il cui raggiungimento dipende dalla presa di coscienza da parte delle donne del proprio potere, nel loro ruolo di madre, sul destino e sulla realizzazione sessuale ed affettiva dei figli, in particolare delle figlie, che è alla base di una società sana e basata su un rapporto tra i sessi più naturale e felice.

  • Volevo aggiungere, senza fare accuse o polemizzare con nessuno, che se alcuni uomini esprimono un disagio anch’essi rispetto ai rapporti tra i due sessi, sarebbe corretto ascoltare senza usare ironia e generalizzazione, e cercare di capire quanto questo disagio, che arriva spesso alla sofferenza, soprattutto nel rapporto con i figli, abbia fondamento e sia correlato al nostro stesso disagio di donne nell’attuale impostazione del rapporto di coppia e nelle relazioni interne alla famiglia.

    • Gentile lettrice, grazie per questo secondo garbato intervento: sarcasmo, ridicolizzazione, mancanza di ascolto, sono le prime armi degli intolleranti, dai fascisti alle “femministe”. E di chi è rancoroso (dunque ha problemi con la questione trattata). Ascoltiamo(ci) tutti senza pregiudizi e levate di scudi.

  • L’ascolto serio e attento del racconto maschile è davvero difficile. Bisogna riconoscerlo. Il suo esercizio presuppone l’abbandono del dogma fondante, dell’assunto base del canone culturale in cui viviamo, questo: l’uomo è il privilegiato, il dominatore, il potente, la donna è la vittima.
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    Ciò posto, che valore possono avere le parole maschili? Saranno mistificazioni, falsità, depistaggi miranti a difendere il potere residuo o – peggio – a recuperarne la parte perduta. Patetici perché velleitari, nella meno peggiore delle ipotesi. Se le FF sono le sem-terra i MM saranno i latifondisti. Chi li sta ad ascoltare i latifondisti? Chi può non ridere delle loro lacrime?
    .
    Per ascoltarli seriamente è necessario tradire il dogma centrale femminista, debordare dall’opinione universale. Non è facile, ancorchè tutti vogliamo essere e giuriamo di essere fuori dal coro, nemici del conformismo, autocefali.
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    Avvicinare la QM (questione maschile) significa entrare in un continente non immaginato perché inimmaginabile. Si è costretti a figurarcelo in qualche modo ma non lo si può fare che con gli strumenti del racconto avverso, quello femminista. Per questo si vede sempre ciò che non c’è, si attribuiscono ai Risvegliati intenzioni immaginarie (perciò cattive), obiettivi inconfessabili etc. Si equivoca sul senso del generale come del particolare, si scambiano le metafore per concetti, i concetti per articoli di fede.
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    C’è inquietudine. Si vorrebbe dunque prendere le misure al fenomeno, ma mancano bilance, righelli, cronometri. Perciò non c’è lettura, c’è solo attribuzione: proiezione sull’altro delle proprie paure, nelle forme e con le immagini elaborate dal femminismo, presentate e raccontate – in 40 di monopolio verbale -dal “Monologo della Vagina”.
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    Rino DV

  • io vedo solo distruzione.. e distruggendo la famiglia si moltiplicano i consumi e si propaganda uno stile di vita edonistico che favorisce il consumismo e fa girare l’economia da un lato, mentre dall’altro la precarietà relazionale, lavorativa, e il nazifemminismo mantengono bassa la natalità in chiave di controllo demografico.
    Oltre ed immettere sul mercato un esercito di lavoratori di riserva (le donne…) Lavoratori che lavoreranno per stipendi mediamente più bassi ma contemporaneamente avendo meno bisogno degli uomini, alzeranno le loro pretese relazionali costringendo gli uomini a lavorare ancora di più a comprare\produrre consumare\ ancora di più… Per essere “degni di loro” e per poter intucciare il biscotto.
    E Se nel frattempo il tasso di natalità in occidente crollerà, pazienza ci penseranno gli immigrati a sostituirci in futuro, (i prossimi sulla lista dello sfruttamento…)
    Tanto la ristretta cerchia di “elitè”, che se anche tutto questo casino, magari non l’ha proprio pianificato miniziosamente, come minimo se ne avvantaggia, troverà sempre milioni di formiche pronte portare la loro briciolina nel formicaio globale…
    Siamo in 7 miliardi al mondo, con almeno 6 miliardi di disperati che ambiscono a imitare il nostro stile di vita…..La carne fresca non manca.
    Abbiamo capito che si può mentire sia con le verità che con le bugie e con una miscela delle due. Certo, nel mentire, le verità sono insostituibili, ma anche le menzogne più smaccate possono giovare. Una delle fondamentali dice che uomini e femminuccie sono uguali. Da ciò deriva una bella cascata di conseguenze antimaschili davvero ghiotte, da leccarsi i baffi. E le ferite.
    Il diritto di realizzarsi e il dovere di sopravvivere
    Chi negherebbe che anche le femminuccie hanno il diritto di procacciarsi un reddito, di intraprendere una carriera, di realizzarsi nella professione? Peccato che a questo diritto femminile non corrisponda il simmetrico maschile, ma il suo antispeculare: il dovere.
    La grande mistificazione in cui viviamo ci ha resi ciechi di fronte al fatto che una donna che non abbia reddito proprio può avere, ed ha, una vita sociale perfettamente soddisfacente, piena e completa. Tutti i bisogni della scala di Maslow sono soddisfatti: salvo quello apicale. Dalla gioventù alla vecchiaia.
    Le ragazze senza reddito, come fu e come è ancora, hanno i fidanzati che le raccolgono e le riportano a casa, che le conducono alle feste, ai momenti conviviali, agli incontri con gli amici, alle gite, al cinema. Hanno uomini che pagano loro la pizza e qualche cena, che fanno i regali, che si accollano le ferie. Hanno chi le accompagna e riaccompagna in ogni luogo, spesate di tutto. Hanno poi – e si capisce – la vita sessuale che desiderano. Il maschio non ha nulla di questo giacché nella relazione è quello che dà tutto, in cambio del sesso e un po’ di comprensione. Dà …se ha qualcosa da dare.
    Le femmine possono avere, hanno avuto e hanno una vita sociale pienamente soddisfacente pur senza avere alcun reddito. Un ventenne che non ne ha si trova la vita sociale dimezzata, se non preclusa, e la continenza come “opzione”. Rischia la segregazione sociale, la solitudine, la castità, la depressione e il disprezzo degli altri e di se stesso. Lo si insulta e sbeffeggia con l’epiteto di “sfigato”.
    Quel che vale in gioventù vale dopo, giacché nulla muta. Le femmine senza reddito – la grande maggioranza nel passato – hanno avuto la metà (e più della metà) di quel che aveva il marito. Stessa casa, alimentazione, cure, viaggi, relazioni sociali, divertimenti etc. . Qualche vestito e qualche capriccetto in più a compensare il bere e il fumare di lui. Una sola cosa mancava: la realizzazione di sé nella professione, come se gli uomini trovassero la propria nel lavoro. Mentre ci trovano il minimo: il pane, la vita sessuale, le relazioni umane e la socialità di base. Il minimo basale.
    Sulla piramide di Maslow
    Eppure, di fronte al gran numero di disoccupati e al più grande ancora dei precari, noi – obnubilati – mettiamo sullo stesso piano quelle che hanno tutto, salvo la realizzazione di sé, con quelli che non hanno nulla e che sognano il minimo elementare: come un miraggio.
    Mentre le une sono “frustrate” nella ricerca di quel tesoro che sta al vertice della piramide, gli altri sono impediti nell’ottenere il minimo assoluto che ne sta alla base.
    Tuttavia, giacché menzogna dice che sono uguali, vanno trattati nello stesso modo. Quasi. C’è qualche doveroso aiutino per quelle che – per definizione – non possono diventare “sfigate”.
    Sovrana menzogna a fondamento di un’intollerabile ingiustizia, madre maligna di immensi mali individuali e sociali. Presenti e futuri
    E veniamo adesso al femminismo odierno, quello che ha distrutto e continua a distruggere la figura maschile, salvo poi andare a scrivere ovunque: ma dove sono gli uomini di una voltaaaa?
    L’arroganza femminazi si basa su chiari punti, di seguito esposti:
    1)Pregiudizio ideologico: è la colonna portante su cui si fonda buona parte della dottrina femminista.Secondo tale concetto la donna è stata schiavizzata per millenni cioè da sempre dalla tirannia maschile che l’ha costretta a stare a casa e a sfornare figli.La donna è stata vittima sempre e ovunque del dominio maschile di tutti gli uomini ma in particolar modo del mondo europeo.Il racconto del passato e dell’altrove della perenne schiavitù femminile è la Grande Narrazione Femminista.
    2)Invidia : è il sentimento che è alla base della dottrina femminista riguardante tutto il concetto della parità e della discriminazione femminile.La lotta per la parità e contro la discriminazione(per la gran parte) è una lotta sleale perchè oltre a rivendicare dei diritti inesistenti che in realtà sono solo privilegi , non dicono cosa realmente le spinge a denuciare la mai raggiunta parità passata, presente e futura con l’uomo:l’invidia della mente maschile.
    3) Gelosia: è un sentimento fortissimo e potentissimo mai esploso con tanta irruenza e violenza come in questi ultimi 40 anni grazie all’avvento del divorzio che ha fortemente incoraggiato questo sentimento.E’ il vero motivo della grande maggioranza di richieste di separazione delle donne. La donna è gelosa del proprio marito e chiede la separazione perchè vuole la genitorialità assoluta sul proprio figlio, non accetta che il proprio figlio possa dividere l’affettività con un altra persona, vuole l’affettività del figlio solo per se, vuole
    un rapporto esclusivo e unico.E’ la stessa gelosia che negli uomini si manifesta verso altri uomini.
    4)Superbia. La donna liberata, istruita, ha una concezione di sé decisamente sopravvalutata, si sente superiore all’uomo sia intellettivamente che moralmente.Con l’emancipazione culturale si sono enormemente insuperbite,non lo si può negare. Sembrano contradditorie i sentimenti di invidia e superbia ma c’è spazio per entrambi nel femminismo.
    5) Egoismo: come ho già detto nell’intervento precedente il femminismo è il trionfo del rancore e dell’egoismo femminile.Se c’è una linearità nel femminismo è quella di contrastare i bisogni e le pulsioni femminili.Il femminismo esalta l’egoismo femminile perchè mette al centro di tutto la donna e i propri bisogni, tutto il resto ci ruota attorno, uomini compresi.Anche nell’ambito egoistico rientra tutta la questione dell’erotismo e dello smutandamento.Mai come ora siamo nell’era della vanità femminile, ma mai come ora la donna provoca eroticamente e sembra non avere limiti.Non lo fa però per un piacere agli uomini, lo fa solo ed esclusivamente per se stessa.
    Dottrina femminista
    La dottrina femminista agisce su vari fronti ed è composta da vari concetti:
    1) donna origine del bene e dell’innocenza: La prima conseguenza del pregiudizio ideologico è che la donna si considera il Bene e l’innocenza.’ una colonna portante del femminismo che ha imposto questo principio come dogma.
    2) Colpa e Debito maschile: L’uomo è Colpevole.Uno dei pilastri della dottrina femminista è che l’uomo è Colpevole e deve sentirsi tale per sempre.Colpevole di aver schiavizzato la donna da sempre.Non importa se gli uomini di oggi non sono quelli di ieri, si devono sentire comunque colpevoli.Le presunte e inventate colpe dei nostri antenati ricadono sulle presenti e future generazioni, per sempre.La conseguenza della Colpa è che gli uomini di oggi e del futuro hanno un debito, un debito infinito verso le donne per tutto il male che hanno commesso nei secoli passati.Ci tengo a precisare che questa colpa e questo debito inventato dalle femministe e dal femminismo non avrà mai fine.L’unico evento che può tollerare gli uomini agli occhi della Liberata è la conversione maschile al femminismo e la perenne confessione della propria colpa di essere nato uomo e il riconoscimento di fatto della superiorità morale femminile. Questo ha dato vita agli ometti ed i zerbini che vediamo ogni dove, a mendicare un briciolo di solidarietà femminile e una possibile copulata solidale.
    3)vittimismo.In qualsiasi circostanza la liberata si mette al centro di un ingiustizia a suo danno anche quando non ne ha assolutamente nessun tipo di giustificazione come nel caso della della mercificazione del corpo femminile e di altre spudorate affermazioni.
    4)Parità e discriminazione: tutta la teoria sulla parità che mai ci sarà e sulla discriminazione della donna sempre e ovunque , origina dal sentimento dell’invidia.L’invidia della mente maschile è l’origine di questa parte della dottrina femminista e non è spiegabile con altre teorie razionali fatte di numeri e discorsi politici.La parità che non ci sarà mai è la rivendicazione di qualcosa che non ci potrà mai essere.
    5)Violenza sessuale e cultura dello stupro.Nella dottrina femminista l’uomo è intrisicamente malvagio e tiranno.Il rapporto sessuale viene considerato non come un atto naturale, ma come una violenza sul corpo della donna sia esso conseziente o meno.Il coito nel femminismo è la
    manifestazione della tirannia e della innata malvagità maschile. Il rapporto sessuale è tollerato come indispensabile atto per la procreazione ma il pregiudizio per cui il sesso è una violenza è profondamente radicato in molte donne.La concezione di violenza sessuale si è allargata a dismisura fino a poter essere tutto: uno sguardo , una toccata non voluta talvolta anche la sola vicinanza maschile.Ma ancor piu grave è la reazione alla presunta molestia: una rabbia incontenibile e impressionante del tutto inappropriata per il gesto ricevuto.
    Nella cultura dello stupro, lo stupro viene concepito non solo come una costrizione violenta a subire un rapporto sessuale, ma ogni semplice insistenza è di fatto un tentativo di stupro.Essere vittima di stupro può essere deciso anche dopo il rapporto come frutto di un ripensamento. Gli uomini quindi preferiscono guardare altrove e trovano nelle donne straniere non la donna remissiva che pensate, ma le Donne che amano gli uomini ed amano scoparseli senza masturbazioni mentali e col le quali, eventualmente rischiare il matrimonio.
    6)assoluto libero arbitrio femminile:La Liberata fa quello che
    vuole.Nella dinamica del rapporto con l’uomo il femminismo ha imposto che la donna non ha nessun limite se non quello che si pone lei, fa letteralmente quello che vuole: come diretta conseguenza della sua innata Innocenza e Giustizia , la donna può: svestirsi , insultare, sfottere, molestare o usare violenza fisica sull’uomo.Lei può farlo perchè è la Innocente e la Giusta.
    7)Diritti solo femminili e doveri solo maschili: la dottrina femminista dice apertamente che i diritti sono femminili, i doveri sono maschili.La donna ha diritto di…,l’uomo ha il dovere di…. nel rapporto tra i sessi il femminismo è molto chiaro: ogni dovere verso l’uomo è un atto di servitù al tiranno e questo da una donna liberata non può essere accettato.I doveri maschili invece (prendersi le proprie responsabilità) sono un atto dovuto, chi non si prende le proprie responsabilità va punito, gli obblighi sono maschili e chi non si adegua va punito.Alla donna ogni cosa è dovuta, ogni sua richiesta (diritto) deve essere esaudito a colpi di legge in nome della parità…e della prepotenza. Che poi oggi ben sappiamo cosa significhi “prendersi le proprie responsabilità.. si! prendersi le responsabilità della donna con cui si vive e farle proprie.. credete che ci siano tanti celebrolesi in giro da rischiare la caritas per prendersi le vostre responsabilità?
    Concludendo, credo che siamo giunti ai limiti della sopportazione, in molti casi ben superati, ed anzichè ambire ad un sempre piu’ probabile divorzio o ad una vita di zerbinismo vulvare, preferiamo optare per vivere, oggi relazionarsi con le “liberate” è puro suicidio sociale, economico ed emotivo.
    Se avete tanto astio verso gli uomini, fate pace con voi stesse, non riuscirete a cambiarci, noi UOMINI preferiamo estinguerci o donare il nostro dna ad una straniera che sottostare a voi nazivaginocentriche, vi restano, ancora per poco, gli zerbini, vittime di qualche “profumiera” che li sfrutta per bene facendogliela annusare per fini diversi, ma anche loro non dureranno in eterno, almeno fintanto che avranno sufficente salivazione… si capisce.