SOTTO I RIFLETTORI|22 dicembre 2007 00:00

Il genio di Leonardo da Vinci: l’“Atlantico” e gli altri codici

E’ il disegno la chiave con cui Leonardo da Vinci penetra nel mondo dei fenomeni. Viene a cadere la barriera che divide artificialmente attività scientifica e artistica di Leonardo, noto soprattutto per aver dipinto la Gioconda, la Dama con l’ermellino e il Cenacolo. L’artista, infatti, merita di essere celebrato anche per l’inventiva, posta al servizio del perfezionamento di meccanismi già esistenti o di creazioni originali capaci di precorrere i tempi. Ne sono un esempio le sue macchine da guerra o quelle idrauliche.

Il recupero dei manoscritti – Quando, nel 1519, Leonardo morì a Clos-Lucé in Francia, lasciò i suoi manoscritti a Francesco Melzi, suo amico e fedele discepolo, che li conservò con cura. Non ebbe la stessa attenzione il figlio di Francesco – Orazio Melzi – che, alla morte del padre, iniziò a disperdere il prezioso materiale. Fortunatamente, Pompeo Leoni, scultore presso la corte di Spagna e grande collezionista d’arte, riuscì a ricomporre il patrimonio e a bloccarne la dispersione. Raccolse migliaia di fogli, che suddivise senza alcun ordine razionale o cronologico in codici. Nacque così anche il Codice Atlantico (1119 fogli).

La collocazione attuale dei fogli di Leonardo – Morto Leoni nel 1608, dopo varie vicissitudini, il Codice Atlantico giunse nelle mani del conte Galeazzo Arconati il quale, nel 1637, ne fece dono alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Da qui, per decreto napoleonico, fu sottratto e portato a Parigi insieme ad altri manoscritti, ma nel 1815 fece ritorno all’Ambrosiana. Rimasero invece presso l’Istituto di Francia a Parigi il Codice Ashburnham, composto in realtà da due manoscritti cartacei e altri dodici codici di vario argomento che, per convenzione, sono contrassegnati ognuno da una lettera dell’alfabeto dalla “A” alla “M”. Anch’essi erano stati raccolti dall’Arconati e, in seguito, donati alla biblioteca milanese. Il piccolo Codice sul Volo degli Uccelli si trova oggi presso la Biblioteca Reale di Torino e, sempre in Italia, conservato presso la Biblioteca Trivulziana del Castello Sforzesco di Milano, c’è il Codice Trivulziano. Inoltre, non moltissimo tempo fa, nel 1966, sono stati ritrovati preso la Biblioteca Nazionale di Madrid due nuovi manoscritti, tuttora lì custoditi, opera, anch’essi, del genio di Leonardo e che, fino ad allora, erano rimasti totalmente sconosciuti: Madrid I e Madrid II. Altro materiale di questo eclettico artista è presente anche in Inghilterra: presso la British Library è custodito il Codice Arundel; al Victoria and Albert Museum i tre manoscritti denominati Forster I, Forster II e Forster III, e 234 fogli non rilegati, ma contenenti disegni eseguiti da Leonardo, fanno parte della Royal Collection conservata presso il Castello Reale di Windsor. Esiste infine un ultimo scritto ufficialmente noto il Codice Leicester (ex Codice Hammer), un manoscritto cartaceo che nel 1994 è stato acquistato da Bill Gates.

Le mostre sul genio toscano – In base ai fogli che compongono i vari manoscritti, riordinati secondo i vari argomenti di volta in volta affrontati, come ad esempio progetti per vari tipi di macchine e marchingegni (per la guerra, idraulici, per il volo…) oppure legati ai suoi innumerevoli altri interessi come la meccanica, l’architettura o la matematica, si è potuto effettuare uno studio più ordinato del genio di Leonardo. A questo scopo sono stati fondamentali i suoi disegni, caratterizzati da un’eccezionale dinamica grafica, in base ai quali, oggi, sono stati realizzati gli strumenti che Leonardo rappresentò solo su carta e che vengono ora esposti in varie mostre in Italia e all’estero. Basti pensare all’esposizione organizzata a Torino presso la Biblioteca Reale in occasione dei XX Giochi Olimpici Invernali e delle Olimpiadi della Cultura: Capolavori in mostra. Leonardo, i leonardeschi e Michelangelo. Nell’anno appena trascorso si sono tenute varie mostre, per esempio: a Roma, alle Sale del Bramante, presso il Complesso Monumentale di Santa Maria del Popolo Il Genio di Leonardo da Vinci. Le macchine funzionanti e le invenzioni tratte dai disegni e dai progetti di Leonardo da Vinci; a Cecina Mare (Li), presso la scuola elementare Carlo Collodi, Mostra interattiva delle macchine di Leonardo da Vinci; a San Gimignano (Si), presso il museo Il genio di Leonardo da Vinci, Le macchine funzionanti e le meravigliose invenzioni tratte dai disegni e dai progetti di Leonardo da Vinci; a Wichita (Kansas), presso l’Exploration Palace, Leonardo da Vinci’s machines unveiled. Tutte queste esposizioni si sono concluse entro il 31 agosto 2007, mentre, a Bruxelles in Belgio, ha avuto inizio il 18 agosto 2007 la mostra Leonardo Da Vinci “The European Genius” – ospitata presso la basilica di Koekelberg -, che si terrà fino al 15 marzo 2008 e riunisce quadri e disegni originali, codici, modelli e invenzioni derivati dalle ricerche di Leonardo in ogni campo della conoscenza scientifica.

I contributi di Carlo Pedretti – Le mostre si propongono di documentare, attraverso l’esposizione di modelli che interpretano i progetti originali, il genio di Leonardo da Vinci, inventore e ingegnere. Aspetto più volte affrontato da Carlo Pedretti, uno dei più grandi studiosi di Leonardo. Titolare dal 1985 della cattedra Armand Hammer di studi vinciani presso l’University of California di Los Angeles, ha diretto il Centro di Studi su Leonardo istituito dal Hammer presso lo stesso ateneo e ha esaminato di persona i disegni e i manoscritti originali dell’artista. Secondo Pedretti l’intera opera di Leonardo è una sintesi straordinaria di arte, scienza e tecnologia, fuse in un’esperienza teorica e pratica che tocca ogni campo della conoscenza. Pedretti è autore di diverse opere, tra le quali ricordiamo: Leonardo. La battaglia di Anghiari e le armi fantastiche (Grantour), Leonardo. La pittura (Giunti Editore), Leonardo: le macchine (Giunti Editore), Leonardo architetto (Mondadori Electa). Ha curato inoltre l’Introduzione del testo Le Macchine di Leonardo da Vinci di Marco Cianchi (Becocci Editore), nel quale ha affermato: “I modelli di macchine, presentati con l’accuratezza scientifica imposta dal disegno che li ispira, serviranno a mettere a fuoco, storicamente, il contributo di Leonardo alla tecnologia, e allo stesso tempo serviranno ad illuminare i vari aspetti di una capacità come inventiva che è costantemente rapportata a una visione scenica e dinamica del mondo”.

L’immagine: particolare del foglio 1083v (391vb) del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci (1542-1519): mastodontico argano a tre velocità, utilizzato da Filippo Brunelleschi.

Dora Anna Rocca

(LucidaMente, anno III, n. 26, febbraio 2008)

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