RECENSIONI|17 marzo 2012 19:50

Il viaggio di Margherita alla ricerca del padre

Il rapporto di una quattordicenne col proprio genitore è il tema centrale del nuovo romanzo di Alessandro D’Avenia, “Cose che nessuno sa” (Mondadori)

Il narratore Alessandro D’Avenia torna a regalare ai propri lettori una storia di inquietudini e di speranze adolescenziali. Dopo Bianca come il latte rossa come il sangue (vedi la nostra recente recensione, Quando la morte insegna la vita), nel suo secondo romanzo (Cose che nessuno sa, Mondadori, pp. 332, € 19,00) il ruolo di protagonista sembra essere affidato, più che alla quattordicenne Margherita, al rapporto quasi idilliaco che lei nutre nei confronti del padre: un uomo idolatrato nella sua perfezione di genitore e – lei così immagina – di marito, l’unico in grado di salvarla da ogni situazione di pericolo. Ma, per motivi per lei inspiegabili e inaccettabili, questo legame si spezza nel peggiore dei modi: la ragazza, un giorno, ascolta un messaggio lasciato dal padre in segreteria telefonica, parole che non lasciano alcun dubbio. Lui non tornerà più a casa.

Margherita capisce di aver perso il padre senza un suo saluto né una ragione. Sente la vita sfuggirle via, in un posto lontano dal quale – lei pensa – non potrà esserle restituita: racchiusa in un dolore silenzioso e profondo come gli abissi, si lascia vivere giorno per giorno, facendosi cadere addosso un’adolescenza che detesta ogni momento di più. A nulla valgono i tentativi di consolazione della madre – attonita dal comportamento del marito – né l’allegria e la spontaneità del fratello minore, ancora incapace di comprendere la gravità di quell’abbandono. L’unico dialogo che la ragazza riesce a sostenere è quello con l’amatissima nonna materna: la donna le dà la forza di vivere svelandole, poco alla volta, antichi segreti da sempre rimasti celati, che hanno segnato profondamente la propria esistenza.

Margherita frequenta la prima classe superiore ed è affascinata dalla letteratura interpretata con enfasi da un giovane e sognatore professore di Lettere: in una delle lezioni, l’uomo le trasmette l’entusiasmo di Telemaco nel viaggio intrapreso alla ricerca del padre. La ragazza si immedesima nel figlio di Ulisse e prende la decisione più importante della propria vita: riportare a casa il padre riappropriandosi, conseguentemente, del proprio presente e futuro. Così, quando l’insegnante di Lettere – personaggio destinato a maturare a mano a mano che il racconto prosegue – rifiuta la sua richiesta di accompagnarla in un viaggio che gli appare folle, Margherita non si perde d’animo. Un giorno incrocia casualmente lo sguardo di Giulio, un ragazzo sconosciuto e più adulto di lei, che frequenta la stessa scuola. In un attimo i loro occhi si trasmettono silenziosamente la medesima inquietudine: lui, rifiutato in fasce dalla madre, con nulla da perdere; lei, adolescente abbandonata dal padre, alla quale la vita si rivela improvvisamente in tutto il proprio mistero. La loro è un’empatia che cresce di ora in ora, nella sua unicità e in un disperato bisogno di affetto. Margherita sa di non essere più sola in quel viaggio che sembra superare la realtà; un tragitto precipitoso e pieno di inquietanti imprevisti, che si conclude con un finale buio al termine del quale tornerà finalmente la luce.

Cose che nessuno sa” è un romanzo che offre molteplici spunti di riflessione: primo fra tutti la portata delle conseguenze che determinati errori commessi dagli adulti hanno sulla stabilità psicologica dei propri figli, specialmente quelli in età adolescenziale. E, ancora, la crescente incapacità di genitori e figli di dialogare fra loro e, sempre più spesso, la conseguente scelta della soluzione – solo apparentemente – più semplice: la fuga dai problemi. L’autore dà ampio spazio alla produzione letteraria antica, riportando testualmente alcune opere che hanno fatto la storia della letteratura: il rischio è però quello, talvolta, di un rallentamento e di un appesantimento del ritmo del romanzo. L’elogio – ben condivisibile – alla cultura non ci stupisce, essendo D’Avenia un professore di liceo. Peraltro, la figura del giovane insegnante di materie letterarie riveste un ruolo fondamentale nella storia e questa presenza sembra essere un comune denominatore delle opere dello scrittore.

L’immagine: la copertina di Cose che nessuno sa.

Emanuela Susmel

(LucidaMente, anno VII, n. 75, marzo 2012)

Print Friendly

1 Comment