Lladdìgnittà ddélleddònne

Secondo il nostro lettore, il femminismo è divenuto un’ideologia fascistoide, prepotente e vittimista, che si è allargata a tutte le donne, di sinistra, di centro e di destra

Gentilissima LucidaMente, ho visto che in marzo avete dato ampio spazio alle prepotenze lagnose delle femministe, e anche al pensiero femminista di uomini plagiati. Per fortuna qualche lettore ha risposto ad alcuni articoli, altrimenti non ci sarebbe stato contraddittorio. Dato che vi seguo da tempo e ho anche apprezzato alcuni vostri articoli controcorrente nei confronti della “vulgata” femminista e politically correct, mi sarei aspettato più equilibrio, almeno come spazio concesso.

Certe volte me ne sto tranquillo sul divano, a guardare la tv, allorquando, ai soliti dibattiti su violenze vere e presunte sulle donne, su prostituzione e altro, vedo delle amazzoni/virago scandalizzate – di destra, centro, sinistra, tanto… – che cominciano con l’agitarsi, col sollevare il petto e gonfiare le vene del collo, per poi scandire, urlando, la fatidica frase sillabata e orribilmente ritmata «lladdìgnittà ddélleddònne». E via, per finire con vere e proprie crisi isteriche. Può essere la Bindi o la Carfagna, la Mussolini o la Finocchiaro, la Melandri o la Santanchè, la Turco o la Prestigiacomo. Visioni orrende, da incubo. L’importante è mostrarsi sdegnate, non far parlare gli altri, non far argomentare, non permettere il dibattito. Fondamentale è confermare un dogma: le donne hanno sempre ragione. Una lobby prepotente, violenta, a difesa dei privilegi delle donne, della “discriminazione positiva”.

Con gli anni si è così costituita una ideologia violenta, fascistoide (del fascismo ha il dogmatismo e l’intolleranza, l’incultura ignorante e la derisione di chi la pensa diversamente), retriva, oscurantista, insopportabile, insofferente, deprimente, nemica del piacere, della gioia di vivere, della felicità, della libertà, di un sano scambio tra i due sessi. Dei prepotenti tale lobby ha due sicure caratteristiche. La violenza, quand’è possibile; altrimenti, l’altra faccia della prepotenza: il piagnisteo e il vittimismo.

Intanto i maschi separati costituiscono una delle categorie più a rischio povertà, visto il gioco al massacro che avidissime avvocatesse ed ex mogli conducono verso di loro. I figli vengono rovinati dalle madri, che inculcano odio vero il padre e la figura maschile. Vigilesse, soldatesse, poliziotte, ecc. sono anche più violente degli uomini nell’esercitare il loro stesso “mestiere”, così faticosamente raggiunto come segno di emancipazione, simbolo di agognata uguaglianza, e con la promessa che l’avrebbero esercitato in forma diversa da quella, aggressiva e spietata, degli uomini. Ancora: si è sempre pronte a inventarsi violenze sessuali, stupri, abusi, mobbing, stalking, con corredo di cifre fantasiose sui reali atti di violenza da parte dei tanti uomini massacratori che pur esistono e andrebbero ammazzati, visto il danno che fanno innanzi tutto proprio al genere maschile.

Comunque, la prepotenza femminile non conosce limiti: ogni persona saggia, colta e intelligente, sa che la verità e la ragione, quasi sempre, stanno nel mezzo e che le responsabilità di una situazione spiacevole – particolare o generale, familiare o sociale – ricadono su più parti. È un modo illuminato e dignitoso di vedere la realtà. Invece il calcolo, l’egoismo e gli interessi femminili vogliono prevalere su tutto e tutti, senza tenere conto delle ricadute drammatiche, ben superiori ai propri meschini interessi individuali.Ma, come diceva Manzoni di don Abbondio, se uno il coraggio (nella fattispecie, la dignità, o lladdìgnittà) non ce l’ha, non se la può dare.

Cesare Michelin – Vicenza

(LucidaMente, anno VII, n. 75, marzo 2012)

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