SOTTO I RIFLETTORI|2 giugno 2008 00:00

Scacco alla democrazia italiana in dieci mosse

untitledGiovani sempre più insoddisfatti tra disoccupazione, precariato e nuove povertà, la bandiera della sicurezza sventolata per giustificare iniziative e politiche non propriamente democratiche, l’interesse del governo di creare nei cittadini l’illusione di aver risolto i problemi, l’anomalia del sistema politico italiano mascherata da proposte e disegni di legge forse già presenti in altri Paesi europei, ma che nel caso italiano si trasformano in leggi che tutelano solo gli interessi della classe politica. Così l’Italia si sta sempre di più caratterizzando a seguito dell’affermazione del governo Berlusconi nello scorso aprile.
A questo disegno occorre opporsi lucidamente, denunciando i punti attraverso i quali si dipana e dichiarando a chiare lettere mistificazioni e realtà, falsità e verità.

1. Aumentare la miseria
La menzogna
Viviamo in un periodo di forte recessione economica, ma il governo protegge i risparmi dei cittadini e diminuirà le tasse permettendo un maggiore benessere.
La verità
L’attuale governo tutela solo gli interessi dei “forti”, dei grandi poteri economici; l’immiserimento globale dei cittadini è funzionale a questi stessi poteri.
La realtà
La miseria è vissuta solo da una parte della popolazione, in costante aumento; speculatori, maneggioni, evasori fiscali se la passano benissimo.
Se da un lato la nostra élite politica si preoccupa di tutelare i propri interessi a scapito delle classi più deboli, dall’altro lato promette la diminuzione delle tasse. Come nel caso dell’abolizione dell’Ici, la riduzione delle tasse agevola solo un ceto medio-alto, mentre i mancati introiti fiscali ricadono ugualmente sulla gente in modo ancora più pesante, attraverso rincari, imposte indirette, l’aumento di altre attraverso stratagemmi, sanzioni (vedi multe) usate come forma di prelievo fiscale che comunque vanno a ledere le classi più svantaggiate
Avere una popolazione di lavoratori precari o miserabili significa avere manodopera disperata, a basso prezzo, esercitare uno spietato controllo sociale. E, comunque, chi ha la preoccupazione del pasto quotidiano, dell’affitto da pagare, delle bollette, ecc., non ha le energie per pensare e organizzare una lucida protesta.
Si parla di flessibilità, ma questa è solamente unidirezionale: le aziende utilizzano contratti flessibili utili ai fini degli sgravi fiscali e il lavoratore italiano è sempre più precario, tra cocopro, contratti a tempo determinato e collaborazioni varie. Sempre meno figli, sempre più avanzata l’età dei matrimoni, scelte legate all’attuale clima di precarietà nel quale viviamo.
I morti sul lavoro sono un numero impressionante (tre al giorno quelli “ufficiali”). I lavoratori “in nero” o sottopagati sempre di più. I salari, anche “normali”, sono tra i più bassi in Europa.

2. Montare un clima di paura: la favola della “sicurezza”
La menzogna
Nel nostro Paese viviamo circondati da delinquenti e rischiamo di continuo violenze, soprattutto da parte degli immigrati.
La verità
L’Italia, nonostante la presenza di molteplici organizzazioni criminali, è il Paese europeo con il minor numero di omicidi e con una criminalità diffusa minore che nelle maggiori nazioni europee.
La realtà
Per distogliere i cittadini dai problemi reali della nazione, i nostri politici fomentano l’insicurezza, sostenendo aumenti di furti, rapine, omicidi, nonostante i dati dicano il contrario. E per risolvere il problema sicurezza decidono di impiegare i militari per le strade, rendendole così, a loro dire, più sicure.
Se un cittadino, a torto o a ragione, è spaventato da ciò che lo circonda, non guarda “in alto”. Se teme la delinquenza, chiede più polizia, più militari: in pratica auspica o si rassegna a uno stato di polizia. I mass media enfatizzano pochi casi di omicidi che poco o nulla hanno a che fare con la “normale” criminalità (Erika e Omar, la Franzoni, i coniugi di Erba, l’omicidio di Meredith, ecc.), facendo percepire l’Italia come un luogo dove si svolge una continua mattanza, in realtà inesistente.
Altrettanto evidenziati sono i piccoli reati, mentre ci si dimentica che tutta la vera criminalità è in mano a mafia, ‘ndrangheta, camorra, che in certe regioni tutti pagano il racket, ma ciò è ormai divenuto “normale”, ci si è assuefatti.

3. Far sparire l’opposizione politica
La menzogna
L’Italia funziona se il Governo può operare ed emanare decreti senza alcun ostacolo di sorta.
La verità
Ogni Paese avanzato del pianeta vive sani contrasti dialettici tra maggioranza e opposizione, ma anche mediazioni e compromessi tra le parti; la democrazia non è “la dittatura della maggioranza” o degli eletti al Parlamento. L’informazione e la stampa italiane sono considerate da istituti neutrali tra le meno libere e oggettive delle nazioni occidentali e non solo.
La realtà
L’esecutivo Berlusconi cerca di delegittimare un’opposizione già debole. Ritiene ogni manifestazione di dissenso “sovversiva” e fastidiosa. Per il premier la minoranza non deve criticare, ma acconsentire passivamente alle decisioni di esecutivo e Parlamento, soprattutto in un periodo di crisi economica. Come nel caso del Decreto Gelmini, prepotentemente convertito in legge, non ci si confronta neanche su ciò che coinvolge milioni di persone e un sistema strategico per la nazione.
L’informazione è controllata e in parte nelle mani dello stesso premier politico: né lui, né alcun altro ha mai sanato questo scandaloso conflitto d’interesse.

4. Assoggettare la magistratura
La menzogna
I magistrati sono “politicizzati”, fanno partire le indagini per determinati fini, le colpe delle disfunzioni della giustizia italiana, tra le quali la lentezza dei processi, sono tutte da addebitare alle “toghe”.
La verità
La magistratura è costituita da tante donne e uomini, di diverso valore, capacità, tendenze politiche, come è normale in ogni campo umano; è comunque fondamentale che il potere giudiziario resti separato dagli altri poteri dello stato moderno.
La realtà
Qual è lo stato di salute del sistema giudiziario italiano? Coma farmacologico. Le scelte di riforma avanzate dal governo Berlusconi, infatti, rischiano di far collassare il sistema della giustizia. Quest’ultimo già da molti anni sembra essersi inceppato a causa dell’eccessivo numero dei processi, dell’eccessiva durata degli stessi, del sovraffollamento dei sistemi penitenziari e degli scarsi fondi messi a disposizione.
Di fronte a questo stato comatoso, tuttavia, le risposte del nuovo governo sono state quelle di occuparsi dell’immunità parlamentare, della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e quella di introdurre nei codici nuovi “inutili” reati come quello della clandestinità, tutte proposte che esulano dai veri problemi della giustizia.
Il lodo Alfano o lodo bloccaprocessi, nato per garantire l’immunità alle quattro più alte cariche dello Stato, è una delle dimostrazione dei veri interessi del presidente del Consiglio. L’immunità prevista dal lodo, infatti, rischia di trasformarsi in impunità, bloccando di fatto i processi in corso che lo vedono imputato. Poco importa che, per curare gli interessi privati di pochi, si violino le basi della nostra Costituzione: palesi sono infatti le contraddizioni tra il lodo Alfano e l’articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

5. Demolire la scuola pubblica, ingrossare l’ignoranza
La menzogna
Occorre avere un rapporto numerico docenti/allievi come negli altri Paesi europei e migliorare la qualità di scuole e università.
La verità
Ogni azione del Governo verso la scuola risponde ai semplici criteri di risparmiare sulla spesa pubblica e annientare l’istruzione statale a vantaggio di quella privata.
La realtà
“Tutte le maestre e i maestri sono unici!… ma non vogliono stare soli!”. Questa è una delle tante frasi di protesta che hanno cominciato a comparire sui muri delle scuole italiane a seguito della proposta di legge del ministro dell’Istruzione Gelmini, che prevede, tra l’altro, anche il ritorno del “maestro unico”: ventiquattro ore di lezioni settimanali con insegnamento di tutte le materie e scomparsa del tempo pieno.
Si calcola che gli esuberi che questa riforma, unita alla “Finanziaria Tremonti”, comporterebbe, oscillano tra i 120.000 e i 145.000. Inoltre la riduzione delle ore di scuola e quindi la demolizione del tempo pieno costringerà i genitori a fare delle scelte. Tra queste assumere una baby sitter, pagare per il tempo prolungato, che sarà probabilmente gestito da cooperative o enti privati, o affidarsi ai nonni o altri parenti. Coloro che non avranno mezzi economici o familiari a disposizione saranno costretti a scelte più radicali? Si ritornerà forse alla figura femminile legata solamente al focolare, costretta a lasciare il lavoro?
Insomma, se la giustizia è al collasso e non si interviene per sanarla, a una delle poche istituzioni italiane ad avere uno dei primati mondiali in quanto a efficienza dell’insegnamento, la scuola primaria, verranno applicati tagli che ne ridurranno inevitabilmente la qualità.
L’Italia, che ha gli studenti meno preparati e il minor numero di diplomati e laureati delle nazioni sviluppate, avrebbe bisogno di più scuole, aule migliori, docenti più motivati… invece il progetto di scuola del futuro è: scuole raggruppate, aule piccole, con trenta alunni almeno, istruiti da pochi insegnanti malpagati!
Nel complesso, si vuole annientare un sistema educativo, che, anche se con parecchie carenze e coni d’ombra, è stato finora comunque pluralista, democratico, aperto. Si vogliono allievi sempre più impreparati, si vuole relegare la cultura a luoghi e occasioni d’élite, per pochi.

6. Reprimere, reprimere, reprimere!
La menzogna
Occorre una forte presenza delle forze dell’ordine sul territorio per contrastare la criminalità dilagante, i cittadini ne sono contenti, la gente chiede “ordine”. La magistratura non emette abbastanza condanne, o comunque non dure quanto occorrerebbe.
La verità
I Paesi nei quali si vedono militari per le strade sono quelli non governati da una democrazia o che stanno uscendo da un regime militare. Quando polizia e carabinieri assalgono le manifestazioni a colpi di manganello la democrazia vacilla. Mentre i cittadini definiscono la Giustizia troppo indulgente, le carceri risultano essere sovraffollate, perlopiù di piccoli criminali, ma non mancano gli errori giudiziari e le condanne abnormi.
La realtà
L’Italia è un Paese che ha un vasto apparato di forze dell’ordine senza pari al mondo: carabinieri, polizia, guardia di Finanza, polizia municipale, vigili urbani, e, ora, “ronde dei cittadini” ed esercito utilizzato con funzioni di polizia.
Il controllo continuo cui sono sottoposti i cittadini serve per bloccare la criminalità o per esercitare una pressione continua?
E’ necessario l’enorme presenza di forze dell’ordine in schieramento antisommossa che accompagna pacifiche e legittime manifestazioni di protesta? E’ normale l’uso della violenza eccessiva su manifestanti inermi (Chiaiano, Vicenza, ecc.), con ferimenti anche gravi? E’ ammissibile che dei picchiatori fascisti arrivino indisturbati su un camion attraversando il centro di Roma e, giunti a piazza Navona, ingaggino scontri fisici con pacifici manifestanti senza essere fermati in tempo? Ripensando alla tragica morte di Carlo Giuliani, ai “black block” infiltrati, ai massacri della scuola Diaz e della caserma Bolzaneto, insomma, a quella che è stata definita la “sospensione della democrazia” nel 2001 a Genova, rabbrividiamo pensando al prossimo G8 “italiano”.
Ritorna alla mente il celebre “O tu, Santo Manganello” della retorica fascista.
Infine, molta magistratura si accanisce coi deboli e basta ben poco perché un cittadino sia coinvolto in un processo penale dalle conseguenze devastanti.

7. Dàgli al diverso!
La menzogna
L’Italia non è un Paese razzista… sono loro che si comportano male!
La verità
Laddove aumenta la paura, il clima di insicurezza, la violenza, l’ignoranza, si fa strada l’intolleranza e il razzismo: è il quadro dell’Italia odierna.
La realtà
Come mai, sebbene le strade fossero “più sicure” grazie alla presenza dei militari, molteplici sono stati gli episodi di razzismo e violenza a danno di stranieri e omosessuali, che sono sfociati in momenti di insicurezza a danno di italiani e non? Forse perché lo stesso governo legittima la paura della “diversità” e in certo qual modo anche un clima di intolleranza e di razzismo?
Le fasce deboli vengono criminalizzate, mentre nel nostro Paese imperano quattro organizzazioni mafiose. Si propone il permesso di soggiorno a punti, come la patente: ad ogni infrazione commessa vengono decurtati dei punti fino all’espulsione.
La prostituzione viene combattuta punendo i clienti e le prostitute stesse con una multa e fino a quindici giorni di carcere, senza considerare che la prostituta spesso è solo una vittima del racket della prostituzione, che vende il proprio corpo per pagarsi la libertà; inoltre coloro che stanno dietro a questo sfruttamento non vengono nemmeno perseguiti legalmente, evitando perciò di affrontare il problema alla radice.
Cresce una “cultura comune” intollerante, che guarda allo straniero come a un pericolo. La crisi economica lo fa sentire come un potenziale concorrente, perché disposto ad accettare lavori sottopagati, tuttavia non ce la prendiamo col datore di lavoro, ma con l’anello più debole della catena di sfruttamento.

8. Creare una società proibizionista e bigotta
La menzogna
C’è troppa libertà in giro, troppo permissivismo, troppi “vizi”. Le nostre radici sono cristiane; il cattolicesimo offre certezze e una validissima guida morale.
La verità
La nostra società consente tutto ai potenti, ma reprime i deboli; la “morale” vale solo per questi ultimi. Divorzi, sregolatezze, trasgressioni di ogni tipo, sesso selvaggio, sono permessi ai primi, ma non ai secondi. La Chiesa cattolica ha secoli di nefandezze (come le crociate, la caccia alle streghe, la persecuzione delle menti libere, i preti pedofili) da farsi ancora perdonare.
La realtà
Ormai nel Belpaese non si può fare niente. Tutto è proibito. Fumare, bere, accelerare un po’ in auto (alcuni limiti di velocità sono assurdi o addirittura inducono all’errore), scordarsi di pagare una bolletta o una cartella delle tasse…
Forme di unione alternativa (pacs?) non sono ammesse: l’unico modello di unità sociale consentito è quello della famiglia del “Mulino Bianco”
Da quando usciamo di casa, siamo sempre sottoposti all’occhio di un Grande Fratello: telecamere, impianti semaforici videosorvegliati, autovelox, controlli di ogni sorta. E, come sempre accade in epoche di proibizionismo, si ottengono risultati di segno opposto, eccessi che non si verificherebbero se non ci fosse una repressione insensata.
Il cittadino scivola dalla repressione nevrotizzante alla trasgressione distruttiva. Per sé e per gli altri.
In questi frangenti, si fa strada la Chiesa cattolica, con la sua intolleranza, il suo moralismo, la sua arroganza… e la sua rapacità (vedi 8 per mille e molteplici altri “favori” che riceve dallo Stato italiano).

9. Rincitrullire la popolazione: panem et circenses
La menzogna
Agli italiani piace appassionarsi al calcio, seguire i reality televisivi, interessarsi al gossip delle dive.
La verità
Le imbecillità mediatiche sono funzionali a una specifica strategia di istupidimento della popolazione, perseguita da almeno 25 anni.
La realtà
Per vedere una trasmissione non stupida occorre selezionare attentamente le tv o aspettare notte fonda. Lo spettatore vedrebbe anche programmi decenti, ma non li trova in programmazione! Ecco, quindi, che si abitua a una tv assolutamente priva di valori positivi, immorale, dannosa, soprattutto per i più giovani, visto che inducono a modelli del tutto negativi, volgari, aggressivi, o assolutamente irraggiungibili per i più (calciatori, veline, dive). Insomma, plasmare individui conformisti.

10. Desensibilizzare, disumanizzare, no alla solidarietà
La menzogna
Sono dannosi i pietismi, i dubbi, la tolleranza, il rispetto per gli altri.
La verità
Gli italiani hanno sempre avuto un atteggiamento di solidarietà e apertura diffusa verso i deboli e i poveri. Alcune regioni come Lombardia e Veneto si caratterizzavano per la carità sociale, mentre oggi sono i portabandiera dell’egoismo e della “macelleria sociale” imperante, della completa disgregazione di quei legami di sensibilità e attenzione per chi è in difficoltà.
La realtà
Su questa pericolosa azione di rifiuto di ogni pietà umana spira forte l’ideologia della maggioranza, coi suoi organi di informazione più agguerriti e polemici, come Il Giornale, Libero, La Padania. E’ una destra aggressiva, molto diversa dalla tipica “maggioranza silenziosa” delle democrazie “normali”. È una destra quasi estrema, che va all’attacco, che mistifica, che capovolge la Storia e la verità, che calpesta i normali valori della convivenza civile.
Un esempio di questo tipo di stampa ci ha lasciati sconvolti, forse perché ormai abituati a una sensibilità almeno verso gli animali domestici.
Sul numero 20 (anno 14) del 15 maggio 2008 del settimanale Tempi, pubblicato a Milano (direttore responsabile Luigi Amicone; tra i collaboratori, Gianni Baget Bozzo, Giuliano Ferrara, Oscar Giannino, Claudio Risé), a pagina 64, è apparso, per la rubrica Sport über alles, un articolo di Fred Perri, dal titolo apparentemente incomprensibile: La sfiga non esiste, però Figo ha fatto bene a spianare ogni ragionevole dubbio.
Nel “pezzo”, Perri, prima ci delizia con l’episodio che ha “sborsato 80 mila lire a un tassista perché si scapicollasse all’aeroporto” di Alghero per riportargli “il rosario di Medjugorje” regalatogli dalla suocera, caduto nella hall dell’albergo di Sassari dove aveva soggiornato, in quanto “non volo senza tenerlo in mano al decollo, durante le turbolenze, spesso all’atterraggio. Non volo senza recitare, quando le ruote si staccano da terre, le mie giaculatorie. Quando leggo un giornale oltrepasso immediatamente le pagine che parlano di malattie. Quando mi dicono che un amico (ma anche un nemico) sta male mi tocco le palle per me e per lui”.
Dopo tanta finezza intellettuale (“qualche cane scagazzatore e qualche padrone li tirerei sotto volentieri”), l’autore riporta la notizia, peraltro poi smentita dallo stesso calciatore, che Figo e altri interisti, per vincere la sfortuna che pareva perseguitare l’Inter nelle ultime giornate di campionato, “per giorni hanno dato la caccia e poi accoppato un gatto nero che si aggirava dalle parti di Appiano. Forse non era colpa sua, ma meglio non correre rischi. La sfiga è sempre in agguato”.
Questo è un esempio dello stile di pensiero degli intellettuali della destra italiana oggi al governo.

Nonostante tutto ciò e di fronte allo sgretolamento di alcuni dei diritti fondamentali, i cittadini italiani sembrano incapaci, socialmente e politicamente, di contrastare, anche solo attraverso l’arma del voto, la politica del governo Berlusconi. E l’opposizione (o, meglio, il Partito democratico che ha “regalato” il governo a Berlusconi e ha operato affinché Sinistra Arcobaleno e Partito socialista fossero estromessi dal Parlamento) non appare in grado di arginare la deriva autoritaria.

L’immagine: striscione antiGelmini esposto a Reggio Calabria nel corso della manifestazione di protesta degli studenti contro i tagli alla scuola pubblica, tenutasi nella città calabrese il 30 ottobre 2008 (foto di Giuseppe Licandro).

Francesca Gavio

(LucidaMente, anno III, n. 35, novembre 2008)

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