DALL'ITALIA, TEMATICHE CIVILI|15 aprile 2012 16:22

Scuole “private”? Ben peggio delle pubbliche

Un’indagine del Ministero dell’Istruzione smentisce luoghi comuni e menzogne

Uno studio, commissionato proprio dall’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, mette in evidenza la situazione di pesante arretratezza delle scuole paritarie, già emersa dai giudizi dell’Ocse. Più della metà, vale la pena di ricordarlo, sono private cattoliche, tra l’altro recentemente in prima linea proprio contro l’introduzione dell’imposta sugli immobili da parte del governo Monti. Istituti che, in barba al dettato costituzionale, possono ricevere anche lauti finanziamenti pubblici, ma che, nonostante le laute rette, forniscono, come reso noto dalla stampa in parecchie occasioni, un servizio scadente e fungono, di fatto, da “diplomifici”: la promozione è assicurata, basta pagare (vedi Ugolini, ovvero la scuola privata al governo).

Le paritarie italiane sono indietro di dieci anni rispetto alle scuole statali, per quanto riguarda le tecnologie multimediali. A smentire “clamorosamente”, scrive la Repubblica, «il luogo comune che vuole gli alunni delle scuole private italiane con più opportunità rispetto ai compagni delle scuole pubbliche». Mentre il 99,3% delle scuole pubbliche – tra quelle dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado – è dotata di laboratori tecnologici e multimediali, la percentuale crolla al 48,6% per quelle paritarie. Le scuole private sono anche meno connesse con adsl rispetto alle pubbliche: 78% contro 90%. Le paritarie sono indietro anche per le lavagne interattive multimediali (lim): solo una su cinque ne è dotata, rispetto all’82% di quelle pubbliche.

Ma anche sotto altri aspetti le scuole paritarie perdono colpi rispetto a quelle pubbliche. Nonostante i cospicui finanziamenti pubblici che arrivano alle private cattoliche – documentati anche dall’inchiesta Uaar I costi della Chiesa – in nome di quella “libertà di insegnamento” spesso proclamata da alti prelati. Gli istituti statali, che non hanno santi in paradiso, devono invece subire pesanti tagli finanziari.

(m.a.)

(LM MAGAZINE n. 23, 14 aprile 2012, supplemento a LucidaMente, anno VII, n. 76, aprile 2012)

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