RECENSIONI|5 luglio 2008 00:00

“Come fa la luna con lupi e maree”

Dopo averci affascinato con due opere di narrativa, anche se molto sui generis, come Jiwe pietra d’Africa. Un delirio tropicale (Iride, 2003) e Le felicità nascoste (inEdition editrice/Collane di LucidaMente, 2007), Paolo Bonesso dà alle stampe una silloge poetica, dal titolo Mio animale e mia anima (quarto volumetto della collana di poesia Le invetriate della inEdition editrice/Collane di LucidaMente).
Si tratta di un’opera di alto livello, con una struttura originale. I quaranta componimenti che la costituiscono, infatti, sono divisi in due parti (“Piccole poesie per la tua pelle” e “Le strade del non ritorno”) e sono numerati: dall’1 al 30, quelli della prima sezione, da 1b a 10b quelli della seconda. Non solo. Le poesie inserite nella prima parte sono precedute dalla descrizione dell’occasione da cui è nato il componimento e da una “riflessione”, quelle de “Le strade del non ritorno” da un “Non tornerò”.
Offriamo al lettore un “assaggio” della raccolta.

10

Oppure dirti
che sono un fiume in piena,
non trattengo più il mio letto,
sfondo gli argini, entro nei campi,
alzo fuliggine di grano,
divoro i frutteti.

Vedo il mare, lo vedo,
ma non ci entro.
Io sono il mare:
voglio le navi,
le onde, i pesci più grandi.
Vorrei che il mio petto
fosse un oceano
di naufraghi, derive,
barili galleggianti,
imbarcazioni a picco,
vestiti sparsi, braccia imploranti,
voci sovrapposte a grida.

Credo che allora
ti abbandoneresti fra le acque,
prendendo l’aria che passa,
come un bimbo
vede il suo volto
aprirsi in cerchi
dentro una pozzanghera
e svanire nel cielo.

14

Sembra non ci sia nulla
da scrivere,
che molto sia detto,
altrettanto trascorso.

Siamo al vertice
delle cose piccole
e spossate,
delle lentezze
delle stanchezze
dei fiori secchi
di quelli sfiniti.

Possiamo vedere
i nostri volti
soltanto nell’acqua
dei fossi.

Quel folto di faggi
sono ciglia
nel nero dei boschi
bruciati.

E quando tutto
sta per finire,
scoppiare,
ti trovo distesa
fra le mie parole.

3b

Vengo da te.
Sulla sinistra, l’enormità del mare.

Chissà se è in grado
di accogliere la mia corsa
a ritroso nel tempo.

Chissà se è abbastanza
vasto, profondo,
pieno di segreti.
Oppure non è che una raccolta
di minuscole insignificanti tempeste,
niente altro che un pasticcio
di coralli e pesci sdentati,
su cui galleggia solo ciò che è rimasuglio,
rifiuto, sostanza perduta.

Vengo a testa in giù
e posso sentire il tuo caldo miraggio,
mentre guidi il mio sonno
come fa la luna
coi suoi lupi
e le sue maree.

(da Paolo Bonesso, Mio animale e mia anima, Prefazione di Enrico Torrini, inEdition editrice/Collane di LucidaMente)

L’immagine: Mi animal y mi alma (2008, arte digitale e interventi pittorici) di Tahimé Bauer.

Eva Brugnettini

(LucidaMente, anno III, n. 12 EXTRA, 15 luglio 2008, supplemento al n. 31 dell’1 luglio 2008)

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