SOTTO I RIFLETTORI|4 settembre 2008 00:00

Dalla città alla campagna: l’esodo in controtendenza

Negli ultimi anni la città di Bologna è stata protagonista di un importante movimento migratorio: da una parte, i cittadini bolognesi che hanno optato sempre più per la tranquillità della periferia e dall’altra gli immigrati stranieri che si sono insediati nel caos cittadino integrandosi sempre meglio con l’ambiente ospitante. Nel decennio 1991-2001 il capoluogo emiliano ha visto ridursi drasticamente la sua popolazione: da oltre 400 mila residenze si è passati in breve a circa 370 mila. Una diminuzione di oltre 33 mila unità da cui la città non si è mai completamente ripresa.

Una città che non cresce più
Nei primi anni del XXI secolo, infatti, la cittadinanza bolognese ha visto una leggera crescita che però è andata sempre vacillando fra le 1.000 e 2.000 residenze senza mai dare segni di un completo rilancio. L’ultima situazione verificata conta 372.256 residenti nel 2007, con un decremento di 770 unità rispetto all’anno precedente.
Questo lento e irregolare incremento risulta imputabile al saldo migratorio positivo che compensa il saldo naturale negativo della città stessa. Nell’ultimo decennio, infatti, la città ha contato fra la sua popolazione più decessi che nascite, con uno scarto di oltre 3 mila persone negli ultimi due anni. Questa mancanza è stata in parte controbilanciata dall’arrivo di immigrati provenienti da paesi stranieri, i quali hanno trovato in città la possibilità di lavorare e aprire piccole attività gestite interamente da loro.

La provincia, il nuovo Eden
Di per sé, il saldo dell’Emilia-Romagna è sempre risultato positivo. Nel decennio 1995-2005, la popolazione regionale ha registrato un aumento di 230 mila unità, 170 mila delle quali solo a partire dal 2000. Si osserva, però, una tendenza alla diminuzione dell’accentramento territoriale della popolazione: gli incrementi sono infatti sostenuti dai comuni non capoluogo di provincia. La tendenza sembra quella di stabilirsi in paesini di provincia, spesso ancora con parvenze rurali, che contino tra i 5 mila e i 10 mila abitanti.
Pressoché tutti i cinquantanove comuni facenti parte della provincia di Bologna hanno registrato aumenti considerevoli di popolazione dal 1991 a oggi, alcuni di essi fino a raddoppiare i propri abitanti. La provincia che risulta essere maggiormente attrattiva è quella di Reggio Emilia, la quale ha avuto un enorme sviluppo in fatto di servizi e opportunità lavorative non solo per il nucleo cittadino vero e proprio ma anche e soprattutto per la sua provincia.

Arriva lo straniero
La popolazione straniera residente a Bologna e nella provincia è raddoppiata in poco più di sei anni. Ma se in città non ha causato evidenti problemi di sovraffollamento, nei comuni limitrofi ha indotto tempestive costruzioni di nuove zone residenziali per far fronte alle sempre maggiori richieste di residenza. Nel 1998 Bologna contava quasi 11 mila stranieri residenti, sei anni dopo ne rilevava oltre 20 mila.
Alcuni comuni della provincia hanno rilevato, a distanza degli stessi anni, un aumento quasi del 100%25. Al termine del 2007, la popolazione residente nel comune di Bologna di cittadinanza straniera è stata valutata in oltre 33.600 unità, registrando un incremento di quasi 3.300 residenze rispetto all’anno precedente.

Il punto di vista delle agenzie immobiliari
Secondo il responsabile della Etica Casa srl di Bazzano, agenzia affiliata a Tecnocasa, il fenomeno è tangibile: sempre più cittadini di Bologna o di grandi centri abitati scelgono di trasferirsi nelle province circostanti. La maggioranza di essi sono italiani che si spostano a causa dei prezzi troppo alti della città e ricercano abitazioni indipendenti o semiindipendenti, magari col giardino. Nonostante la crisi che negli ultimi tempi attanaglia il settore immobiliare, in provincia si continuano a registrare più richieste d’acquisto che cessioni di vendita: questo perchè chi possiede un immobile in provincia se lo tiene ben stretto, mentre chi arriva dalla città si rende presto conto che, con la stessa liquidità derivante dalla vendita di un appartamento in città, può acquistarne uno notevolmente più grande e agiato.
L’agenzia immobiliare Domina srl di Monteveglio, invece, nota maggiori richieste di vendita rispetto a quelle di acquisto. Nonostante questo, anche secondo i titolari di questa agenzia il fenomeno c’è ed è visibile: le persone che si rivolgono a loro provengono per la maggior parte dalla città di Bologna o dalla prima periferia, come Casalecchio di Reno. Le richieste principali sono immobili con giardino e terrazze, ma soprattutto con parcheggio privato. Condizioni, queste, rare in città come Bologna e capaci di migliorare la qualità della vita. Sostanzialmente, anche in questo caso il motivo principale dei crescenti trasferimenti di residenza è il prezzo degli immobili e degli affitti in città, che in alcuni casi sono raddoppiati in pochi anni.

L’esempio di Castelletto di Serravalle
Castelletto di Serravalle si trova a circa 35 km da Bologna ed è l’ultimo baluardo della provincia bolognese, prima che si estenda quella modenese. Nonostante la posizione non certo ottimale per il collegamento al capoluogo, rientra tra i comuni bolognesi che negli ultimi anni hanno visto un notevole incremento di popolazione. Nel 1991 il paese contava 2.773 abitanti, al termine del 2007 ne ha registrati 4.518, di cui oltre 500 stranieri. Anche secondo Lorena Stagni, responsabile dello Sviluppo demografico del paese, il denominatore comune di questi spostamenti sono i prezzi più bassi rispetto alla città. Ma aggiunge anche altre motivazioni: “Qui le persone trovano quel calore umano e quella cordialità che la città ha perso. Per non parlare dell’indiscutibile bellezza paesaggistica e dell’esigua quantità di rumore”.
Certo i paesi di provincia hanno anche i loro svantaggi. Come afferma la responsabile: “A Castelletto c’è scarsità di scuole materne e asili nido e c’è il problema dell’inverno, sicuramente più difficoltoso che in città, trovandosi il paese a maggior quota. Questi sono forse gli unici motivi che spingono i residenti a riavvicinarsi alla città nel corso degli anni successivi al loro precedente trasferimento”. A parte questi inconvenienti, Castelletto, come quasi tutti gli altri comuni del Bolognese, è a tutt’oggi in crescita e si prevede che la sua popolazione oltrepasserà in tempi brevi i 5 mila abitanti.

La voce dei residenti in provincia
Intorno a questo importante controesodo dei giorni nostri, sentiamo le opinioni di alcuni cittadini coinvolti in prima persona.
Lorenzo Jannicola è un imprenditore 33enne che nel 2006 ha scelto di trasferirsi da Bologna a Monghidoro, in cui è regolarmente residente. I motivi di questa decisione sono in parte legati alla mancanza di legami parentali in città nonché ai crescenti bisogni del proprio cane, e in parte dovuti a questioni di “maleducazione mtropolitana”: “Negli ultimi mesi di mia permanenza a Bologna ebbi modo più volte di scoprire l’eccessivo menefreghismo e disinteresse della cittadinanza: un sacco di cocci di bottiglie di vetro sui marciapiedi e in un giorno di giugno 2006 vidi tre fontanelle ai Giardini Margherita che gettavano acqua a profusione, in quanto qualche sciagurato aveva lasciato i rubinetti spalancati”. Non manca l’aspetto economico della vita cittadina, confermato dal signor Jannicola: “[…] ho trovato invece un piccolo ma grazioso immobile a Monghidoro, spendendo la stessa somma, più o meno, che a Bologna occorre per un semplice mono-bilocale”. Ad un paio d’anni dal trasloco, la qualità della vita del signor Jannicola può dirsi migliorata sotto tutti gli aspetti, come lui stesso conferma: “Rapporto umano favoloso (uffici pubblici e negozianti gentilissimi e alla mano: quando mai in un ufficio postale di Bologna il personale si offrirebbe di impacchettare una confezione regalo? Qui a Monghidoro mi è stato fatto, con estrema gentilezza); aria buona, tanto verde, poco traffico, e vicini adorabili”. Nessun rimpianto della città, quindi: “Qui sono rinato. Ho lasciato lo stress a Bologna. Di Bologna non mi manca assolutamente nulla […]”.
Tommaso Matti è un geometra 27enne che risiede a Monteveglio dal 1994. I motivi del trasferimento sono essenzialmente di natura famigliare e la scelta di questo comune è stata una casualità, indotta più dall’estetica del luogo che da un mero calcolo di costi e vantaggi. Col passare del tempo, il bilancio può dirsi positivo, soprattutto ricordando come ha vissuto qui l’adolescenza: “Per un bambino la spensieratezza di poter girare in bicicletta senza preoccupazioni è impagabile, poi lo stretto contatto con la natura rese tutto molto affascinante”. La difficoltà maggiore incontrata dal signor Matti è stata soprattutto relativa ai mezzi di trasporto ma la vita di provincia gli ha anche insegnato qualcosa che in città non avrebbe appreso: “La vita di provincia aiuta molto a imparare a vivere arrangiandosi per gli spostamenti e per i propri desideri. Non c’è niente di “comodo” e, se c’è un qualcosa che vuoi davvero, devi imparare a guadagnartelo da te”.

L’immagine: “fuga dalla città”.

Jessica Ingrami

(LM MAGAZINE n. 4, 15 settembre 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 33, settembre 2008)

Print Friendly