«Per una scienza senza segreti e senza frontiere»

Intervista ad Antonino Zichichi, con anticipazioni su nuovi, grandi progetti scientifici

Fisico di fama mondiale presidente della Wfs, Federazione mondiale di scienziati che comprende Pechino, Ginevra, Mosca, New York, e della Femccs, Fondazione e centro di cultura scientifica Ettore Majorana a Erice, Antonino Zichichi, nato a Trapani il 15 ottobre 1929, ha aperto con le sue ricerche nuove strade nella fisica subnucleare delle alte energie.

I grandi progetti della Fisica europea, Lep (Cern, Ginevra), Gran Sasso (Infn, Roma), Hera (Desy, Amburgo), Laa (Cern-Infn, Ginevra), sono legati al suo nome per avere egli dato a essi contributi determinanti in fase di concezione, studio e realizzazione. Il progetto Lep ha portato alla più potente macchina per lo studio delle interazioni tra elettroni e positroni. Ci sono voluti vent’anni e 9 miliardi di euro per realizzare l’acceleratore di particelle più grande e potente del mondo che corre per 27 km sotto la frontiera tra Svizzera e Francia. Il progetto Gran Sasso ha avuto come esito il più grande laboratorio sotterraneo del mondo per lo studio dei neutrini (cosmici e di quelli prodotti artificialmente al Cern), della stabilità nucleare della materia e dei collassi stellari. Il progetto Hera ha portato alla più potente macchina per lo studio delle interazioni tra elettroni e quark. Il progetto Laa è stato il primo al mondo per lo studio sistematico e l’invenzione di nuove tecnologie subnucleari.

Attualmente Zichichi dirige il progetto Eln dell’Infn, per lo studio del più potente supercollisore di protoni alle massime energie e luminosità. Già nel gennaio del 2008 abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare il noto fisico in occasione della sua presenza a Lamezia Terme, al centro della Calabria, per la rassegna de “Il Sabato del villaggio”, trattando con lui anche il delicato tema del rapporto tra religione e scienza (vedi Religione e scienza: nessun contrasto). A differenza di alcuni scienziati del nostro tempo che si dichiarano atei, egli ritiene non esista contrasto tra scienza e fede. Dopo quattro anni Zichichi, il 14 aprile, è stato nuovamente a Lamezia Terme, per parlare delle “sette meraviglie della ragione” nel corso di un convegno promosso dall’Azienda sanitaria provinciale e condotto da Raffaele Gaetano, presidente del centro studi Koinè. Per tale occasione il noto fisico si è lasciato gentilmente intervistare.

Cosa può dirci delle scoperte scientifiche del nostro tempo?

«Viviamo l’era della tecnologia elettronica. Essa nasce con la scoperta, nel 1897, da parte del fisico Joseph John Thomson, del più piccolo “pezzettino” di elettricità, cui diede il nome di “elettrone”. Se a quei tempi ci fosse stato un governo in grado di capire le enormi conseguenze di questa scoperta, oggi la tecnologia elettronica sarebbe a livello pari a quello che i nostri posteri vedranno fra cento anni. Se non fosse per quello che ci insegna il Progetto “Manhattan”, si potrebbe pensare che sono necessari cento anni affinché una scoperta scientifica entri nella vita di tutti i giorni come realtà tecnologica. C’è però la realtà tecnologica del Progetto Manhattan che ci illumina».

Quando nasce la tecnologia nucleare?

«Nel 1940 non esisteva la tecnologia nucleare. Essa nasce con la scoperta nel 1932 del “pezzettino” elettricamente neutro che partecipa alla costruzione del nucleo atomico in cui è concentrata la massima parte (oltre il 99%) della massa atomica. A questo “pezzettino” di nucleo venne dato il nome di “neutrone”. L’invenzione della tecnica dei neutroni lenti – avvenuta a Roma grazie a Enrico Fermi nel 1934 – portò alla scoperta del fuoco nucleare, un milione di volte più potente di tutti i fuochi noti fino ad allora ».

Cosa comportò la scoperta del neutrone?

«Portò al Progetto Manhattan, che in appena dieci anni trasformò la scoperta del neutrone in potenza tecnologica. Il programma venne affidato al fior fiore della Scienza di quei tempi, senza alcuna interferenza da parte delle devastanti “raccomandazioni” politiche. Il progetto Manhattan è la dimostrazione di come sia possibile passare dalla scoperta scientifica alla realtà tecnologica in tempi dieci volte inferiori a quelli che la vita di tutti i giorni insegna; invece dei cento anni della tecnologia elettronica, appena 10 anni della tecnologia nucleare».

Il Progetto Manhattan portò alla creazione della bomba atomica. Quanto la scienza è responsabile dei disastri da essa generati?

«Un’altra cosa insegna il Progetto Manhattan: come evitare i disastri tecnologici. Nei dieci anni in cui dal nulla si passò alla realizzazione delle potenti tecnologie nucleari (reattori e bombe) non accadde alcun incidente. I padri del progetto si posero già a quei tempi il problema di cosa sarebbe successo quando la tecnologia nucleare da loro inventata sarebbe passata sotto il controllo del sistema politico vigente nei vari Paesi e del quale la Scienza non ha mai fatto parte. Chernobyl, Three Mile Island e Fukushima sono le risposte ai problemi che si posero i padri del Progetto Manhattan.

Cosa può dirci delle emergenze planetarie?

«Tre anni prima che crollasse il Muro di Berlino gli scienziati della Wfs (World federation of scientists) hanno dato vita alle attività interdisciplinari aventi come obiettivo lo studio delle emergenze planetarie e la elaborazione dei progetti-pilota necessari al loro superamento. Una prima analisi ha portato alla identificazione di ben 15 classi di pericoli per il pianeta. Studi successivi hanno permesso di focalizzare in ciascuna classe le diverse dettagliate emergenze con il risultato finale di 63. I risultati ottenuti con la realizzazione di cento progetti-pilota in cinquanta Paesi – molti dei quali nelle aree in via di sviluppo – permettono di concludere che, se c’è volontà politica, le emergenze planetarie possono essere affrontate e risolte».

Come?

«Al fine di pervenire a un tale traguardo non basta coinvolgere la comunità scientifica; è necessario far capire al grande pubblico quali sono le priorità su cui sostenere una grande battaglia di civiltà. Queste priorità sono le basi su cui si fonda il “Progetto per l’uomo”, il cui obiettivo è la lotta alle emergenze planetarie in modo coordinato tra le nazioni e con un legame stretto con l’opinione pubblica di tutti i Paesi coinvolti nel Progetto per l’uomo. Questo legame ha bisogno del sostegno a ogni livello – regionale, provinciale e comunale – con impegni diretti e partecipazione effettiva alla realizzazione delle componenti fondamentali attraverso le quali si realizza il suddetto progetto».

A suo avviso, questo progetto è realmente efficace?

«Tale progetto sarebbe pura utopia se non potesse contare su strutture esistenti impegnate in attività scientifiche, tecnologiche e culturali. Ecco quali sono: il Centro di cultura scientifica “Ettore Majorana” di Erice, che ha saputo dar vita a uno spirito nuovo nella collaborazione scientifica internazionale per una “Scienza senza segreti e senza frontiere”, facendo partecipare alle sue attività in Sicilia oltre centomila scienziati provenienti da 932 laboratori e università di 140 nazioni; la Federazione mondiale degli scienziati (Wfs), la più grande associazione di scienziati in cui si pratica il “volontariato scientifico”; il Cern di Ginevra, il più grande laboratorio al mondo di ricerche scientifiche di stampo galileiano; il nuovo Centro di studi e ricerche “Fermi-Majorana”, che deve agire come centro propulsore di coordinamento per le attività scientifiche, tecnologiche e culturali del “Progetto per l’uomo”».

Com’è nato tale progetto?

«Esso ha come punti cardinali di riferimento: Giovanni Paolo II che, del “Progetto per l’Uomo”, è stata la suprema guida morale e culturale; Enrico Fermi, il più grande galileiano del XX secolo, il cui insegnamento è stato la nostra forza propulsiva scientifica e tecnologica; Ettore Majorana, che, secondo Leonardo Sciascia, preferì scomparire, rifugiandosi in un convento, piuttosto che lavorare alla tecnologia nucleare, ancora non nata (1938), ma di cui la sua genialità riuscì a prevedere le conseguenze. Un progetto per l’umanità deve fare tesoro di queste lezioni il cui insegnamento è quello di dare priorità assoluta alla meritocrazia e all’eccellenza scientifica, riducendo a zero le “raccomandazioni politiche”».

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L’immagine: Lo scienziato e la giornalista (foto della stessa autrice dell’articolo).

Dora Anna Rocca

(LucidaMente, anno VII, n. 77, maggio 2012)

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