ATTACCO FRONTALE|23 novembre 2008 00:00

Dall’Ecuador all’Ue: la tratta degli umani

L’Ecuador è paese di origine, transito e destinazione di individui vittima della tratta di esseri umani, finalizzata soprattutto allo sfruttamento sessuale e al lavoro illegale. Molte delle vittime dello sfruttamento sono bambini e adolescenti. Attualmente, secondo alcune indagini svolte da organizzazioni internazionali, cittadini ecuadoregni sono “trafficati” in Europa Occidentale, principalmente in Spagna e in Italia e in altri paesi dell’America Latina.
La povertà, che ha colpito il paese in seguito alla grave crisi economica, e la conseguente dollarizzazione del 2000 hanno costretto molte famiglie delle aree rurali a mandare i propri figli a lavorare in piantagioni di banane, piccole miniere o a farli emigrare nelle aree urbane o in paesi stranieri dove è facile diventare vittime dei trafficanti di esseri umani.
La prostituzione in Ecuador è un’opzione frequente per donne provenienti da strati sociali marginali: miseria, violenza e abuso sono il primo passo verso la prostituzione per molte bambine e adolescenti.

La Casa de Nosotras di Machala
Nelle società di stampo maschilista, come quella ecuadoriana, il postribolo è il luogo dell’iniziazione sessuale per gli adolescenti di sesso maschile e quindi uno spazio simbolico molto importante che determina il passaggio all’età adulta.
La maggior parte delle malattie a trasmissione sessuale vengono dai postriboli, in cui le prime vittime in realtà sono proprio quelle che oggi vengono chiamate “operatrici sessuali”. Alcune di loro si sono raggruppate in associazioni molto attive a livello di protezione dei diritti, sia come lavoratrici che come esseri umani, che forniscono appoggio di tipo legale e sanitario e offrono un’organizzazione autogestita dei postriboli.
Siamo stati alla Casa de Nosotras di Machala, sulla costa pacifica del paese, inaugurata l’11 gennaio di quest’anno. All’interno di questa struttura hanno trovato posto gli assi portanti del Movimento delle Donne de El Oro (Movimiento de Mujeres de El Oro), una provincia dell’Ecuador, con l’obiettivo di fornire ogni tipo di aiuto di cui le operatrici del sesso e più in generale la popolazione femminile della città, possano aver bisogno: legale, medico, psicologico, sostegno per la crescita infantile e aiuto per le donne vittime di violenza domestica.

Come mai in Ecuador tante donne scelgono la via della prostituzione?
A questa domanda risponde Rosa López, coordinatrice del Movimento delle Donne della Provincia di El Oro, che abbiamo appunto incontrato a Machala presso la Casa de Nosotras: “La causa principale è la condizione sociale da cui provengono; spesso infatti queste donne vengono da situazioni di miseria estrema, molte volte accompagnate da abusi e violenze domestiche fin dall’infanzia e poi continuate nel matrimonio”.
Aggiunge: “Un problema molto grosso della nostra provincia, ma che interessa tutto l’Ecuador, è quello della prostituzione infantile: molte bambine non ancora sviluppate e ancora prive di seno, vengono messe sulla strada oppure tenute prigioniere in casa dalle proprie famiglie che procurano loro i clienti. Oppure vengono vendute a trafficanti internazionali o nazionali di esseri umani che le portano in Europa o in altri paesi dell’America Latina. È inutile dire che questo tipo di esperienza segna la loro vita sotto tutti gli aspetti”.
La ragione principale che induce le donne a prostituirsi è quella di avere di che sostenere le proprie famiglie e se stesse; questo è infatti un lavoro che permette di guadagnare somme abbastanza consistenti in tempi brevi. La disoccupazione femminile in Ecuador raggiunge cifre molto alte. Una rappresentante dell’associazione delle lavoratrici autonome 22 di giugno, della provincia di El Oro, ci ha raccontato che: “La prostituzione per lo Stato significa avere un’alternativa comoda alla disoccupazione femminile come risultato dell’incapacità di risolvere le necessità primarie di sopravvivenza di ampi settori della popolazione”.

Un tipico postribolo della costa ecuadoregna
Abbiamo visitato un tipico postribolo della costa ecuadoregna: una grande casa a un piano, con un cortile interno di terra battuta su cui si aprono tante porte. Siamo entrati da una di queste porte: l’ambiente è molto ristretto, c’è spazio solo per un letto e due secchi di acqua che servono per lavarsi a servizio concluso. Le condizioni igieniche sono praticamente inesistenti, non c’è aerazione e nemmeno abbastanza spazio per muoversi.
Le donne aspettano i clienti nel cortile centrale, questi poi vengono portati nella camera dove sarà consumato l’atto. Anche nei postriboli ci sono molte minori a cui viene fornito un documento d’identità falso; vengono tenute a bada con minacce di violenza rivolte contro le loro famiglie e contro loro stesse.

Le più giovani
Una giovane operatrice del sesso ci ha raccontato come avviene lo sfruttamento delle più giovani: “La maggior parte sono giovanissime. Le minacciano di dire ai genitori o ai fratelli quello che hanno fatto. Ci sono delle donne che fanno questo lavoro dagli undici o dai dodici anni. In un bar qui vicino c’è una bambina che non riesce ancora a trattenere le lacrime: l’hanno portata lì a forza. La fanno bere. E visto che è piccolina fa parte dello spettacolo del cabaret. Dicono che sia di “Liliana”; è la sua sfruttatrice e con la bambina risponde alle richieste di carne fresca dei clienti”.
Un’altra operatrice del sesso della Casa de Nosotras più tardi ci racconta: “Ora la prostituzione è un affare molto grande. Prima c’era poca gente però adesso per le strade e nei bar ci sono delle ragazzine giovanissime. Ci sono bambine di 11 anni a cui le madri trovano i clienti. Io ne conosco di molto giovani. In questa zona per esempio c’è una ragazza che non ha ancora 16 anni”.

Educazione sessuale e anticoncezionali
Altro grosso problema è l’ignoranza riguardo all’educazione sessuale e ai metodi anticoncezionali.
I contraccettivi più utilizzati in Ecuador sono: la sterilizzazione (una donna su cinque), i dispositivi intrauterini (11,8%) e gli anticoncezionali orali (10,2%). L’uso del preservativo interessa solamente il 2,6% della popolazione.
Situazione questa aggravata dalla forte influenza esercitata dalla Chiesa cattolica che cerca di portare aiuto alle donne incinte e alle famiglie più povere, ma che non diffonde nessun tipo di educazione sessuale e anticoncezionale.

L’immagine: interno del postribolo Enigma di Machala.

Erika Casali

(LM Magazine n. 6, 21 novembre 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 35, novembre 2008)

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