INEDITION|23 novembre 2008 00:00

Coop Accaparlante: disabilità e pregiudizi

Mia nonna, nella sua ignoranza di persona dell’entroterra abruzzese, incrociando una persona disabile, diceva a mia mamma incinta di non guardarla perché altrimenti rischiava di mettere al mondo un figlio disabile. Quaranta anni fa si ragionava così, oggi una frase del genere può farci sorridere, perché non più al passo con i tempi, perché legata ad un immaginario di superstizione e credulità popolare, perché abbiamo un’altra immagine della persona disabile, un’immagine più aderente alla realtà.

La doppia anima della cooperativa Accaparlante e l’opinione del presidente Luca Baldassarre
La cooperativa Accaparlante lavora proprio in questa direzione: promuovere una cultura diversa sulla disabilità, che pretende di rivolgersi a tutti, non solo a chi con la disabilità deve viverci.
Luca Baldassarre, presidente della cooperativa sociale Accaparlante ed educatore, ci ha guidati all’interno di un luogo di lavoro sereno, amichevole ed impegnato a promuovere una rappresentazione corretta e positiva della persona disabile. La cooperativa nasce nel 2004 per iniziativa di un gruppo di lavoro del Centro documentazione handicap, un’associazione che gestisce dal 1981 una biblioteca che raccoglie documenti sui temi dell’handicap, del disagio sociale, del volontariato e del terzo settore, oggi partner d’eccellenza della cooperativa.
Accaparlante è una cooperativa mista, di tipo A e B. Si occupa di interventi di tipo riabilitativo, sociale, educativo, oltre che di inserimento lavorativo: “Le due anime della cooperazione – dice Baldassarre – convivono nello stesso gruppo di lavoro”. All’interno della struttura si possono trovare diverse figure professionali che vanno dal giornalista, all’educatore, al pedagogista. Ma la specificità della cooperativa Accaparlante è quella di occuparsi di produzione lavoro in termini di produzione culturale. Questa specificità deriva dal fatto che sono veramente poche le cooperative di tipo B che si occupano di produzione ed inserimento lavorativo in questi termini.
“Si tratta di un luogo un po’ particolare, dove – ci spiega il presidente – chi ha una disabilità viene con la consapevolezza e la volontà di acquisire competenze in ambito culturale, che possono essere molto varie e spaziare dall’ambito dell’informazione sociale a quello educativo nelle scuole o ancora della formazione”. Come grande laboratorio, aperto sui temi dello svantaggio e della diversità, la cooperativa si propone di dare maggiore visibilità alle persone svantaggiate rendendole non solo artefici del loro cambiamento personale, ma anche protagoniste di un più vasto mutamento sociale. Comunicare la situazione di una persona che vive con una disabilità diventa importante per modificare pregiudizi e luoghi comuni, purtroppo ancora presenti nella nostra società. L’immagine del disabile come persona “non completa”, ma anche quella del “disabile fenomeno” sono entrambi sbagliate e lontane dal vero.
In particolare Baldassarre si sofferma sul pregiudizio del “disabile fenomeno”: “Il passaggio da inabile a fenomeno è un attimo… Se tu sei considerato un incapace e fai qualcosa di buono immediatamente diventi un fenomeno, forse la verità sta nel mezzo!”.

Inclusione, relazionalità, fiducia: gli ingredienti della cooperazione
Alla nostra domanda sulle modalità attuate per il raggiungimento di questi obiettivi, il presidente ci spiega che non esiste una ricetta unica per integrare, sia socialmente che professionalmente, una persona disabile, data l’unicità intrinseca di ogni personalità e la diversità dei bisogni.
La metodologia generale consiste nel lavoro di valorizzazione delle competenze, delle capacità, delle diverse abilità, tutto ciò inserito in un ambito relazionale. “L’idea del gruppo di lavoro inclusivo per noi non è un’idea teorica, ma un’idea praticata”. Ecco alcuni degli “ingredienti segreti” che contribuiscono alla buona riuscita del loro lavoro: relazionalità e fiducia. Una cooperativa è un’impresa, ha le stesse logiche di un’impresa: ci si incontra per prendere decisioni, per valutare progetti. Ma nel caso specifico di Accaparlante tutto ciò lo si fa insieme come gruppo, in armonia, e con un processo di partecipazione democratica quanto più ampio possibile.
“E quando non c’è accordo comune allora scatta il meccanismo della fiducia – aggiunge Baldassarre – tutto ciò di solito non succede in un’azienda di altro genere, ma nella cooperazione sociale questo si deve fare, perché se non si fa neanche qui non c’è margine per farlo da nessuna parte”.

Il Progetto Calamaio: laboratori di educazione alla diversità
La cooperativa Accaparlante ha attivi numerosi corsi di formazione ed approfondimento rivolti a operatori sociosanitari, insegnanti, volontari, genitori, educatori e animatori. Ma, tra le svariate attività di cui la cooperativa si occupa, quella che più di tutte ha saputo racchiudere in sé lo spirito di questo motivato e positivo gruppo di lavoro è il Progetto Calamaio.
Quest’ultimo nasce nel 1986 all’interno del Centro di documentazione handicap. A cavallo tra area educativa ed area formativa, prevede l’attivazione, all’interno delle scuole di ogni ordine e grado, dal nido all’Università, di percorsi di educazione alla diversità, con una progettazione che coinvolge sia il gruppo classe, che gli insegnanti, che i genitori. L’attività è svolta in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, con il sostegno di enti locali, scuole, cooperative ed associazioni.
Il Progetto Calamaio risponde a precisi obiettivi educativi che vengono progettati internamente. Esso prevede più cicli di incontri basati su modalità improntate all’animazione e sull’uso di diversi strumenti: musica, drammatizzazione, giochi di ruolo. L’obiettivo finale è quello di lavorare sull’integrazione a tutto tondo, in un ambiente, come quello della scuola, dove sono sempre molto numerose le situazioni di disintegrazione sociale. Il gruppo di lavoro è misto, gli animatori sono infatti sia normodotati che disabili.
Tale aspetto viene sottolineato come culturalmente molto significativo e rispondente all’obiettivo di fornire una visione nuova e positiva della persona disabile: “Chi ha una disabilità di solito non è percepito come una persona che educa ma come una persona da educare, in questo caso invece è proprio lui l’educatore dei ragazzi, di tutti i ragazzi non solo di chi ha una disabilità. Colui che è sempre stato educato diventa educatore. Questo significa lavorare per un cambiamento culturale”.

L’immagine: il logo della cooperativa Accaparlante.

Enrica Tullio

(LM MAGAZINE n. 6, 21 novembre 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 35, novembre 2008)

Print Friendly