IL LABORATORIO, INTERVENTI|6 maggio 2012 18:59

Quali devono essere le finalità di una sinistra rinnovata

Solidarietà globale e salvezza del pianeta al centro di un nuovo manifesto politico

Giorgio Gaber cantava: «Ma cos’è la destra… cos’è la sinistra…» (Destra sinistra, dall’album La mia generazione ha perso, 2001). In questo particolare momento di crisi della politica italiana, ma non solo italiana, la domanda di Gaber è quanto mai attuale e stringente. Per tentare una risposta, vorrei sottoporvi alcune considerazioni.

Esistono due filosofie o ideologie di fondo della politica risalenti alla stessa natura umana: il “liberismo” e la “solidarietà”. Tutte le formazioni politiche, di destra o di sinistra, hanno nei loro programmi ambedue i valori, ma il valore della solidarietà è più connaturato nella sinistra, così come il liberismo è nella destra. La crisi che attraversa la sinistra, e non solo in Italia, risale anzitutto alla sua mancata ridefinizione di cosa deve intendersi oggi per solidarietà. Mentre il liberismo, grazie alla globalizzazione delle telecomunicazioni (cui si deve peraltro la conquista della democrazia di molti popoli), ormai governa a livello mondiale la finanza e i mercati, con i risultati disastrosi che ormai sono evidenti a tutti. Manca una politica mondiale della solidarietà che possa e sappia frenarne gli eccessi. Caduto il comunismo, sfaldatosi il socialismo, resta comunque la ricerca di un ideale per il quale valga la pena di lottare, di rispettare le leggi, di pagare le tasse, di “fare sacrifici”.

Il primo punto che la “sinistra” dovrebbe porre nella propria agenda politica è la salvezza del pianeta, ossia il futuro dei nostri figli, e dei figli dei nostri figli. Ciò sarà possibile se alla globalizzazione del mercato corrisponderà la globalizzazione della politica, secondo uno slogan che potremmo definire “solidarietà globale” o “nuovo umanesimo”, senza confini di spazio e di tempo. Sinora il problema è stato affrontato partendo dai “guasti” (surriscaldamento, desertificazione, scioglimento dei ghiacciai, povertà, fame, immigrazione, inquinamento dell’aria, dell’acqua e della terra, smaltimento dei rifiuti, ecc), mai ponendoci la domanda sulle “cause” del disfacimento del pianeta che sono ormai sotto gli occhi di tutti.

Ne richiamo le principali: 1) sovrappopolazione (secondo l’ultimo rapporto del Wwf, «la popolazione umana entro il 2050 raggiungerà un ritmo di consumo pari a due volte la capacità del pianeta Terra»), 2) esaurimento delle fonti energetiche non rinnovabili, 3) prevalenza degli interessi personali (egoismi) sugli interessi comuni. Così intesa, la “solidarietà globale” ha contenuti etici e morali che vanno al di là della nostra stessa vita terrena, nel senso che per i credenti aggiunge, e per i non credenti sostituisce, alla fede nella vita eterna la fede nella vita del pianeta, ossia la speranza di un futuro per l’intera umanità. La Terra è la casa di tutti gli esseri umani: i morti, i vivi e quelli che verranno.

So bene che problemi di tale spessore non possono essere risolti a livello nazionale e neppure a livello europeo in quanto necessitano di interventi a livello mondiale, ma so anche che se i partiti della sinistra, si chiamino “progressisti” o “riformisti” o altro, in Italia e in Europa, ponessero la salvezza del pianeta al primo posto del loro manifesto politico, ciò cambierebbe notevolmente la loro immagine nonché i contenuti dei loro programmi elettorali, contribuirebbe alla costituzione di una vera Unione europea e a un ruolo più concreto e democratico delle stesse Nazioni unite, in modo che la Dichiarazione universale dei diritti umani possa trovare sempre e ovunque applicazione.

Giampietro Sestini Segretario nazionale di LiberaUscita, Associazione per il diritto a morire con dignità

(LucidaMente, anno VII, n. 77, maggio 2012)

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