SOTTO I RIFLETTORI|19 gennaio 2009 00:00

Un anno dopo: il Consiglio degli stranieri di Bologna

Da organo consultivo con il diritto di esprimere il proprio parere su materie di competenza del Consiglio provinciale bolognese, in particolare sulle politiche a favore degli immigrati, a ente che contribuisce al bene comune di tutti i cittadini, non solo forestieri, ed esempio di buone pratiche politiche. Ad un anno dalla sua elezione avvenuta il 2 dicembre 2007, ecco l’operato del Consiglio dei cittadini stranieri e apolidi di Bologna. Nel Consiglio undici consiglieri sono originari del Marocco, seguito dal Pakistan con sette.

La rappresentanza delle nazionalità
Le altre nazionalità rappresentate sono quelle di Filippine, Bangladesh, Albania, Croazia, Cina, Senegal e Sri Lanka. I romeni, che sono la seconda nazionalità più numerosa sul territorio, in quanto cittadini comunitari, hanno diritto al voto amministrativo e per tale motivo sono stati esclusi dal nuovo organismo. È da considerare che le etnie presenti sul territorio bolognese sono centoquaranta. Di fronte a tale dato, pertanto, risulta evidente che la maggior parte delle nazionalità non sono rappresentate nel nuovo organo, mentre è totalmente assente il continente latinoamericano.
Molti consiglieri spiegano tale fenomeno col fatto che la notizia dell’indizione delle elezioni del Consiglio è stata comunicata con poco anticipo (due mesi prima). Ciò ha favorito le comunità che già erano organizzate in associazioni e presenti da più tempo sul territorio bolognese, nonché quelle con maggiori risorse umane ed economiche, in primis la marocchina.
Leonardo Barcelò, consigliere comunale, cittadino italo-cileno, motiva così l’assenza di cittadini latinoamericani e di altre nazionalità: “Ha funzionato andare a scegliere coloro che sono più conosciuti all’interno del mondo degli immigrati, sorpassando le identità nazionali. Nel senso che i sudamericani che hanno partecipato al voto probabilmente hanno votato a favore di candidati di altre nazionalità”. Sanja Basic, di nazionalità croata, conferma tale ipotesi in quanto nel suo collegio non erano presenti croati, eppure lei è stata ugualmente eletta consigliere.
Rimane il fatto che la partecipazione al voto sia stata del 21%, con un astensionismo elevato proprio tra i latinoamericani e i cittadini dell’Est Europa. Astensionismo che non può essere spiegato solo con la disinformazione sull’evento, in quanto i comuni si sono impegnati a inviare a ciascun straniero residente la divulgazione della notizia delle elezioni. Quasi nove cittadini stranieri su dieci elettori hanno confermato di aver ricevuto tale comunicazione. Il fattore economico, oltre a quello linguistico, ha influenzato alcune comunità nella scelta di astensione dalla candidatura. Prendersi un tale impegno, senza percepire nessun tipo di indennità e sacrificando il proprio tempo al lavoro e alla famiglia, è un prezzo troppo alto da pagare.

I rapporti con le istituzioni locali
Maurizio Cevenini, presidente del Consiglio provinciale di Bologna, durante il seminario Nuovi cittadini bolognesi e rappresentanza politica, tenutosi a Bologna lo scorso 20 dicembre, ha ammesso che nel mandato in corso avrebbe rinunciato al Consiglio degli stranieri. Tuttavia, superati gli ostacoli procedurali e le resistenze di alcuni soggetti politici, nonché le difficoltà dovute alla mancanza di norme che regolassero la nuova istituzione, si è ricreduto, apprezzando il suo operato non solo dal punto di vista procedurale, ma anche dei contenuti.
“Nei nostri consigli, verso la fine, siamo logori e non sempre i colleghi prestano attenzione agli altri che parlano. La sostanziale differenza del Consiglio degli stranieri rispetto alla politica italiana consiste in questo: quando si esprime un membro, gli altri lo ascoltano con attenzione” ha dichiarato. Tale atteggiamento, insieme alla volontà di acquisire informazioni e dati utili al loro operato, ha permesso ai consiglieri di prendere decisioni al di là delle singole posizioni politiche.

L’informalità dei rapporti con l’elettorato
Consapevoli di essere lontani da un ottimale rapporto con i propri elettori e dal soddisfare le loro richieste, i consiglieri si impegnano a “creare una rivista e un sito web del Consiglio, dove, oltre a presentare le attività fatte, tutti i consiglieri possono rispondere alle domande degli elettori e dove si possono conoscere le problematiche degli stranieri”, dichiara Driss Jalal, consigliere di nazionalità marocchina.
Indrit Myhyrdari, di nazionalità albanese, ci informa che finora i rapporti con i propri elettori si sono tenuti in maniera informale, attraverso incontri estemporanei, organizzati in luoghi pubblici, quali giardini, o nelle sedi delle associazioni degli immigrati, che, al contrario del Consiglio, hanno una propria sede. Il presidente del Consiglio Asif Raza aggiunge che anche gli abboccamenti casuali per strada si trasformano spesso in occasioni di scambio di opinioni con gli elettori rispetto ai loro bisogni e all’operato del Consiglio.

Sfide, punti di forza e di debolezza
Le prime due sfide che il Consiglio degli stranieri ha affrontato e superato sono state la mancanza di una normativa che regolasse il suddetto organismo e l’elezione del presidente, la cui candidatura doveva essere condivisa dalla maggioranza dei trenta consiglieri e accettata politicamente. Il pilastro che regge e fortifica questa esperienza deriva dalla sua nascita dal basso, dalla società civile, con la collaborazione di molti soggetti pubblici e privati portatori di interessi e di bisogni.
Da non sottovalutare infine l’impegno dei consiglieri a partecipare a giornate di formazione e agli stessi consigli (si registra un tasso di frequenza dell’80%). Le ore dedicate alle attività del Consiglio sono andate a scapito del lavoro e della famiglia dei componenti, senza che per questo abbiano recepito alcuna indennità. Qui arriviamo a uno dei problemi che avvilisce i consiglieri, ovvero la mancanza di risorse economiche a loro disposizione.
A questo fatto, secondo Cevenini, si aggiunge un altro che indebolisce l’operato dell’organo: “Manca il passaggio decisionale tra l’acquisizione di informazione e l’essere interlocutori della politica. Sulla rappresentanza ci siamo, però è complicato rendere fattibili le proposte”.

Verso il diritto al voto amministrativo
Tra gli obiettivi del Consiglio degli stranieri, quelli più sentiti dall’elettorato sono i problemi del permesso di soggiorno e della cittadinanza italiana per i figli degli immigrati nati in Italia e il diritto al voto amministrativo per gli stessi stranieri. Per raggiungere tali obiettivi, occorre superare alcuni paradossi.
Innanzitutto la tendenza dell’attuale governo a redigere pacchetti di sicurezza che cercano di erigere una barriera tra l’Italia e i migranti, dimenticandosi di coloro che risiedono nel nostro Paese da diversi anni. Un altro paradosso è quello che i cittadini stranieri di origine italiana residenti in altri stati e che non hanno mai vissuto in Italia comunque votano per i nostri rappresentanti in Parlamento, mentre i forestieri che risiedono nel nostro territorio da diversi anni non hanno ancora neppure acquisito il diritto al voto amministrativo.

L’immagine: il palco del seminario Nuovi cittadini bolognesi e rappresentanza politica (da sinistra: Malick Kaire Gueye del Consiglio degli stranieri, Giuliano Barigazzi, assessore alle Politiche sociali e per la Salute della Provincia di Bologna, Beatrice Draghetti, presidente della Provincia di Bologna, Bouchaib Khaline dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio degli stranieri, Maurizio Cevenini, presidente del Consiglio provinciale di Bologna, Asif Raza, presidente del Consiglio degli stranieri).

Francesca Gavio

(LM MAGAZINE n. 7, 15 gennaio 2009, supplemento a LucidaMente, anno IV, n. 37, gennaio 2009)

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