ATTACCO FRONTALE|19 gennaio 2009 00:00

Crash, il movimento di studenti e precari

Quartiere Navile di Bologna, 29 novembre 2008. Il collettivo Crash prende possesso dello stabile dell’ex Bologna Motori in via Donato Creti 24. L’edificio appartiene alla società controllata dall’imprenditore bolognese Paolo Pazzaglia. Gli studenti e precari di Crash, come si definiscono i ragazzi del collettivo, iniziano le loro attività sul finire dell’amministrazione comunale precedente, con l’obiettivo di restituire gli spazi urbani ai cittadini.

Crash, dalle origini ad oggi
La prima occupazione, nel 2003, in via Corticella, viene sgomberata nel giro di sei ore. Segue quella dello stabile di via Avesella 2 in cui i giovani ottengono lo smantellamento di una centralina Enel e Atc dannosa per la salute, a causa di un tasso di elettromagnetismo troppo elevato, sbloccando così i lavori dei quindici appartamenti circostanti. Soddisfatto dei risultati, Crash lascia l’edificio per impadronirsi di quello di via San Donato 27, allora di proprietà della Regione. Nel 2005 i ragazzi invadono l’ex mensa di via Giannetti 2, sgomberata nel 2006.
Le due occupazioni successive, in via Zanardi 48 e 106, di circa un anno ciascuna, per la loro durata rappresentano i due momenti più significativi delle iniziative del collettivo. Giuseppe, portavoce di Crash, spiega così le ragioni dell’ultimo sgombero: “La Magistratura bolognese ha decretato una presunta pericolosità dello stabile, poi smentita in sede processuale, utilizzando un capo d’imputazione riservato fino ad ora solo a beni in possesso di organizzazioni mafiose e ad abusi edilizi”.
Scegliendo di anticipare lo sgombero imminente, Crash decide di occupare l’ex cinema Embassy in via Azzo Gardino, ma le forze dell’ordine vi pongono fine nel giro di un’ora. “In seguito – spiega Giuseppe – l’interno dello stabile è stato completamente devastato con buche di tre metri scavate solo per renderlo inagibile”.

Crash torna a farsi sentire
Tre giorni dopo l’annunciato sgombero di via Zanardi 106, il collettivo decide, come abbiamo detto all’inizio, di entrare nello stabile dell’ex Bologna Motori in via Creti.
“Abbiamo scelto di occupare questo stabile – racconta Giuseppe – perché si trova al centro di un progetto di riqualificazione dell’area della Bolognina. Ci preparavamo a prendere parte al tavolo di urbanistica partecipata per formulare le nostre progettualità, con l’intento di contribuire alla valorizzazione di queste aree dismesse”. L’edificio viene sgomberato nel giro di quattro giorni, chiudendo le porte alla trattativa e bloccando i lavori che i ragazzi avevano iniziato per rendere agibile lo stabile. Durante lo sgombero la polizia si scontra con i giovani, che organizzano blocchi stradali nel tentativo di resistere. Una giovane viene ferita alla testa da una manganellata e deve ricevere otto punti di sutura. Nel pomeriggio il corteo di protesta riparte dalle due Torri, bloccando per un’ora il traffico della zona e scontrandosi di nuovo con le forze dell’ordine. Poi le due parti si accordano e la manifestazione prosegue fino a piazza Nettuno.
Privi di una sede in cui poter svolgere le attività artistiche e culturali, i membri di Crash scendono di nuovo in campo per far sentire la propria voce: il 10 dicembre attuano un presidio davanti al consolato greco per protestare contro l’uccisione del quindicenne ad Atene per mano di un poliziotto. Tre giorni dopo si radunano sul ponte della stazione centrale durante l’inaugurazione della Freccia Rossa per difendere due delle loro storiche battaglie: quella contro la Tav, che li ha portati anche a partecipare ad alcune manifestazioni in Val di Susa, e quella per la gratuità dei trasporti pubblici. Inoltre, Crash ha appoggiato in diverse occasioni il movimento studentesco che si oppone alla Riforma Gelmini “in quanto – osserva Giuseppe – momento di lotta contro la precarietà generale che ci viene imposta dall’alto”.
Il portavoce del collettivo ricorda infine che “tutte le conquiste della società civile, come lo statuto dei lavoratori o l’aborto, partono da momenti di lotta per poi consolidarsi come diritti acquisiti. Tuttavia oggi vengono chiusi gli ambiti di mediazione politica per lasciare spazio solo alla rigida osservanza della Legge, che non considera altro che il presente”.

Crash e le istituzioni
La motivazione principale per cui al gruppo viene ogni volta ordinato lo sgombero è quasi sempre la stessa: c’è in cantiere un progetto di riqualificazione urbana dell’area, per il quale però non vengono mai stanziati fondi o vengono addirittura tagliati.
Il collettivo si dice disposto a sedere a un tavolo di confronto con i vari enti, anzi lo aspetta da cinque anni. La volontà di Crash sarebbe quella di aprire delle trattative per individuare luoghi disponibili per le loro attività ma l’amministrazione comunale sembra non aver mai ventilato l’ipotesi di un incontro costruttivo: “Le loro motivazioni – dice ancora il portavoce – sono ideologiche e politiche. Sostanzialmente non si vuole accettare che la gente che vive in una città possa prendere in mano anche le sorti dei propri territori, plasmandoli sulle proprie esigenze. Va evidenziato che ogni sgombero non è mai stato eseguito per questioni di ordine pubblico ma è sempre stato effettuato su mandati politici o giudiziari. Non si tratta quindi di provvedimenti legati alla nostra incapacità di gestire gli spazi occupati”.

L’Osservatorio provinciale delle politiche giovanili
L’Osservatorio è stato istituito il 13 ottobre 2008 con convenzione triennale fra Provincia di Bologna, Istituzione Gian Franco Minguzzi e Fondazione Augusta Pini ed Ospizi Marini Onlus con l’obiettivo di avere una conoscenza strutturata e aggiornata delle azioni presenti sul territorio bolognese in tema di politiche giovanili.
In particolare, le attività dell’osservatorio sono volte a fornire informazioni agli operatori dei centri di aggregazione e agli operatori comunali che propongono azioni per i giovani. L’informazione rivolta in maniera diretta ai giovani avviene attraverso la mappatura dei centri di aggregazione. “La necessità di creare questo tipo di servizio – spiega Stefano Ramazza, capo del Gabinetto di Presidenza della Provincia di Bologna – nasce dalla consapevolezza che esistono diverse iniziative rivolte ai giovani sul territorio ma spesso esse non sono conosciute. L’Osservatorio vuole unificare queste informazioni e renderle fruibili da parte dei diretti interessati”.

L’immagine: “Zanardi 106”.

Jessica Ingrami e Luca Manni

(LM MAGAZINE n. 7, 15 gennaio 2009, supplemento a LucidaMente, anno IV, n. 37, gennaio 2009)

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