ATTACCO FRONTALE, SOTTO I RIFLETTORI|15 maggio 2012 10:05

Toh, c’è pure il “maschicidio”. E tanto…

Campagne mediatiche ben orchestrate. Ma smentite dai fatti. La verità è che siamo tutti esseri umani, a volte sfrenatamente, stupidamente, violenti…

Le bugie hanno le gambe corte. Le campagne mediatiche in malafede anche. Si è inventato un neologismo, “femminicidio”, per montare un ennesimo assalto alla Bastiglia, con lo scopo di invocare nuovi diritti, nuove leggi (si pensi, tra l’altro, alle famigerate “quote rosa”), a protezione di un “genere”, quello femminile, già ultratutelato, almeno nei paesi occidentali. Per non pensare allo scopo, da parte delle promotrici di tali campagne, di arrivare a un bello scranno in parlamento o ad altre “onorificenze” per aver condotto tali “nobilissime campagne” di odio e disinformazione. A sostegno argomentazioni e dati assurdi, quali la panzana della violenza maschile «prima causa di morte delle donne italiane» (per la smentita di questo e di altri dati e argomentazioni folli, si veda, tra gli altri, Femminicidio o maschicidio?, nel blog Il Volo di Dedalo).

I fatti. Nel giro di pochi giorni due donne, una signora di Villapiana (Cosenza) – dapprima considerata, col solito pregiudizio, “vittima” del “maschio” – e un’altra, residente a Livorno, hanno ucciso i propri mariti. Particolarmente efferato il secondo caso, comprendente prolungate sevizie varie, tra cui genitali maciullati e sodomizzazione con un oggetto in grado di procurare la perforazione dell’intestino. Non vogliamo indagare sui motivi che hanno spinto le due donne a far fuori i propri partner. Avranno avuto le loro “buone” ragioni, che, però, non sono mai “buone”, quando si toglie la vita a un altro essere umano. La questione è che la violenza, l’aggressività, lo scatenamento e la realizzazione di istinti omicidi sono immondo “patrimonio” dell’umanità. Tutta. Senza differenze “di genere”.

Del resto, non erano necessari gli ultimi due episodi per avere un quadro meno fazioso e arrogante della realtà. La Adama – nomen omen! – senegalese “violentata” in Italia, e immediatamente eretta a simbolo della Giornata mondiale conto la violenza sulle donne, si era inventata tutto; anzi, pare sia una mezza criminale. Molteplici gli episodi di omicidi crudeli e sadici compiuti da donne sui mariti, magari con la complicità dei propri amanti. Più in generale: ci si è dimenticati delle disumane violenze commesse in Iraq dalle soldatesse statunitensi? Nei pestaggi al G8 di Genova (vedi Giuseppe Licandro, La “macelleria messicana” che bagnò di sangue Genova, nel numero 77 di LucidaMente), quante erano le poliziotte? Chi ha mai evidenziato che, tra i quattro poliziotti condannati per il bestiale pestaggio – due manganelli spezzati sul corpo di un ragazzodi Federico Aldrovandi a Ferrara, c’è anche una “Monica”? E, persino nelle mafie, considerate terreno solo “maschile”, si scoprono donne spietate che ordinano omicidi e delitti vari. Infine, volendo fare un po’ il Bruno Vespa della situazione, che dire della simpatica combriccola matriarcale di Avetrana? Della dolcissima Erika di Novi Ligure? Della amorevole signora Franzoni di Cogne? O della pacata Rosa di Erba, col suo amato Olindo? E Amanda, a Perugia, l’ha scampata per un pelo, o perché… Usa.

La verità è che siamo tutti esseri umani. Imperfetti. Spaventati. Violenti. A volte bestiali (ma forse, a dir così, si offenderebbero gli animali). Da sempre una cultura “sinistrorsa” e “politically correct” manichea divide l’umanità in buoni e cattivi. Donne e uomini. Neri e bianchi. Poveri e ricchi. Operai e borghesi. Laici e credenti. Omosessuali ed eterosessuali. Di fronte al problema – “mistero”, per chi è, “religioso” – del male, della violenza, della brutalità, che ci accomuna tutti, non sarebbe meglio un po’ di raccoglimento? Senza altre parole.

LucidaMente si è già occupata più volte di “discriminazione positiva” (vedi tutto il n. 61 del gennaio 2011 e, in particolare, I tanti, troppi pregiudizi dei “progressisti” bigotti; La violenza è solo degli uomini?; Il caro femminismo iattura per tutte/i?, oppure «Io e la giustizia italiana: dalla condanna per pedofilia all’assoluzione»), nonché della questione della bigenitorialità, segnalando alcune iniziative (ad esempio, dell’Associazione Adiantum o del Comitato dei cittadini per i diritti umani-Ccdu).

L’immagine: Giuditta e Oloferne (1599, olio su tela 145 x 195, Roma, Galleria nazionale di Arte antica) di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610) e particolare di Icaro caduto di Francesco Cento (www.francescocento.it).

Rino Tripodi

(LM EXTRA n. 28, 15 maggio 2012, supplemento a LucidaMente, anno VII, n. 77, maggio 2012)

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12 Comments

  • Bell’articolo, totalmente condivisibile e magnificamente scritto.
    Così adesso so che c’è “un altro Rino” nel mio personale Pantheon di risvegliati dal sonno della coscienza.
    Quel sonno mortifero a cui il Femminismo di questi ultimi decenni ha fatto sprofondare l’intero Occidente, con i suoi dogmi fasulli, le sue menzognere e strumentali campagne d’odio antimaschili, le sue fallimentari politiche, funzionali solo all’autosostentamento di una lobby di malate, assetate di privilegi e potere.

  • L’articolo che riporti del Volo di Dedalo riporta una marea di stupidaggini. La prima causa di morte per le donne tra i 16 e 44 anni è la violenza maschile (nella maggior parte dei casi mariti, fidanzati ex etc…). 47 donne uccise dall’inizio dell’anno 2012 per violenza maschile. Sono fatti punto. Sicuramente le donne non sono delle sante, nessuno sostiene questo, sanno essere sadiche e cattive tanto quanto gli uomini; ma il fenomeno esiste eccome, soprattutto in Italia dove prevale ancora l’idea dell’onore e del ti amo = ti posseggo. Una volta Freud parlava di “Invidia del pene” per le donne ma tu e il commentatore Lorenzo sembrate soffrire di “Invidia della vagina”.

    • Gentilissimo Franco, intanto grazie per il commento. Tutte le valutazioni, anche critiche, sono ben apprezzate dalla redazione. Tuttavia, non le pare strano che tra i 16 e i 44 anni muoiano 150 donne all’anno, più che per incidenti stradali, ictus, tumori? È una leggenda metropolitana. Solo di tumori, in quella fascia d’età muoiono, purtroppo, oltre 12.000 donne all’anno.
      Per quanto riguarda la freudiana “invidia penis”, non ci risulta che gli uomini che uccidono le loro compagne per gelosia, ecc. (biasemevolissimi) si accaniscano contro la vagina. Invece, da Lorena Bobbit alla signora di Livorno, capita che le donne si accaniscano contro il pene. Tragga lei le sue conclusioni…
      Io, per amore del vero, le fornisco i dati completi (fonte: Istat, non “il solito pazzo maschilista”…):
      I CONFRONTI
      “La violenza maschile è la prima causa di morte per le donne!” 140 contro 280.000
      “Muoiono più donne per mano maschile che per qualsiasi altra causa nella fascia 15-59!”: 105 contro 18.700
      “Ne uccidono di più i maschi che il cancro!” 140 contro 70.000
      “Ne muoiono più per la violenza domestica che qualsiasi altra causa!” 90 contro 280.000
      “Ne uccidono di più i maschi che non il cancro nella fascia 15-59!” 105 contro 12.300
      “Ne uccide più l’”amore” del tumore!” 90 contro 70.000

      I DATI ISTAT
      Morti per anno maschi e femmine per ogni causa 560.000 Femmine 280.000
      Patologie del sistema cardiocircolatorio:… 130.000
      Tumori ………………………………………….. 70.000
      Altre cause ……………………………………… 21.000
      Patologie del sistema respiratorio ………….15.000
      Disturbi psichici e del sistema nervoso ….. 15.000
      Patologie dell’apparato digerente …………..12.000
      Cause esterne, traumatismi etc. ……………. 11.000
      di cui per omicidio e lesioni 160
      Stati morbosi mal definiti, incerti etc. ……. 4.000
      Malattie infettive e parassitarie ……………. 2.000
      Donne decedute per omicidio e lesioni 160
      di cui per mano di donne ……………….. 20

      Donne decedute per omicidio e lesioni per mano maschile 140 di cui:

      in ambito domestico ………………………. 115
      nella fascia d’età 15-59 ………………….. 105
      nella fascia d’età 15-59 in ambito domestico … 90
      Donne di ogni età decedute per tumori ……… 70.000
      Donne decedute per qualsiasi causa nella fascia d’età 15-59 ….. 18.700
      Donne decedute per tumori nella fascia d’età 15-59 …………… 12.300.

      • “I padri separati (e non) che uccidono (e che pagano con il carcere a vita o il contestuale suicidio) quelli non vanno capiti. Vanno liquidati come delinquenti”. (Rino)E al contempo anche come inadeguati. Incapaci quindi di relazionarsi con il ben pif9 alto livello di autonomia, evoluzione e consapevolezza raggiunto dalle donne, privi di autostima e amor proprio, non hanno nessun altra risorsa da mettere in campo se non quella di uccidere, uccidersi e dare di matto…Naturalmente un uomo che spara alla ex moglie e la uccide, la galera se la fa tutta fino all’ultimo giorno e nessuno si preoccupa di capire le ragioni che stanno alle spalle di un simile disperato (e criminale) gesto e che lo hanno provocato (oltre naturalmente ad essere finito per sempre, di fatto condannato anche ad una sorta di morte civile, sociale e spirituale da scontare extra galera).Invece alle donne che procurano la “dolce morte” (come recita l’articolo di Donna di Repubblica) magari friggendo il figlio nel forno a microonde, oppure frullandolo nella lavatrice (non sapevo che fossero “morti dolci” prima di aver letto quell’articolo…), oltre a tirarle fuori dal carcere in tempi molto rapidi perche9 e8 evidente – dicono gli specialisti – che siamo di fronte a pesantissime sindromi depressive e a disturbi della personalite0 (ma va? Non lo avremmo mai pensato…), gli si dedica pure un film che ha un indubbio retrogusto comprensivo e assolutorio (e8 evidente anche solo leggendo la recensione).Proviamo, a parti invertite, a pensare ad un film sulle storie di quei padri separati abbandonati, espropriati di tutto, scaraventati in mezzo ad una strada e ridotti in uno stato di prostrazione totale che in un raptus di follia criminale, uconcdio la ex moglie.Voi che ne dite? Ci sare0 un produttore cinematografico disposto a finanziare un film del genere (altrettanto comprensivo e assolutorio …)?Fabrizio MarchiP.S. o forse uccidere una donna adulta e8 pif9 grave che uccidere un bambino?

      • Non bisogna parlare di delitti compiuti dalle donne, almeno per adesso, la linea è questa.
        Si sa che ci sono e anche parecchi ma non si può.

  • Un rapido sguardo ai dati istat sulle cause di morte delle donne nell’anno 2002:

    Malattie infettive e parassitarie 2.147
    Tumori 69.672
    Disturbi psichici e malattie sist.nervoso org. Sensi 14.765
    Malattie del sistema circolatorio 131.472
    Malattie dell’apparato respiratorio 15.324
    Malattie dell’apparato digerente 12.234
    Altri stati morbosi 21.173
    Sintomi, segni e stati morbosi mal definiti 3.640
    Cause esterne dei traumatismi e avvelenamenti 10.667

    All’interno delle cause esterne troviamo

    Accidenti ferroviari 21
    Accidenti stradali da veicoli a motore 1.540
    Accidenti non stradali da veicoli a motore 0
    Accidenti da altri veicoli stradali 2
    Accidenti da trasporto per acqua 2
    Accidenti da trasporto aereo e spaziale 4
    Accidenti da veicoli non classificabili altrove 5
    Avvelenamenti acc. Da farmaci. Medicamenti e prod. biol. 85
    Avv. Acc. Da altre sostanze solide, liquide, gas e vapori 54
    Danni ai pazienti durante cure mediche e chirurgiche 2
    Interv. Med. e chir. causa di reaz. anom. senza menz. di inc. 154
    Cadute accidentali 6.517
    Accidenti causati da incendio o da fuoco 131
    Accidenti da fattori naturali e ambientali 30
    Accidenti da sommersione, soffocazione e corpi estranei 205
    Altri accidenti 286
    Postumi di lesioni accidentali 265
    Effetti nocivi da farmaci, medic. e pr. biolog. somm. in terap. 3
    Suicidio e autolesione 924
    Omicidio e lesioni provocate intenzionalmente da altri 159
    Interventi della forza pubblica 0
    Lesioni non specificate se acc. o provocate intenzionalm. 278
    Lesioni di guerra 0

    Questi sono i valori assoluti per tutte le età. Si potrebbe obiettare che nello slogan femminista venisse ristretta la fascia d’età. Tale fascia variava a seconda delle associazioni o organismi governativi.

    Vediamo allora la fascia di età tra i 15 e i 49 riguardante solo le cause esterne

    Accidenti stradali da veicoli a motore 732
    Suicidio e autolesione 338
    Omicidio e lesioni provocate intenzionalmente da altri 85
    Lesioni non specificate se acc. o provocate intenzionalm. 53
    Accidenti da sommersione, soffocazione e corpi estranei 49
    Altri accidenti 49
    Cadute accidentali 47

  • http://metromaschile.it/altrosenso/2010/07/27/amnesty-rettifica-ma-non-si-pente/
    Dopo aver assunto con acritica cecità e contribuito a propagandare la menzogna galattica da cui poi ha preso le distanze, l’associazione, da sempre scrupolosissima nelle indagini e nella documentazione delle sue sacrosante denunce, non ha però avuto il coraggio di scusarsene.

    D’altra parte, in questo caso, colpiti dai dati infamanti (che alimentano la misandria) sono gli uomini. E bisogna riconoscere che è imbarazzante scusarsi di qualcosa di fronte ad essi.

    Quella forza che trascinò Amnesty nell’errore è la stessa che tuttora le impedisce di chiedere scusa apertis verbis.

    La natura e l’origine di quella forza ci sono ben note.

    RDV
    __________________

    Amnesty International ammette che la violenza domestica non è la prima causa di morte per le donne: comunicato di Amnesty International

    (http://asiapacific.amnesty.org/library/index/engACT770012004)

    ERRATA CORRIGE

    La campagna globale di Amnesty International contro la violenza sulle donne ha fatto uso dell’affermazione, attribuita al Consiglio Europeo, secondo cui:

    “la violenza domestica è la prima causa di morte e disabilità per le donne fra i 16 ed i 44 anni e causa più morti e malattie del cancro e degli incidenti stradali”. Questa affermazione non corrisponde ai dati cui si riferisce.

    Viene quindi cancellata dal materiale di A.I., per venire rimpiazzata dalla frase seguente:

    “Secondo uno studio del 1994 basato su dati di una proiezione della Banca Mondiale, fra le 10 cause e fattori di rischio considerati per la morte e la disabilità di donne fra i 15 ed i 44 anni, lo stupro e la violenza domestica erano cause maggiori del cancro, incidenti di veicoli a motore, guerre e malaria.” [Lori L. Heise, Jacqueline Pitanguy e Adrienne Germain, 1994, Violence against Women: The Hidden Health Burden (World Bank Discussion Paper 255), World Bank].

    La frase usata da A. I. è dovuta al Consiglio Europeo, raccomandazione 1582 del 27/9/2002 che a sua volta è senza referenza. Questa frase e varianti simili sono state usate da vari gruppi nel mondo: organizzazioni femministe, organizzazioni di salute pubblica, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. È stata variamente attribuita alla Banca Mondiale, all’Organizzazione Mondiale per la Sanità, da A.I., e dal Consiglio Europeo.

    La fonte originale di questa affermazione sbagliata è: Lori L. Heise, Jacqueline Pitanguy e Adrienne Germani.

    Amnesty International 5 Marzo 2004

  • Franco: “…la prima causa di morte per le donne tra i 16 e 44 anni è la violenza maschile…sono fatti, punto”.
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    1- Nella fascia 16-44 le donne assassinate sono 50, quelle che muoiono per altre cause sono 4.500. Questo è un fatto.
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    2- Il secondo fatto è che quel fatto viene stravolto e rovesciato. Si tratta di capire A- come sia possibile che una simile enormità sia creduta dalla massa B- per quale motivo i crimini maschili vengano moltiplicati per 10, per 100, per 1000, come se non fossero già abbastanza numerosi quelli reali.
    Evidentemente sarebbe più utile (a chi? per quale fine?) se fossero ancora di più.
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    Il motivo è semplice e ben comprensibile: si tratta di criminalizzare l’intero genere maschile. Perché questa criminalizzazione? Facile rispondere, basta chiedersi quali siano le armi con le quali il femminismo ha combattuto e combatte: non fucili, non bastoni, non scioperi, non potere politico, non potere economico. Né spada, né borsa, né poltrone. Se non sono materiali, quelle armi saranno immateriali, psicologiche, emotive. Non c’è alternativa.
    Criminalizzazione, colpevolizzazione, svalorizzazione (unite ovviamente alla seduzione ed al potere materno sempre esistiti).
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    Il termine “femminicidio” rompe un’altra barriera simbolica. Esso dice in modo crudo e oltraggioso che è in corso un massacro di donne di cui alcuni sono esecutori (sicari) ma tutti i maschi sono mandanti. Di qui la richiesta di firmare il “Mai più complici” e ciò mentre si giura che non c’è la volontà di accusare tutti gli uomini.
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    Si crimininalizza, si esige l’autodafé, la firma della propria autocondanna morale e nello stesso istante si nega la criminalizzazione.
    Perché? Perché è una pratica abominevole che, se smascherata, si rivolta contro chi la attua. Le azioni cattive si praticano e si negano.
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    Si negano per poterle praticare ad libitum.
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    La regina è nuda. E non è un bel vedere.
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    Rino DV