LETTO PER VOI|5 aprile 2009 00:00

C’erano una volta… le pipe degli Indiani

Il patrimonio culturale degli Indiani nordamericani, che molti erroneamente ritengono perduto, è stato trascurato e lasciato cadere nell’oblio per molto tempo. Su tale argomento è stato recentemente pubblicato il saggio Segnali di fumo. Il simbolismo della Pipa nella cultura degli Indiani Nativi Americani (inEdition, pp. 64), che raccoglie gli atti dell’omonimo convegno tenutosi il 27 settembre 2008 presso villa Vitali a Fermo (Ascoli Piceno), organizzato dal Pipa Club Italia, in collaborazione con l’Università degli studi di Bologna, il Museo della Pipa Nicola Rizzi di Fermo, l’Associazione CaraCult di Bologna e l’Associazione artistico-letteraria Alvaro Valentini.

La cultura animista e il rispetto per gli animali e la natura – Il culto animista, tipicamente sciamanico, comporta un profondo rispetto per tutte le creature che popolano la terra. Esso marca inoltre un labile confine tra naturale e soprannaturale: i due mondi interagiscono sempre. In questa visione diventa fondamentale la figura dello sciamano, mediatore tra gli uomini e gli spiriti. Inoltre, essendo il mondo degli uomini tanto interdipendente con quelli spirituale e naturale, nel momento in cui alcuni elementi dell’ecosistema cominciano a estinguersi, anch’egli è in pericolo di estinzione. A questo proposito, Rita Barchetti, nella relazione Gli Amerindi del Nord. Il simbolismo della pipa nella cultura degli Amerindi del Nord, afferma che: “I popoli animisti attribuiscono la presenza di spiriti a ogni forma vivente del regno animale e vegetale e ad ogni fenomeno della natura. Ogni cosa, ogni animale, pianta e minerale possiede un’anima, e quindi un’essenza spirituale che partecipa di quella stessa energia cosmica che informa di sé l’intero universo, e che rimanda al concetto di wakan, parola sioux lakota che indica il potere soprannaturale primordiale, misterioso, prodigioso, sacro”.

Biodiversità e alimentazione – Ciò che accomuna tutti gli esseri umani è l’alimentazione, soprattutto nel senso che essi sono circondati da animali e piante che possono essere sfruttati a vario titolo come alimenti. Nonostante ciò, l’uomo si dimostra quotidianamente inconsapevole dell’importanza della natura per la propria sopravvivenza, al contrario degli Indiani Nativi del Nord America. Infatti l’umanità odierna non si preoccupa dell’inquinamento e della contaminazione della terra e, ancor peggio, sta cercando di omogeneizzare le colture, non rispettando le diversità e le tradizioni culturali. Sempre la Barchetti scrive che: “%5B…%5D dagli animali selvaggi l’uomo primitivo trae cibo, abbigliamento, coperte che utilizza come tende per il riparo, e inoltre utensili e ornamenti ricavati da ossa, lacci ottenuti da tendini; la vescica dei grossi animali diventa una borraccia per l’acqua, le corna recipienti, le costole legate insieme si trasformano in slitta; le pelli conciate e indurite servono per calzature, scudi, tamburi, canoe. Gli Indiani del Nordamerica non buttavano neppure gli zoccoli del bisonte, dai quali ricavavano una gelatina che serviva come colla”. Anche in questo consiste il rispetto della natura: sfruttare al meglio tutto ciò che essa offre ed essere in grado di conoscerla profondamente. Del resto, la sopravvivenza dei popoli antichi dipendeva soprattutto dalle stagioni, dalle migrazioni degli animali, dalle specie vegetali commestibili.

La pipa, simbolo delle comunità indiane del Nord America – Secondo la leggenda, la prima pipa venne portata in dono ai Nativi d’America da una donna, messaggera del Grande Spirito Creatore. La figura femminile, in apparenza creatura soprannaturale, insegnò loro i “sette riti sacri”, che diventarono il fondamento della religione lakota e che racchiudono in sé i valori di quei popoli. Ciò conferisce all’oggetto una forte sacralità; per questo motivo non può essere maneggiato da chiunque. Fumare la pipa significa pregare ed entrare in contatto e in sintonia con il Grande Spirito Creatore stesso. Perciò essa viene utilizzata prima di prendere una decisione importante e per garantire la buona riuscita di trattative, non come “pipa della pace”, come erroneamente si era pensato fin dalla comparsa dei pionieri europei. La Barchetti, in tal senso, sostiene che: “La sacralità di questo oggetto è ulteriormente avallata dal fatto che esso è la rappresentazione simbolica dell’intero universo: i quattro elementi che compongono la pipa (fornello, cannello, incisione del bisonte, penne d’aquila) raffigurano tutti gli esseri viventi”. Le quattro parti che la costituiscono fanno dunque riferimento alla natura: la giornata, le stagioni, i punti cardinali, gli alberi, l’età degli uomini, persino i colori della pelle (bianca, nera, gialla e rossa). Inoltre le due parti principali della pipa rappresentano l’uomo e la donna: il fornello è la parte femminile, costruita con la pietra della Madre Terra, mentre il cannello, dalla forma fallica, è quella maschile. La pipa non ha solamente un uso cerimoniale, ma può essere utilizzata anche per uso personale, per il semplice gusto di fumare. Erroneamente si è pensato che gli indiani del Nord America fumassero sostanze allucinogene: in verità solo alcuni sciamani ne usufruivano, mentre la gente comune fumava per lo più tabacco indiano che, essendo amarognolo, veniva mescolato con bacche o erbe aromatiche.

I film western – Siamo riusciti a conoscere la cultura degli Indiani Nativi nordamericani anche grazie alla cinematografia, che, nonostante agli inizi degli anni Trenta non fosse particolarmente attenta ai costumi e alle tradizioni dei popoli nativi, tuttavia proiettava l’incontro tra i “bianchi” e gli indiani “pellerossa”. Il primo obiettivo del cinema è quello di intrattenere gli spettatori, perciò il regista esaltava quegli aspetti che potevano, secondo lui, “incollare” il pubblico allo schermo. Ciò ha impedito che frammenti di grande interesse della cultura dei Nativi trapelassero dai film western: per esempio, abbiamo conosciuto la pipa attraverso di essi, ma tuttavia non sappiamo nulla della sua ritualità e sacralità. La mancanza di attenzione ai particolari e ai significati di quella cultura rispecchia l’assenza di registi che di quella stessa tradizione fanno parte. Solo recentemente alcuni Indiani Nativi nordamericani hanno cominciato a produrre film, anche se il loro è un lavoro di ricerca di materiale che spesso è andato perduto. Fabio Matteuzzi, nella relazione dal titolo Un altro west, fa notare che l’intenzione di questi registi è anche quella di “avvicinare gli stessi americani alla riflessione o alla consapevolezza che quello che si è svolto ai danni dei nativi americani è stato un vero e proprio genocidio o, per dirla con le parole di Gary Rhine – regista, produttore e conoscitore della cultura dei Nativi nordamericani -, l’Olocausto americano”.

L’immagine: la copertina del libro Segnali di fumo.

Francesca Gavio

(LucidaMente, anno IV, n. 41, maggio 2009)

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