Il clero non può più contare sul gentil sesso

Un’analisi approfondita del progressivo allontanamento dalla religione cattolica da parte delle ultime generazioni femminili italiane nel saggio di Armando Matteo ‘‘La fuga delle quarantenni. Il difficile rapporto delle donne con la Chiesa’’ (Rubbettino Edizioni)

Dopo il successo ottenuto con il piccolo best seller La prima generazione incredula. Il difficile rapporto tra i giovani e la fede, Armando Matteo torna con’altra analisi di un altro “distacco” dalla tradizione cattolica con il saggio La fuga delle quarantenni. Il difficile rapporto delle donne con la Chiesa (Rubbettino Edizioni, pp. 112, € 10,00). L’allontanamento progressivo dalla Chiesa da parte di una nutrita schiera di donne – giovani e non – e le relative conseguenze: è questo il tema che viene affrontato con la competenza di Matteo in qualità di sacerdote, docente di Teologia e assistente ecclesiastico nazionale della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci).

In un paese fra i più maschilisti d’Europa – sostiene lo scrittore – la disaffezione cristiana delle donne è un problema più grave di quanto possa sembrare. Scrive: «Ecco il punto: la trasmissione della fede. Un compito da sempre assicurato, all’interno del panorama cattolico italiano, soprattutto dalla figura materna. È lei che appunto insieme con il latte offre pure il germe di una fede religiosa, è lei che dona insieme alle istruzioni per vivere pure quelle per credere; è nei suoi occhi, insomma, che il piccolo d’uomo non solo scopre la prima e più efficace mappa del mondo, ma pure la presenza di un Tu invisibile al quale fiduciosamente rivolgersi nel suo far proprio il mestiere di vivere».

Per interi secoli, insomma, le donne hanno assunto un silenzioso ma indispensabile ruolo trainante dei figli verso la fede cristiana. Ai giorni nostri, questo rapporto privilegiato risulta incrinato e vi sono buone probabilità che non si rinsaldi facilmente. Detto tema e quello più generico dell’attuale crisi di popolarità della Chiesa sono stati trattati dal saggista anche col supporto di citazioni delle scrittrici Michela Murgia e Lorella Zanardo. Matteo ricorre inoltre al prezioso supporto statistico di autorevoli indagini sociologiche sulle abitudini religiose degli italiani, diffuse qualche anno fa a livello universitario.

Frequenza nelle chiese, effettiva percezione del credo, fiducia riposta nella Chiesa, autodefinizione o meno di cattolico e grado di convinzione che essere italiani equivalga a essere cattolici: questi sono stati gli aspetti analizzati nelle ricerche. Dall’analisi dei dati citati, Matteo ricava che «anche per quanto riguarda la dimensione del credere in Dio il divario minore tra uomini e donne si registra tra chi ha un’alta istruzione ed è nato dopo il 1970». Aggiunge inoltre il saggista: «È con le donne nate dopo il 1970 che inizia quel progressivo cammino di omogeneizzazione dei comportamenti tra uomini e donne in relazione alla pratica di fede, il quale risulta poi praticamente compiuto nelle giovani donne nate dopo il 1981».

Vengono analizzati i fenomeni sociologici che hanno contribuito a incrinare il rapporto fra la figura femminile e la Chiesa, soprattutto a séguito dell’emancipazione della donna. Complici di questa spaccatura sono – fra gli altri – la scarsa attenzione riservatale nella società anche religiosa e la costante irremovibilità dell’istituzione cattolica nei confronti dei principali aspetti della morale privata: esperienze omosessuali, tradimento nella vita coniugale, divorzio, convivenza anche prematrimoniale, figli nati fuori dal matrimonio. Lo scrittore risveglia con schiettezza gli animi delle figure clericali che – secondo il suo parere – dovrebbero intervenire con urgenza per assicurare anche in futuro la predominanza della religione cristiano-cattolica in Italia. Prospetta al riguardo cinque coraggiose proposte: riequilibrare l’immagine pubblica della Chiesa italiana; dare ai laici ciò che è dei laici, ovvero lavorare per un’effettiva corresponsabilità delle donne; pensare i tempi e le attese delle quarantenni; stanare i maschi dal loro ferito narcisismo; affrontare la battaglia per la vita buona dell’umano.

L’immagine: la copertina di La fuga delle quarantenni. Il difficile rapporto delle donne con la Chiesa.

Emanuela Susmel

(LucidaMente, anno VII, n. 78, giugno 2012)

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