RECENSIONI|14 giugno 2009 00:00

Riflessioni a due contro la guerra

Nel 1932 la Società delle nazioni invitò l’Istituto internazionale di cooperazione intellettuale a promuovere uno scambio epistolare fra i più grandi personaggi della cultura dell’epoca. I temi, che dovevano essere dibattuti pubblicamente, sarebbero stati scelti dagli stessi intellettuali e avrebbero riguardato problemi d’interesse generale. Albert Einstein fu tra i primi ad accettare e indicò come suo interlocutore Sigmund Freud, scegliendo come argomento le cause e i rimedi della guerra.
La breve corrispondenza che ne seguì fu data alle stampe nel 1933 a Parigi, col titolo Warum Krieg?. Tradotto in italiano per la prima volta nel 1975 dalla casa editrice Boringhieri, l’epistolario è stato ripubblicato nel 2002, all’interno della raccolta di saggi Perché la guerra? (Bollati Boringhieri).
Einstein e Freud, così diversi nei loro interessi, s’incontrarono una sola volta nella vita. Tra i due possiamo trovare, tuttavia, una comunione d’intenti: per entrambi la scienza doveva essere a servizio dell’uomo al fine di migliorarne le condizioni di vita.
Questo loro carteggio appare intriso di rara umanità, di un’umiltà disarmante, che sottolinea un rispetto assoluto tra due personaggi di così grande levatura intellettuale, accomunati dallo stesso realismo.

Albert Einstein – Scienziato tedesco di origine israelita, dopo la laurea in matematica e fisica al politecnico di Zurigo conseguita nel 1900, Einstein insegnò all’università di Praga, Zurigo e Berlino. Egli giunse alla formulazione della teoria della relatività e all’enunciato dell’equivalenza fra massa ed energia; inoltre, determinò i fondamenti della teoria dei fotoni o quanti di luce. I suoi studi innovarono la fisica classica, gettando le basi di quella che, grazie a lui, diventerà la fisica moderna. Nel 1921 gli fu assegnato il Nobel per la fisica. Nel 1933, dopo aver lasciato la Germania, ormai nelle insanguinate mani di Hitler, si stabilì fino alla morte a Princeton (Usa), dove dimostrò al mondo la sua grande umanità, rifiutandosi di collaborare al progetto per la costruzione della bomba atomica. Da quel momento iniziò il suo pacifismo militante. Nel 1955, poco prima di morire, stilò insieme a Bertrand Russell una dichiarazione contro la guerra nucleare, nota come Manifesto Russell-Einstein, che fu sottoscritta da altri importanti intellettuali e venne presentata dal filosofo gallese il 9 luglio 1955 a Londra, nel corso di una conferenza stampa.

Sigmund Freud – Medico austriaco, anch’egli di origine israelita, Freud visse e lavorò a Vienna, ma, dopo l’annessione dell’Austria alla Germania di Hitler, emigrò in Inghilterra nel 1938, dove morì l’anno successivo. Fondatore della psicoanalisi, egli fu il più attento studioso dell’animo umano e della psicologia sociale. Con metodo scientifico affrontò l’analisi dei più reconditi disagi della natura dell’uomo, dei suoi istinti, delle sue pulsioni più nascoste. Approfondì i suoi studi nel campo filosofico, antropologico e letterario, tanto da poter fondare le proprie dottrine psicoanalitiche su una concezione unitaria della cultura, con un rigore scientifico di natura laica e razionalista. Freud non si limitò ad innovare la visione della medicina dell’epoca, ma reinterpretò i rapporti umani e la società stessa: la sua visione pessimista della natura dell’uomo si riscatta nella speranza che la ragione abbia, infine, il sopravvento su quell’istinto che spinge gli uomini l’un contro l’altro in una guerra apparentemente infinita.

Le opinioni del fisico… – La lettera di Einstein viene scritta il 30 luglio 1932. Nella prima parte, il fisico tedesco propone una soluzione apparentemente semplice: creare un organismo internazionale che con pieni poteri vigili su ogni dissidio tra gli stati, imponendo, se necessario, l’obbligo di rispettare l’accordo di non belligeranza. L’impossibilità che si realizzi questa soluzione viene, però, evidenziata dallo stesso scienziato, consapevole che gli stati, essendo governati da uomini la cui sete di potere li rende indifferenti di fronte ai bisogni della collettività, vedono nella guerra un’occasione per perseguire i propri interessi economici e affermare la propria autorità. A questa considerazione ne segue un’altra: Einstein manifesta la sua perplessità di fronte all’accettazione passiva da parte delle masse dei mali (fame, distruzione, morte, ecc.) che la guerra riversa su di loro. E, a tal proposito, spiega che “la minoranza di quelli che di volta in volta sono al potere ha in mano prima di tutto la scuola e la stampa, e perlopiù anche le organizzazioni religiose. Ciò le consente di organizzare e sviare i sentimenti delle masse rendendoli strumenti della propria politica”. Egli, infine, chiede a Freud come si può indirizzare in modo positivo l’istinto distruttivo creato dalla “psicosi collettiva” che spinge le masse – come se fossero ipnotizzate – verso “l’olocausto di sé”.

…e la replica dello psicanalista – A settembre dello stesso anno Freud risponde, dichiarandosi favorevole alla costituzione di un organismo che, al di sopra delle parti, vigili e medi tra gli stati, per impedire che si attui qualsiasi forma d’aggressione. Tuttavia, la sua conoscenza dell’animo umano non lo distoglie dalla convinzione secondo cui esisterà sempre l’istinto alla violenza che spingerà molti individui a imporre con la forza la propria volontà e le proprie opinioni ai più deboli (quasi una profezia la sua: sette anni più tardi, infatti, esploderà in tutta la sua potenza distruttrice la Seconda guerra mondiale!). Allora perché, si chiede Freud, alcuni uomini continuano ad indignarsi di fronte alla fatalità della guerra, quando questa sembra conforme alla natura umana e, quindi, appare inevitabile? La sua perentoria risposta è questa: “perché ogni uomo ha diritto alla propria vita, perché la guerra annienta vite umane piene di promesse, pone i vari individui in condizioni che li disonorano, li costringe, contro la propria volontà, ad uccidere altri, distrugge preziosi valori materiali, prodotto del lavoro umano, ed altre cose ancora”. Gli uomini, purtroppo, sono prede facili delle ipocrisie dei potenti di tutto il mondo, che predicano la pace ma, per scopi di supremazia territoriale ed economica, fomentano le guerre, distruggendo di fatto i fondamenti dell’evoluzione civile, “unico modo di vita degno di essere vissuto”.

Considerazioni conclusive – La Società delle nazioni, organismo che nel Primo dopoguerra doveva sorvegliare e cercare di evitare le guerre, fallì nei suoi intenti. Dopo la Seconda guerra mondiale, a esso si sostituì l’Organizzazione delle nazioni unite, che, superando ogni possibile conflitto d’interesse, avrebbe dovuto risolvere le controversie tra gli stati. Ciononostante oggi le guerre continuano a prolificare e le nazioni più potenti seguitano a imporre i loro interessi con la forza. Si chiamano a volte “guerre di prevenzione”, portatrici di una rinnovata democrazia, con il sostegno di molti organi d’informazione che fanno eco alla propaganda dei guerrafondai. Intanto l’Onu, che dovrebbe essere al disopra delle parti (elemento indispensabile, come sostenevano sia Einstein che Freud, perché un organismo internazionale possa garantire la pace), è invece condizionato dagli interessi delle grandi potenze, che giustificano spesso i propri conflitti, indicandoli come l’unica possibile soluzione per il bene comune. Ma se le guerre sono il bene, la pace cos’è? Per i pacifisti valgono le parole con cui Freud chiude la lettera in risposta ad Einstein: “tutto ciò che promuove l’evoluzione civile lavora anche contro la guerra”.

L’immagine: la copertina del libro Perché la guerra?, edito da Bollati Boringhieri.

Mariella Arcudi

(LucidaMente, anno IV, n. 46, ottobre 2009)

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