RECENSIONI|24 giugno 2009 00:00

“I pensieri vagavano nel passato…”

«La vita va vissuta totalmente, non si può stare in sospeso, in attesa che ci capiti qualcosa: quel qualcosa dipende anche da noi. Le vite sospese non hanno senso, è come non fossero mai esistite»: questo uno dei messaggi contenuti in Esistenze sospese (pp. 84, euro 12,00) di Manuela Buzzerra, tredicesima uscita della collana di narrativa La scacchiera di Babele, della inEdition editrice/Collane di LucidaMente.
Il romanzo, incentrato su un “io narrante” femminile – Giulia, donna passionale e coraggiosa nelle proprie scelte -, si dipana avvincendo il lettore a causa delle “zone d’ombra” che avvolgono vari personaggi della vicenda narrata. In tal modo, si viene a “scoprire” che la realtà contiene spesso molte sfaccettature e segreti, non sempre percepibili a prima vista: inquietudini, incertezze, ondulazioni dello spirito, richiami ipnotici, in un affascinante vortice di sentimenti.
Della pubblicazione
LucidaMente propone ai propri lettori il vivace episodio – dalla tecnica cinematografica – nel corso del quale Giulia incontra quello che sarà un suo amore (non riveliamo se sarà quello “vero”): Giorgio.

Ero al mare con degli amici. La giornata era calda, ma c’era molto vento. Il sole picchiava forte ed era impossibile tenere chiusi gli ombrelloni, ma allo stesso tempo era pericoloso tenerli aperti. Infatti mi ritrovai improvvisamente a rincorrere il mio che volava sulla spiaggia, spinto dal vento. Lo raggiunsi, ma era ormai troppo tardi, perché aveva già colpito in pieno la sua vittima che con una mano in testa mi guardava severo e con l’altra mi porgeva l’ombrellone che gli era finito addosso. Era la prima volta che vedevo Giorgio. La mia reazione fu un misto di ilarità e preoccupazione. «Oh, mio Dio, scusami, ti sei fatto male?».
«Sarebbe meglio dare ascolto agli annunci dei bagnini quando, come qualche minuto fa, pregano i bagnanti di chiudere gli ombrelloni».
«Lo so, lo so, ma… ma… fa troppo caldo e non volevo rischiare di prendere un’insolazione…», dissi impacciata, ma anche un po’ divertita, vedendo che mentre parlava aveva ancora la mano sulla testa.
Giorgio mi guardò capendo che non ero del tutto seria e iniziando a barcollare fu lui a prendersi gioco di me.
«Sai… credo di non sentirmi tanto bene».
«Oh, porca miseria! Cos’hai?».
Lasciai cadere l’ombrellone, oramai chiuso, per terra e mi avvicinai a lui per sorreggerlo. Subito mi mise il suo braccio sulle spalle e avvicinò il suo viso al mio bisbigliandomi nell’orecchio «se mi dici come ti chiami e mi accompagni a bere qualcosa starò di certo meglio». Mi era ormai chiaro che mi stava prendendo in giro e d’istinto mi allontanai da lui con un tale impeto che cademmo entrambi sulla sabbia. A quel punto lui esclamò: «Ma vuoi proprio uccidermi?». Scoppiammo a ridere divertiti e una volta in piedi ci presentammo e andammo a bere qualcosa al bar. Da quel giorno non ci lasciammo più.
Mentre i pensieri vagavano nel passato, la mia testa era sempre più adagiata sul finestrino e i capelli creavano un vortice inestricabile, schiacciati dalla pressione del capo.

(da Manuela Buzzerra, Esistenze sospese, inEdition editrice/Collane di LucidaMente)

L’immagine: la copertina del libro (foto di Francesca Ponzi).

Simone Jacca

(LucidaMente, anno IV, n. 44, agosto 2009)

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