L’opacità dei rapporti tra potere vaticano e stato italiano

Tante le scandalose vicende denunciate da “Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI (Chiarelettere) di Gianluigi Nuzzi

Non si poteva commentare meglio il degrado del Vaticano, portato alla luce da Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI (Chiarelettere, pp. 326, € 16,00) di Gianluigi Nuzzi, di come ha fatto il quotidiano cattolico francese La Croix: «I giochi di potere tra i clan, le influenze degli affari interni della Chiesa italiana e delle sue relazioni con lo Stato offuscano la missione universale della Santa Sede».

Le lotte intestine al vertice della Chiesa, i veleni sparsi da corvi e serpenti intorno alla Curia, i ricatti trasversali tra cardinali e prelati, emergono con realismo da questo nuovo lavoro di Nuzzi, già autore di Vaticano Spa, sempre edito da Chiarelettere), il libro che ha documentato i lati oscuri dell’Istituto opere di religione. A fronte della realtà che emerge dalla pubblicazione delle lettere al papa e dei documenti del suo entourage, i personaggi che la fantasia di André Gide immortalò nel 1914 nelle Caves du Vatican appaiono innocue maschere per educande.

Quel che però più inquieta il lettore italiano non è tanto l’assenza di questioni di fede al centro della Chiesa istituzionale, quanto gli opachi rapporti tra il potere vaticano e il potere italiano, come si leggono nei numerosi documenti pubblicati. Il presidente dell’Ior Gotti Tedeschi che invia al segretario di Stato cardinale Bertone una «sintesi del problema Ici» con annotate le diverse strade per aggirare la procedura d’infrazione avviata dalla Comunità europea, strade che sarebbero state «discusse riservatamente» con il ministro dell’Economia in carica Giulio Tremonti.

Il capo del governo, Silvio Berlusconi, che, imputato al processo Ruby, si rivolge al Vaticano per avere protezione dall’«aggressione giudiziaria», riuscendo a ottenere il lungo silenzio dei sacri palazzi sugli sconcertanti episodi di etica privata e pubblica. La Procura della Repubblica di Roma che viene accusata di portare «un attacco veemente alla credibilità della Chiesa ed alla persona del papa» solo perché l’Ior è stato messo sotto inchiesta per violazione delle norme antiriciclaggio, proprio la questione che ha portato all’eclatante estromissione del presidente Gotti Tedeschi. Il presidente della Camera Gianfranco Fini che è criticato perché ha ripetuto che «neppure la Chiesa si sarebbe opposta alle leggi razziali del 1938».

Un candidato ministro, Lorenzo Ornaghi, che, in un incontro riservato con il segretario del papa don Georg, chiede il benestare del Vaticano e del papa per entrare nel governo Monti. Un tale Marco Simeon, definito «figlioccio di Bertone, Geronzi e Bisignani» (il potente faccendiere condannato per avere riciclato all’Ior la maxitangente Enimont), che viene nominato direttore delle relazioni istituzionali e internazionale della Rai grazie al patronage d’Oltretevere. Un gruppo di ministri e sottosegretari – Franco Frattini, Stefania Prestigiacomo, Angelino Alfano e Pierferdinando Casini – che, al seguito di Gianni Letta, presenzia nel 150° dell’Unità d’Italia alla consegna da parte del principe Ruspoli al Vaticano dell’ultima bandiera bianca e gialla dello Stato temporale sforacchiata dai bersaglieri caduti a Porta Pia. Lo stesso sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta, pillastro del governo di Berlusconi, che senza mezzi termini è definito dal segretario di Stato vaticano «il nostro ambasciatore presso lo Stato italiano».

A coronamento di tante vicende, Nuzzi dà notizia di una cena segreta che sarebbe avvenuta il 19 gennaio 2009 tra Benedetto XVI e i coniugi Napolitano, preparata da un memorandum al papa contenente le vexatae quaestiones su cui esercitare pressione sul parlamento italiano. Opportunamente, però, l’autore precisa che «non si può sapere se e in che termini Benedetto XVI abbia espresso queste preoccupazioni a Napolitano» perché «sarebbe grave solo immaginare che un presidente della Repubblica sia destinatario di pressioni o anche solo doglianze e segnalazioni sull’attività legislativa del proprio paese».

L’interrogativo che sorge dalla documentazione pubblicata da Nuzzi è perché mai i rapporti tra il Vaticano curiale e le alte sfere italiane debbano seguire vie così tortuose, al margine della legalità, oltre che dell’etica pubblica. E perché mai, come sostiene il sacerdote “di base” don Paolo Farinella, «il Vaticano appoggia sempre i corrotti, i corruttori, i ladri e i manipolatori di coscienze». Si potrebbe pensare che all’origine dell’anomalia clericale nel nostro Paese vi sia il regime concordatario che consente alla Chiesa di giocare in Italia sul doppio binario di potenza spirituale e Stato temporale con speciali privilegi, primo tra tutti quello dell’Ior, banca tuttora sulla lista grigia internazionale, come confermato dalla recente estromissione di un presidente che sembra aver tentato di chiarire i lati oscuri della finanza vaticana.

Ma v’è qualcosa di ancor più stridente nei piani alti del Vaticano: ed è la violazione degli stessi Patti lateranensi voluti da Mussolini per tenere la Chiesa fuori dalla politica italiana in cambio di sostanziosi vantaggi economici. Oggi, in regime democratico, il quadro del diritto nei rapporti tra Santa Sede e Italia sembra essere doppiamente messo in questione, come si evince da Sua Santità, un libro per il quale la onorevole Paola Binetti ha chiesto, senza alcun senso del grottesco, il sequestro e l’incriminazione dell’autore perché, a suo parere, lederebbe la figura di un capo di Stato estero. Mentre, a parer nostro, l’autore dovrebbe meritare una specie di Pulitzer italiano per averci dato le prove di una realtà che supera molto l’immaginazione.

Le immagini: le copertine dei libri di Nuzzi e rielaborazione di una foto di Benedetto XVI tratta da www.uaar.it.

Massimo Teodori

(LucidaMente, anno VII, n. 79, luglio 2012)

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1 Comment

  • tutto questo grazie al Concilio Vaticano II!!!

    il Concilio Vaticano II sancì l’apertura della chiesa al mondo.

    Il risultato? I preti si innamorarono del mondo al punto tale da desiderarne le peculiarità: sesso, potere e notorietà.