IL LABORATORIO, TEMATICHE CIVILI|9 luglio 2012 23:36

“Childfree”: senza figli per libera scelta

Le ragioni di coloro che hanno deciso di non mettere al mondo altri esseri viventi, resistendo alle critiche e alle pressioni di quanti li giudicano “anormali”

Non vogliono figli e non si vergognano di dirlo. Donne e coppie che rifiutano la genitorialità. Sono i childfree, senza figli per scelta, e ci tengono a ribadire la loro differenza rispetto ai childless, che invece sarebbero voluti diventare genitori e non hanno potuto. In Usa e in Gran Bretagna sono già da tempo ben organizzati in gruppi e associazioni e ora iniziano a farsi sentire anche in Italia, pur con tutto il ritardo dovuto alla mentalità particolarmente tradizionalista del nostro Paese. È nato un gruppo su Facebook e l’argomento è affrontato sempre più spesso sia dai media che sui social network. Perché non vogliono figli? Semplicemente, preferiscono altro: lavoro, carriera, viaggi, interessi culturali, rapporto esclusivo con il partner, libertà. E gli altri, i parenti, i genitori, gli amici con figli, cosa dicono di loro? Che sono egoisti, immaturi, vigliacchi, malati. E soprattutto, la frase ripetuta mille volte, che non sanno cosa si perdono. Sarà davvero così, o forse c’è qualcosa di più profondo? E che cosa rivendicano i childfree da parte della società? Proviamo ad ascoltare le testimonianze di alcuni di loro.

Radici lontane, radicate nell’infanzia, ha il pensiero di Sara, 30 anni, traduttrice: «Non penso ci sia mai stato un periodo della mia vita, neppure da ragazzina, in cui abbia fantasticato concretamente su una futura maternità. Le mie amichette si confidavano, dicendo “da grande avrò quattro figli, due maschi e due femmine”, ma personalmente non ricordo di aver mai partecipato attivamente e con particolare entusiasmo a quel tipo di previsioni. Non ho niente contro i bambini, sempre che non siano (mal)educati da genitori irrispettosi e incivili, caso in cui non nascondo il mio disappunto in nome di quella presunta intoccabilità dei bambini che vige nella nostra cultura. Semplicemente non ne desidero. Non ho intenzione di investire le mie risorse mentali, emotive, fisiche ed economiche nella riproduzione e nell’educazione della prole».

«Ho sempre chiarito al mio partner – continua Sara – che la possibilità fisiologica di essere fecondata non costituisce per me alcun obbligo morale. Non credo affatto che sia necessario completare la famiglia con la scelta di procreare: chi si ama ed è felice costituisce, ai miei occhi, la famiglia perfetta. Voglio potermi dedicare non solo a coltivare il mio equilibrio personale, senza la responsabilità irreversibile di una persona che dipende interamente da me, ma anche al mio lavoro, alle mie letture, alla frequentazione dei miei amici, all’esplorazione delle meraviglie che il nostro pianeta ha da offrire, alla relazione con gli amici animali che a breve accoglieremo nella nostra famiglia. A fianco del mio compagno, mi attendo quieti decenni di intimità a due, ma cadenzati anche da silenzi ristoratori e da rigenerante solitudine. Anche di ciò non potrei né vorrei mai fare a meno».

Altrettanto decisa è Gina, 46 anni, impiegata: «Non sono mai stata attratta dai bambini piccoli, neppure quando ero bambina io stessa. I neonati non mi hanno mai suscitato tenerezza. Non mi è mai piaciuto giocare alla piccola casalinga, non ho mai provato altro che fastidio quando qualche amichetta giocava a fare la mamma col fratellino neonato. Crescendo, mi sono resa conto che sognavo, sì, il grande amore, ma nel mio quadro di fantasia non appariva mai una culla. Diventata donna, la consapevolezza di essere “diversa” è aumentata, al punto di dover lasciare un ragazzo che amavo perché incompatibili sull’argomento figli: lui ne voleva, io no. Mi sono sentita dire che sono egoista, che non ero innamorata, altrimenti non avrei desiderato altro che formare una famiglia, mi sono sentita in colpa per anni per questa mia “diversità”».

«Col passare del tempo – prosegue Gina – la mia insofferenza nei confronti dei bambini molto piccoli è aumentata, fino ad arrivare, adesso che ho 46 anni, a provare un senso fisico di rifiuto alla sola idea di una gravidanza, di un essere che mi cresce dentro, che si appropria di me e del mio corpo. E ho di nuovo dovuto chiudere una relazione, con un uomo che amavo tantissimo, per lo stesso motivo. Ma almeno ho smesso di sentirmi in colpa. Se fossi lesbica avreste un bel da dirmi che Brad Pitt è bellissimo, ma io non avrei occhi che per Angelina Jolie. Vedo il mio rifiuto della maternità allo stesso modo: sono nata così e non posso adeguarmi a una vita che sento non appartenermi, mi è estranea al punto che pago in prima persona questo mio rifiuto, che non è dato dalla paura delle smagliature: è differente, è qualcosa di più intimo, una negazione che viene da mente, emozione e corpo».

Una posizione più moderata è quella assunta da Sandra, 24 anni, studentessa, che rifiuta la maternità biologica ed è sensibile al problema della sovrappopolazione, ma considera l’eventualità di adottare un bambino: «Ci sono tanti motivi per cui, al momento, non desidero figli. Cerco di sensibilizzare le persone intorno a me, ma mi rendo conto che l’argomento è molto spinoso e finisce che le persone si sentono scosse o offese. Prima di tutto, secondo me, non ci si rende conto che la sovrappopolazione è un problema reale. A questo proposito ho sempre avuto una sorta di avversione per le coppie che optano per la fecondazione assistita, perché così “il figlio è proprio il nostro”».

«Sono dell’idea – sostiene sempre Sandra – che nel momento in cui si decide di prendersi cura di una nuova persona, non potendo biologicamente metterla al mondo, perché non adottare un bambino? È dare un’opportunità a una vita, esattamente come una nascita. Credo che, se un domani dovessi cambiare idea, sarebbe solo per un’adozione. La gravidanza è uno stato che invece proprio non sento mio. Non comprendo le gioie di uno stato fisico che è molto delicato, che dura quasi un anno e che termina con uno dei dolori più famigerati della storia. Mi spaventa molto la depressione post-parto, che purtroppo ho visto in donne a me vicine. Credo che molte madri non si rendano conto che ciò che viene partorito non è “il loro bambino”, ma un nuovo individuo!».

Rosaria, 45 anni, imprenditrice, ha una figlia, ma non rinnega il suo passato di childfree. «Fin da bambina ho sempre guardato con sospetto al modo in cui gli adulti si rapportavano all’infanzia, come a un mondo a parte, da ignorare o da blandire ipocritamente con bugie e stupidaggini. Detestavo che gli adulti ci considerassero tutti uguali, tutti buoni, tutti ingenui, tutti idioti, senza una nostra personalità. E soprattutto detestavo l’idea che il mio destino fosse già segnato dalla nascita, che non importava quanto fossi intelligente o responsabile, sarei diventata “una mamma”, esattamente come la bambina accanto a me che non sapeva leggere».

Secondo Rosaria, «con gli anni, il disprezzo per la maternità come indispensabile coronamento dell’esistenza di ogni donna e per l’esaltazione della procreazione non ha fatto che crescere in me sempre più. Non mi sono mai sentita inferiore alle donne che avevano figli e, anche quando alla fine ne ho avuta una, che amo e accudisco con cura, non ho sentito niente di unico, di irripetibile, di magico. Non sono orgogliosa della maternità; non mi ha reso migliore, certo non più felice. Non è una benedizione, non è un lavoro, non è una missione: è un evento biologico che comporta conseguenze e che possiamo gestire meglio o peggio, ma che certo non può completarci come persone. Chi ha bisogno di un’altra persona per sentirsi completo, di fatto, non la ama, la usa».

È interessante anche il parere di un uomo, Giovanni, 42 anni, fotografo: «Più passa il tempo, più sono certo di non volere figli e sono felice di aver trovato una compagna che la pensa come me: è davvero raro. Stavo iniziando a odiare le donne. Ho sempre temuto quelle che ti ingannano: ti dicono che prendono la pillola e poi fanno di tutto per incastrarti, perché in nome della maternità tutto è lecito, oppure quelle che si imbarcano nella ricerca di gravidanze tardive, costringendo i compagni a tabelle di marcia del sesso che tolgono ogni piacere e spontaneità.

Giovanni prosegue così: «Vedo le mogli dei miei amici con figli, a parte poche eccezioni, tutte concentrate sui pargoli, mentre il marito quasi non esiste più, se non come bancomat. Mi sembra che anche la coppia ne risenta in negativo. Non mi interessa trasmettere i miei geni, non ci vedo alcuna immortalità: preferisco dedicarmi completamente alla mia compagna; già il lavoro è impegnativo per entrambi e ci appassiona, ma tutto il tempo che rimane deve essere nostro. Chi ha figli rivendica che pagheranno la pensione anche a chi non ne ha. Ma anche noi paghiamo istruzione e sanità ai figli degli altri. Un po’ di solidarietà reciproca in questo senso non guasterebbe».

Infine Valeria, 38 anni, giornalista, ritiene che non desiderare la maternità non sia affatto contro natura, come molti vogliono far credere: «Viviamo nel modo meno naturale che si possa immaginare, distruggiamo ogni giorno il nostro ecosistema, eppure, quando si parla di maternità, tutti iniziano a invocare la natura. La natura, come prevede gli omosessuali, per cui ho sempre provato, fin da ragazzina, un’istintiva solidarietà, prevede anche i childfree. È provato che in ogni gruppo sociale, dalle tribù in poi, circa un 15-20% della popolazione rimane senza figli, per varie ragioni: sterilità fisica o mancata predisposizione psicologica. Ciò è spiegabile anche in termini evolutivi: è necessario che un certo numero di persone, libere dai doveri dell’accudimento, si dedichino completamente ad “altro”».

Secondo Valeria, «chi è sterile, ma ha desiderio di maternità, potrà accudire bambini orfani, gli altri si dedicheranno completamente ad attività che esulano dalla riproduzione: lavoro, ricerca scientifica, progresso, arte, pensiero. Ciò che provano i childfree, e che li spinge ad avanzare le loro rivendicazioni, ha un nome: stress da minoranza. La società non capisce e giudica duramente chi fa questa scelta, specie le donne, per cui essere madre è ancora visto come un passaggio obbligato. Trovarsi di fronte il 90% delle persone che ti dice che sei anormale non è facile. Specie quando il 90% delle persone parla per ignoranza e preconcetti. La maternità è una scelta, non un destino».

Un forum per childfree è http://childfreezone.freeforumzone.leonardo.it/forum.aspx?c=181460&f=181460.

Viviana Viviani

(LucidaMente, anno VII, n. 79, luglio 2012)

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42 Comments

  • i childfree, sono dei parassiti solciali!!!non dovrebbero godere di alcun diritto!

    • Scusa ma in che senso? Le tasse per l’istruzione dei tuoi figli, come il pediatra, assegni familiari etc, le paghiamo anche noi. In che modo saremmo dei parassiti?

    • Quindi che suggerisci? Di sopprimere tutti gli uomini e donne sterili perchè non sono in grado di riprodursi e tutti i childfree perchè non VOGLIONO riprodursi? Dovreste ringraziarci: a furia di replicarsi la popolazione mondiale è raddoppiata in soli 40 anni. Avanti di questo passo e i vostri adorati figlioletti dovranno mangiarsi tra di loro per sopravvivere. Ad ogni modo, io mi mantengo da sola, quindi non peso su di te e non produco neppure figli che dovresti comunque contribuire a mantenere anche TU con le tasse per l’istruzione, le spese sanitarie, ecc ecc.

    • Direttamente dal Neolitico, un commento di rara stolidità e sciatteria.

    • Innanzitutto, parassiti sono quelli che mettono al mondo 13 o 14 figli senza possibilità economica, pretendendo con arroganza di avere sussidi vari; posso capire un padre di due figli che perde il lavoro da un giorno all’altro, non persone che figliano come conigli pur sapendo di non poterlo fare e pesando su tutti i contribuenti (compresi i childfree). Detto questo, io sono una che non vuole avere figli: non perchè voglio pensare solo a divertirmi, a far carriera, o per salvare la terra dai danni della sovrappopolazione, né mi interessa adottare figli altrui. Chi desidera figli se ne infischia di tutte queste cose e li fa (magari anche senza poterli mantenere). L’unica motivazione per cui non ne voglio è che NON HO ISTINTO MATERNO dalla nascita e ciò mi porta a non vedere niente di bello in una vita da madre: non è la vita che voglio fare, non devo fornire “scusanti”. Non posso fare un figlio solo per lo spauracchio di rimanere senza parenti quando sarò anziana per poi riversargli addosso tutta la mia infelicità perché non lo sopporto. Potrei anche un giorno soffrire di solitudine, ma mai mi pentirò di non aver avuto un figlio indesiderato.

    • Io non ho usufruito del congedo per maternità nè dei giorni previsti successivamente, non percepisco assegni familiari, con le mie tasse ho contribuito alla costruzione e al funzionamento di scuole e altri servizi per bambini e genitori e con molta probabilità finirò anche per pagare i sussidi di disoccupazione dei vostri figli, non mi pare di essere un parassita.

    • Gianni, parassita è chi, in un mondo pesantemente sovrappopolato, si ostina a sfornare figli. Tu quanti ne hai?!

    • Tu sei il vero parassita che insulti gli altri da dietro una tastiera e la tua ottusità la porti pure dentro un’urna elettorale.
      Io SONO ORGOGLIOSO DELLA MIA SCELTA DI NON AVERE FIGLI.
      E come me ci siano milioni di persone e di coppie in tutta Italia. Stiamo crescendo di anno in anno. Perché di ragioni per le quali sia più vantaggioso per la società non procreare potrei dirtene 20.
      Ma mi limito a una sola. La più grande e importante.
      IL LIBERO ARBITRIO. LA LIBERTÀ DI SCEGLIERE E IL DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI SCELTA.

  • Io sono childfree e non sono un parassita sociale, al contrario non avendo figli non godo di alcuno dei benefici previsti per le famiglie e a chi osa darmi del parassita per provocare polemiche rispondo come segue: Gianni quello che hai detto ti mette al pari di un essere sottosviluppato: negare i diritti a qualcuno vuol dire disconoscere millenni di etica e di storia della civiltà!

  • eliminate il commento di questa pulce è RAZZISTA! ma dov’è il moderatore???

    • “LucidaMente” segue il motto di Voltaire: ci battiamo affinché tutti possano esprimere le proprie opinioni, anche se diverse dalle nostre. Non andrebbero usati, invece, termini spregiativi e gratuiti come “pulce”.

      • mi auguro che lei voglia altrettando sottolineare che è termine spregativo anche quello di “parassiti sociali” (in questo caso attribuito a una categoria di persone)….

        • Gentilissima Giuseppina, certo che “parassiti sociali” è termine spregiativo, ma riferito, come lei stessa dice, “a una categoria di persone”, in generale. Invece, l’altro termine è “ad personam”. In altre parole, un fatto è dire che “i politici son tutti ladri”, un altro “il politico Tizio è un ladro”… Nel secondo caso si rischia la querela.

  • Condivido in buona parte i vari commenti. Soprattutto quello di Gig: il mondo sta scoppiando per la sovrappopolazione, questione-chiave di cui nessuno parla, forse perché non va di moda, o, perché avere miliardi di potenziali schiavi ricattabili e obbedienti fa comodo al potere economico e alle religioni integraliste. Si veda il nostro articolo sul dirompente pensiero di Albert Caraco sulla questione demografica:
    “Gli uomini sono come una lebbra” (http://www.lucidamente.com/1733-gli-uomini-sono-come-una-lebbra/). Pretendere, poi, protezione di natura e animali, relazioni sociali e civili decenti, città abitabili o solo gestibili con altri miliardi di abitanti sul pianeta fa ridere. Del resto, inutile essere “politically correct”. L’incremento demografico si è arrestato nel mondo occidentale. Restano gli islamici e gli integralisti cristiani o ebrei a “figliare” come conigli, con conseguenze forse drammatiche sulla persistenza della civiltà occidentale avanzata, progressista, civile. Che facciamo con loro? E con la loro visione di donna e famiglia? Ma non mancano i “conigli” italiani, come la coppia di Padova con 15 (quindici!) figli (vedere http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/veneto/articoli/1051555/padova-maxifamiglia-raggiunge-quota-17.shtml). Commento del “padre-famiglia”: «Una famiglia numerosa è indubbiamente impegnativa sotto molti punti di vista, dalle normali faccende quotidiane, all’aspetto economico, ma esiste la Provvidenza che opera anche tramite una rete di persone amiche e noi affrontiamo serenamente la vita». Come no, la “Provvidenza” è costituita da sussidi, agevolazioni, servizi pagati anche dai “childfree”. Fare figli in modo assurdo impedisce a ogni persona, donna e uomo, di sviluppare il proprio intelletto e spirito (pensate se si è in grado anche solo di leggere un libro o seguire un film), di dare agli altri, alla società; rende chiusi, bigotti, egoisti, fanatici, intolleranti. Ben vengano, dunque, i childfree e chi ci pensa un po’ prima di mettere al mondo degli infelici in modo irresponsabile.
    Il direttore di “LucidaMente”

    • Ottine considerazioni, che condivido in pieno. Mi lascia molto perplessa questa idea diffusa nella società ed espressa in modo molto rozzo da Gianni che l’unico scopo nella vita sia fare figli. Credo invece sarebbe più responsabile darsi dei limiti, o rinunciare proprio se non ci si sente portati. Vedo famiglie in condizioni di vita devastanti, però sono una famiglia “tradizionale” e quindi “normale” e meglio accettata di chi decide di comportarsi in maniera differente. Io mi sono chiesta se desideravo DAVVERO un figlio e no, non possiedo questa attitudine. Credo sia molto più sensato che rispettare delle tradizioni imposte dalla nostra cultura che gronda cattolicesimo e finto perbenismo e ASCOLTARSI. Chissà, potrebbe avere il vantaggio di ridurre il numero degli abitanti del pianeta. Purtroppo, chi ragiona si riproduce meno di chi no. Entro breve, per una legge matematica, il mondo sarà popolato principalmente da persone di intelletto mediamente inferiore. Leggevo di recente che siamo arrivati, si stima, al massimo sfruttamento delle capacità del nostro cervello. Peccato ora ci sia un’involuzione. http://mysterium.blogosfere.it/2011/08/studio-britannico-il-cervello-umano-ha-raggiunto-i-suoi-limiti-massimi-non-diventeremo-piu-intellige.html

    • L’unica cosa buona dei childfree è che si autoestinguono. Buona autoestinzione anche a lei, signr Tripodi. Oppure ha già figliato?

      • Gentilissimo Giancarlo, già il termine “figliare” palesa come lei intenda la procreazione: come le bestie, irresponsabilmente, senza amore, né erotismo, né rispetto per le donne, sfasciate dopo un paio di gravidanze, figuriamoci dopo una decina! Tanto la bellezza è secondaria…
        Andando avanti col “figliare”, non saranno i childfree a estinguersi, ma tutta l’umanità, insieme al pianeta. Per fortuna, lei è in buona compagnia con gli islamici integralisti. Vedremo tra loro e i cattolici integralisti chi la vincerà. Una bella gara animale.
        Complimenti.

      • Anche lei è i suoi figli vi estinguerete.
        Magari i suoi figli saranno esseri infelici (cosa probabile visto a la grettezza espressa nelle sue parole)
        Vuole proliferare come un coniglio ???
        Lo faccia pure.
        Ma non rompa i ….. a chi ha fatto una scelta diversa.
        Siamo in tanti, veramente tanti…ne prenda nota.

  • Esimio Tripodi, sono felicemente sposato e padre orgoglioso di tre amatissimi figli. Io e mia moglie ci siamo sposati tardi, altrimenti, glielo dico senza polemica, ne avremmo avuti certamente molti di più. I nostri figli sono la nostra gioia e, francamente, non capisco dove sia, in tutto questo, la mancanza di responsabilità, la mancanza di amore, la mancanza di rispetto e tutte le altre mancanze di cui ciancia. Io e mia moglie ci amiamo ed abbiamo consacrato la nostra vita per la nostra famiglia. Siamo felici. E tanto ci basta. Si chiama amore per la vita, gioia di esistere… altro che lebbra.

    Lei è felice? Nel precedente commento le avevo chiesto se aveva figli, ma non mi ha risposto. Si vergogna ad ammettere il suo peccato? Oppure è un uomo solo e triste? In ogni caso le auguro di realizzare il suo sogno di autoestinzione. L’umanità invece andrà avanti benissimo senza gente come lei. E con l’umanità anche il resto del pianeta. Coraggio dunque egregio Tripodi, e coraggio anche a tutti gli amici childfree: liberate quanto prima il pianeta della vostra nauseata ed annoiata presenza e lasciate a campare il popolo della vita e della gioia

    P.S. I complimenti glieli farò dopo che si sarà auto estinto.

    • E’ esilarante la maniera in cui, dall’alto dei vostri scranni colanti di presunzione, decidete automaticamente che la vita di una persona senza figli sarebbe triste, arida e vuota. Le ricordo, inoltre, che esiste un sostantivo chiamato “scelta”, ergo… è d’uopo metterla in atto, altrimenti non ve ne sarebbe motivo di esistenza.

    • Credo con tutta sincerità che lei stia raccontando al Web una serie di frottole per portare avanti una causa persa in partenza.
      Lei già si è pentito da tempo di una scelta che , oggi, continua a toglierle ogni libertà. E che ha , inevitabilmente, degradato il rapporto matrimoniale.

    • Con tutto il rispetto, per scelte, opinioni, che siano socialmente o religiosamente indotte, trovo quanto meno bizzarra, se non completamente assurda e riduttiva, l’idea che l’amore per la vita possa esprimersi solo nei figli. Se così fosse, il destino di ciascuno non potrebbe che essere obbligato, costretto, limitato dall’istinto, invece che da una scelta. Vorrei considerare, in alcune (benché limitatissime) zone del mondo la scelta di avere dei figli come una scelta d’amore, quanto meno me lo auguro. Considero però, allo stesso livello, anche la scelta di non fare figli, per motivi sociali, economici, anche etici, un atto d’amore di pari valore.
      Detto questo mi auguro, e lo auguro a ciascuno, di leggere sempre meno di persone che i figli li cercano solo per riempire il tempo, o come unica opportunità di gioia, tutto il contrario, a mio avviso, di quella che dovrebbe essere una scelta di amore per l’altro, prima che per noi stessi.
      Un aspetto difficile, forse, per chi preferisce la retorica alla ragione, per chi giudica altre idee pensando che la “normalità” sia una sola, obbligata e già scritta.
      Vorrei rassicurare in ultimo tutti che la vita senza figli, che sia per scelta o per destino, ha le stesse probabilità di essere piacevole, intensa, ricca, o tutto il contrario, di ogni altra.

    • I tuoi Giancarlo saranno figli infelici. Prendine atto.
      Altro che popolo della gioia!
      La vera gioia sta nella nostra libertà di scegliere .
      Meglio una generazione libera che si autoestingue, che una repressa e frustrata che si riproduce e si massacra per le poche opportunità rimaste.
      Lo ribadisco. La vera gioia sta nella consapevolezza di essere liberi di scegliere. Orgoglioso di essere childfree.

  • Sig. Giancarlo, sono l’autrice dell’inchiesta e dell’articolo, mi colpisce il contrasto tra l’aggressività del suo intervento ed il tono pacato e tollerante di Tripodi e dei childfree… come mai tanta violenza in un uomo così appagato e felice?

    • Dato che lei è l’autrice le porgo i miei complimenti: è raro leggere parole sensate sull’argomento e più raro ancora, purtroppo, è ascoltarle nella vita di ogni giorno, piena di gente che vuole psicoanalizzarti, criticarti, accusarti o dare giudizi sulla tua relazione di coppia e su una scelta che dovrebbe essere libera e personale.

  • Vi siete dimenticati di questa piccola, ma florida e attivissima comunità che va avanti da più di un anno ed è la prima in Italia del suo genere?

    http://childfreezone.freeforumzone.leonardo.it/forum.aspx?c=181460&f=181460

    Mera svista o atto voluto?

    Ho letto con crescente apprezzamento l’articolo pubblicato.
    In caso si volesse approfondire e trattare nuovamente il tema, il nostro forum è a vostra completa disposizione.

    Saluti,
    Rebecca

    • Gentilissima Rebecca, non possiamo essere a conoscenza di tutti i forum. Ecco, dunque, appena inserita l’aggiunta del link.

  • Signora Viviana, è vero, forse sono stato un po’ brusco, però non mi pare di aver offeso nessuno; parlare di violenza poi, mi sembra davvero fuori luogo. Ho augurato a Tripodi ed ai suoi amici childfree di non lasciare traccia del loro passaggio, di sparire senza dare un contributo vitale alla storia dell’umanità. D’altronde questo è il loro sogno. Ho esagerato, lo ammetto, quando li ho invitati a liberare quanto prima il pianeta della loro presenza. Ma anche questo l’ho detto nell’ottica di chi vede l’umanità come il cancro del pianeta. E’ bene eliminare quanto prima le metastasi, o no? Naturalmente non è questo il mio vero pensiero, ho solo cercato di portare alle estreme conseguenze la loro follia. Se ho sbagliato ad interpretare il loro pensiero, allora spiegatemi meglio. Come la pensate? E’ o non è, l’uomo, la creatura più meravigliosa dell’universo conosciuto? Oppure è il cancro del pianeta? A me pare di capire che i childfree giustifichino la loro scelta non tanto con il motivo di fare altro; questo sarebbe accettabile dal mio punto di vista, purchè fatto consapevolmente e con coerenza. Mi pare, piuttosto, che essi spieghino la loro scelta con il motivo di non pesare ulteriormente sull’ecologia del pianeta che sarebbe, a sentir loro, sul punto di collassare a causa della presenza sempre più massiccia ed “inquinante” dell’uomo. E, naturalmente, non trascurano di bacchettare chi invece ama la vita ed accoglie con gioia i figli che la natura, non certo la chiesa o qualche altra istituzione umana, mette tra le loro braccia. Se i childfree ritengono di essere metastasi da estirpare, si auto estinguano pure: hanno tutto il mio incoraggiamento. Ma non si pongano a modello di riferimento, col ditino alzato a sparare cazzate sulla bomba demografica. Dai primi anni settanta, cioè da quando frequentavo le scuole dell’obbligo, sento queste idiozie: e abbasta!

    • Caro signor Giancarlo, evidentemente dai tempi della scuola dell’obbligo di libri ne ha sfogliati pochi, o quantomeno è poco aggiornato sull’argomento. La invito ad informarsi, magari partendo da qua

      http://ugobardi.blogspot.com/

      Dove si parla per lo più di risorse e clima.

      … Ma tanto lei ha ragione e tutti gli altri hanno torto… Ha le sue certezze e non ci sono posto per i dubbi. Evidentemente però le persone che non la pensano come lei disturbano la sua sicurezza… Si sforzi, la tolleranza è uno dei migliori insegnamenti che può passare ai suoi figli.

    • Ecologia e sovrapopolazione? No, guardi, stia tranquillo: il mio principale motivo è che non tollero l’idea di dedicare una vita intera ad un altro essere umano che per forza di cose avrà bisogno di me per qualsiasi minima questione (almeno fino a 25 anni). Non ho istinto materno, mi annoio mortalmente a giocare coi bambini, non ho pazienza e preferisco dedicarmi ad altro, il tutto nel massimo rispetto delle scelte altrui. Ora, mi chiedo, per quale motivo lei non riesce a fare lo stesso? Glielo impone il medico?

    • Non ho figli.Non ne voglio , ma amo la vita quanto te se non di più.

    • Personalmente credo che il vero altruismo non passa per chi ha figli.
      Anzi.
      I figli limitano la solidarietà è l’empatia verso il prossimo.
      Vedo sempre più spesso genitori figliocentrici, tutto il mondo ruota attorno ai loro viziatissimi pargoli. Non interessa se migliaia di persone muoiono affamate nel mondo. Non c’è tempo per il volontariato , perché il tempo è tutto per i figli.
      Si lasciano i figli urlare selvaggiamente nei ristoranti, nei supermercati , perché il rispetto è dovuto solo a loro. Il mondo intero finisce con loro.
      Chi ha figli , secondo me, dimentica in fretta l’amore e il rispetto per gli altri.

  • o La tolleranza va bene per i minorati, o per i bambini. Alle persone, in genere, preferisco dare rispetto più che tolleranza. In effetti non credo a tutte le minchiate della bomba demografica e delle risorse limitate; credo, invece, alla capacità dell’uomo di trovare sempre nuove soluzioni, credo in un futuro migliore, credo in un progresso ed in una crescita che non riusciamo neanche ad immaginare.
    o Quando mio padre aveva dieci anni, andava a scuola a piedi nudi, camminando, solo, per oltre un’ora, attraverso il bosco e stradine sterrate. La mia figlia più piccola, undici anni, usa il computer ed il cellulare ed ha una cameretta tutta sua. Ecco, signor Xerses, credo in ciò che vedo, non credo a lei, ai suoi libri ed ai profeti di sventura.
    o Non ho certezze, ci mancherebbe, però sono una persona felice e serena. Non mi dà fastidio chi non la pensa come me, mi dà fastidio chi sta sempre col ditino alzato, chi si sente in dovere di insegnare sempre agli altri e mai di imparare, chi pensa di essere moralmente superiore ed illuminato in un mondo di barbari.
    o Se qualcuno pensa che sia meglio non mettere al mondo figli, per me va benissimo. Contento lui… Essendo io padre di tre figli, mi piacerebbe ricevere, dai childfree, lo stesso rispetto che io uso con loro. Non tolleranza, non ho fatto niente di male per dover essere tollerato. Rispetto!

    • Giancarlo, in realtà anche i minorati meritano rispetto e non tolleranza. Spero che abbia capito la gaffe che ha fatto.
      Detto ciò i motivi per decidere di non avere figli sono tantissimi, tra i quali anche i molti legati all’attività antropica e all’impatto devastante sul pianeta.
      Poi ci sono quelli legati alle libertà personali

  • Signor Giancarlo, si è mai chiesto cosa succederebbe se un giorno i suoi figli decidessero o non potessero avere una prole? I suoi sforzi di non estinguersi sarebbero stati vani.
    I suoi commenti, mi perdoni, mi hanno fatto venire in mente, la vita dei topi, che in quanto a fobia della estinzione devono essere messi peggio di noi umani.
    Sono contenta che lei sia felice e la rispetto per le sue scelte, ma quando parla di tolleranza e non di rispetto per i bambini un po’ mi preoccupo.

  • Secondo me il problema sta sempre nel come ci si pone nei confronti degli altri, posto che fare figli debba essere una scelta assolutamente consapevole e che debba essere rispettata sia la scelta di chi ne vuole come quella di chi non le vuole.
    Sono il padre felice di una figlia e io e mia moglie stiamo progettando di averne un altro e ci sentiremmo onestamente incompleti come persone senza avere anche un ruolo da genitori, ma ripeto: questo vale per noi e non deve valere per tutti. Avere un figlio è stata per noi una gioia immensa che riviviamo di giorno in giorno, ma è indubitabile che un figlio ti cambi la vita e che questa scelta debba essere fatta liberamente e con la consapevolezza della responsabilità che si deve avere nel crescere un altro essre umano nel migliore dei modi possibili.
    Ma veniamo al succo della discussione. Come ripeto, secondo me il problema nasce da come ci si pone. Conosco molto bene la lingua inglese e ho per curiosità visitato i forum childfree e in generale non ci ho mai visto tutto l’astio che vedo qui. Un conto è non volere figli, ma rispettare la scelta degli altri e soprattutto rispettare i bambini a prescindere in quanto esseri umani. Un conto è scrivere, come leggo in certi forum childfree nostrani che si prova repulsione per le donne incinte, che si odiano i bambini, che potendo (e ho letto anche questo) si sacrificherebbe volentieri un bambino in luogo del proprio gatto, che i bambini sono dei piccoli mostriciattoli, etc… Queste persone, non sono solo childfree (scelta rispettabilissima e che non deve essere assolutamente giudicata o disapprovata), ma sono dei veri e propri psicopatici con dei seri problemi comportamentali e di relazione.
    Persone che se solo mettessero piede in casa mia proferendo certe idiozie non esiterei un attimo a sbattere fuori in malissimo modo.
    Finchè il movimento childfree italiano non prenderà in modo deciso le distanze da queste persone non potrà mai pretendere quel rispetto e quella dignità dovuta a chi fa una scelta (quella di non avere figli) che deve essere rispettata e ritenuta comunque insindacabile.
    Su un forum childfree americano ho letto questa bellissima frase: “Noi siamo childfree perchè non vogliamo figli. Non odiamo i bambini, ma preferiamo essere zii piuttosto che genitori”. Una frase di una infinita sensibilità nei confronti delle altre persone che hanno fatto una scelta di genitorialità consapevole. Qui in Italia invece leggo spesso solo astio nei confronti di genitori e bambini e questo è davvero squallido becerume.
    Con questo spero di avere chiarito il mio pensiero.

    • Premetto. io adoro i bambini ma non i miei.
      Io e la mia compagna abbiamo due pastori tedeschi e tre gatti che ci riempiono la vita.
      Ci dedichiamo settimanalmente dal volontariato presso una casa famiglia e adoriamo i nostri due nipotini di sei e otto anni.
      Però abbiamo liberamente scelto di non avere figli. E siamo felicissimi così.

  • Io apprezzo chi rispetta le scelte altrui, io aspetto il terzo figlio per scelta mia e di mio marito e credo che non ci sia cosa più bella al mondo, ma mi rendo conto che per alcuni può non essere così… non li capisco ma li rispetto… non credo ne’ che dovremo mangiarci tra di noi perché siamo in troppi su questa terra, come dice qualcuno, perché altrimenti sarebbe anche vero che fossimo tutti childfree ci saremmo estinti ed voi non potreste godere della gioie della vita,e allo stesso modo non credo che i childfree siano parassiti… siamo individui con la possibilità di scegliere ciò che si vuole essere, si spera, rispettando le scelte degli altri… nn faccio il tifo nemmeno per quelle famiglie che non avendo possibilità economiche mettono al mondo 14 figli perché poi con le tasse glieli manteniamo noi che invece non godiamo di nessun privilegio… (io 3 figli privilegi zero ma ce li hanno solo gli altri?)… Semplicemente rispetto per ogni tipo di scelta anche se nn si condivide si può rispettare.

    • Gentilissima Simona, grazie per averci scritto.
      Certamente tutte le scelte vanno rispettate, nell’ottica della libertà. Ma la nostra libertà finisce dove inizia la responsabilità verso gli altri.
      La Terra non può reggere altri miliardi di abitanti, specie coi cambiamenti climatici, la scarsità di risorse, ecc. Ha senso popolare il pianeta di infelici che dovranno scannarsi per acqua, energia, aria, cibo?
      E in Italia il 50% dei giovani è disoccupato. In cosa speriamo?
      Il direttore della rivista

  • Scrivo d’impulso, dopo aver letto con grande piacere il bellissimo articolo di Viviana e con sincero dispiacere i commenti molto aggressivi a cui ha dato seguito. Ho 27 anni, una laurea, un lavoro; da ragazza non avevo istinto materno, non volevo un ragazzo, non ci tenevo ad essere “donna” nel senso tradizionale del termine (e non perché sia brutta, lo dico per prevenire commenti in tal senso). Ho passato anni, felici e realizzati, studiando e dedicandomi alle mie passioni. Ho avuto successi scolastici e professionali, non volevo figli, la mia libertà veniva prima del rapporto con un uomo. Poi ho conosciuto il mio attuale compagno, ho capito che dividere la propria vita con una persona che si ama profondamente, riamati, è bellissimo e prezioso; anche se ciò vuol dire uscire con i suoi amici invece che con i miei, fare la pasta un po’ più al dente quando io la mangerei cotta, o essere costretti ad ammettere che si è sbagliato e chiedere scusa. Da poco abbiamo smesso qualsiasi tipo di contraccezione, ci piacerebbe avere un figlio, anche se quasi certamente non riuscirò a conservare il posto di lavoro. Pazienza, ne troverò un altro appena potrò, non sarebbe la prima volta. Arriverà questo bambino? Non lo so. Se così non sarà, di certo non saremo meno felici, o io meno donna. Ma sarebbe bellissimo poter insegnare a un’altra persona a guardare ogni forma di vita con gioia e stupore, ad amare e rispettare il prossimo e la natura, il piacere della conoscenza, l’allegria, l’onestà. Sarebbe ancora più bello se un giorno fosse proprio lui/lei a fare qualcosa di prezioso e importante per il pianeta, per l’umanità o semplicemente riuscisse a trasmettere ad altre persone, poche o tante, i valori che gli abbiamo insegnato. Di sicuro, le notti insonni, i weekend fuori porta saltati per colpa di un raffreddore e le notti in cui non potremmo far l’amore perché vorrà dormire nel lettone non peserebbero più così tanto sul bilancio della nostra vita. In cosa speriamo? In un mondo migliore. Complimenti al sig. Paolo Basaglia per il commento pacato ed equilibrato.

    • Gentilissima Emanuela,
      grazie per averci scritto e, soprattutto, per il suo splendido intervento, ricco di idee pacate, rispettose e piene di vita e positività.

  • Diciamola tutta: ognuno è libero di vivere come gli pare, quindi di figliare o meno, quali che siano le motivazioni in un senso o nell’altro! chi non desidera avere figli non è un mostro, ne un insensato individuo, ma al limite un tantino egoista… e quindi? Quindi, nulla! Forse che vivere per se stessi è un atteggiamento mentale riprovevole oppure lo è pensare di risolvere i propri problemi di coppia e più in generale di vacuità del rapporto a due mettendo al modo un figlio affinché non si abbia il tempo e la voglia di dedicarsi al resto? Ho 51 anni, non ho figli, ho una grande passione di vita che è la libertà di avere una motocicletta in garage e di permetterle di farmi sentire felice e libero quando ne ho bisogno, cioè da sempre… ho una moglie comprensiva e amante della libertà anch’essa, ho due gatti che amo per quello che sono e che sanno trasmettere nella loro anima primordiale, ho alti e bassi nella mia vita e a volte qualche rimpianto di non aver avuto figli, ma tale rimane… ne sono convinto e lo sopporto benissimo! I figli non sono nostri, ma nuovi individui legati a noi da affetti e sentimenti… I figli non sono l’unica ragione di vivere ma troppo spesso lo diventano per chi (e sono molti) non è in grado di vedere oltre e mettere in discussione se stesso!