DALL'ITALIA, INTERVENTI, TEMATICHE CIVILI|4 agosto 2012 08:21

Trasferiti ergastolani di Spoleto

Un provvedimento contrario ai fini rieducativi della pena. Don Oreste Benzi affermava che «Luomo non è il suo errore»

Venendo a conoscenza dell’improvviso trasferimento della sezione AS1 degli ergastolani di Spoleto, la Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, esprime il proprio disappunto per tali spostamenti.

La nostra comunità incontrava settimanalmente questi detenuti da più anni, per un sostegno sia personale che nella lotta collettiva contro la pena dell’ergastolo. Questi trasferimenti tradiscono la funzione rieducativa della pena, stabilita dall’articolo 27 della Costituzione, e appaiono come un segno del carattere punitivo-vendicativo della pena in Italia, perché provocano interruzioni forzate dei percorsi rieducativi iniziati e delle relazioni familiari createsi negli anni.

Esprimiamo solidarietà alle persone detenute e alle loro famiglie che hanno subito questi trasferimenti; auspichiamo che tale interventi non vengano più applicati; crediamo invece che sia necessario riformare il sistema penitenziario per mettere al centro la persona e l’azione di recupero per il suo reinserimento nella società.

«L’uomo non è il suo errore», diceva don Oreste Benzi: la società civile ed ecclesiale hanno il dovere di fare tutto il possibile per realizzare il recupero della persona che ha sbagliato, perché solo così possiamo creare una società nuova che crede nell’uomo.

Rimini, 1 Agosto 2012

Giovanni Paolo Ramonda – Responsabile generale dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Per avere un quadro completo del dramma-carcere, con tabelle e considerazioni varie, si legga Pianeta Carcere: un sistema vicino al collasso totale di Antonio Antonuccio, apparso in due parti nei numeri 33 e 34 (aprile e maggio 2012) di Excursus:
http://win.excursus.org/attualità/AntonuccioPianetaCarcerePartePrima.htm
e http://win.excursus.org/attualità/AntonuccioPianetaCarcereParteSeconda.htm.

Ricordiamo inoltre che il tema dello scandalo carceri in Italia sta da sempre a cuore di LucidaMente. Ce ne siamo occupati in numerose circostanze, a partire dalla pubblicazione di un vero e proprio dossier e di uno spunto satirico del nostro direttore. Abbiamo inoltre più volte ospitato testimonianze di detenuti come Vincenzo Andraous e Mario Trudu. E, soprattutto, dell’ergastolano-scrittore Carmelo Musumeci, il suo tragico appello, un’intervista, un suo intervento-lettera aperta al ministro della Giustizia, l’articolo Sesso e galera. Né abbiamo dimenticato la condizione della polizia penitenziaria, in sofferenza come quella dei detenuti, trattata in Quegli altri uomini dentro le prigioni.

(LucidaMente, anno VII, n. 80, agosto 2012)

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1 Comment

  • Non posso che essere d’accordo sulla funzione rieducativa della carcerazione e personalmente sono per l’abolizione dell’ergastolo in quanto ritengo essere in contraddizione con quanto affermato dalla Costituzione italiana. Trovo però, altresì, contraddittoria la posizione della Comunità “Papa Giovanni XXIII” che in questo articolo è molto tenera con i detenuti, che certamente hanno le loro colpe per essere incorsi in una condanna all’ergastolo, ma lo è meno, a leggere le parole del fondatore Don Benzi, nei confronti degli omosessuali con i quali è alquanto duro e categorico e non credo che la loro condizione dipenda da qualche delitto commesso.

    «Non esiste scientificamente l’omosessualità, è una devianza.»
    (Don Benzi durante il “Family Day”, 12 maggio 2007, Roma.)
    «Io mi rivolgo direttamente alle persone interessate: non esiste il diritto al riconoscimento delle unioni omosessuali. L’omosessualità può essere corretta e la deviazione psichica che le è propria rimossa. Io mi rivolgo a voi [omosessuali] perché salviate l’identità del matrimonio naturale e cristiano. Solo voi potete salvarlo rifiutando ciò che non vi è proprio.»
    (Don Oreste Benzi, appello pubblicato sul Corriere Romagna del 14 maggio 2006)
    «Gli omosessuali acquisiti sono gli effeminati di cui parla la Scrittura e ai quali non è dato di entrare nel regno dei cieli. L’omosessualità acquisita è possibile superarla ed essendo un vizio deve essere rimossa a tutti i costi.»
    (da La coppia oggi tra libertà dell’uomo e mistero di Dio – Editrice Guaraldi, Rimini)

    Se agli omosessuali non è dato entrare neppure nel regno dei cieli non vedo lo scandalo nel trasferimento di alcuni detenuti in altra sede. Anche perché se il sig. Ramonda avesse spiegato il motivo di tali trasferimenti, adottati da provvedimenti giudiziari, il lettore si sarebbe potuto fare un’idea in proposito. Termino con qualche perplessità per quanto riguarda il garantismo nei confronti dei detenuti che mi auguro non sia lo stesso che ha ispirato l’allora Ministro Conso che nel ’93, in “assoluta solitudine”, ma sollecitato da qualche intraprendente e inconsapevole cappellano, revocò il 41-bis a trecento mafiosi per fermare le stragi di Riina e Provenzano.