Cagliari: percorsi turistici tra “humour” greco e “senso di sé”

Passeggiare assaporando ottimi gelati, sushi quasi perfetti e finger food barbaricini. Fra cortesie e scortesie, una vacanza all’insegna dell’educazione, del garbo, del gusto del bello e del vivere civile

Cagliari si estende fra le braccia del Golfo degli Angeli e si dice sia stata fondata da Aristeo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene: ecco perché chiunque vi sia nato si divide fra la natura divina e quella umana! La città accoglie il visitatore nel suo bianco porto, decorato dai portici ariosi che si aprono sulle vie laterali dell’antico quartiere della Marina. Si estende verso il mare e il cielo, il suo punto più alto è il quartiere di Castello che domina il colle di Bonaria. Capoluogo della regione, sede di antiche istituzioni e di disponibili e sussiegosi abitanti con un humour greco e un “senso di sé” tutto ungherese, Cagliari offre aperitivi sulla terrazza dell’antico Bastione di Saint-Remy, serate, musei e mare fra boutique eleganti e il Poetto, il lungomare di circa otto chilometri.

In una delle vie, una signora piuttosto nervosetta gestisce un negozietto insignificante, se non fosse per la fortunata presenza di una fermata del pullman di linea. Tale circostanza porta le persone a notare la piccola e buia vetrina. Il negozio offre al pubblico quel genere di oggetti usati, che un occhio allenato avrebbe difficoltà a collocare nel genere “antiquariato”. La signora, convinta che nessuno, nemmeno mentre attende il pullman, possa sostare davanti alla propria vetrina, invita ogni malcapitato a spostarsi, apostrofandolo con gesti e parole inappropriati. Bollino giallo per la scortesia. Il servizio offerto parte dalla gentilezza. Passate avanti, non vi sarà facile dimenticare.

Non lontano da lì, alcuni ristoranti offrono, in ambiente elegante, assaggi di cucina tipica: fregola ai frutti di mare, fritto misto, seadas al miele e fichi dolcissimi. Ma se la sera vi dovesse cogliere all’improvviso un’insana voglia di sushi (Sakura, ottimo il sushi e il personale) o carne argentina (El Gaucho, ottimo tutto), ecco che la fantasia imprenditoriale degli indigeni si unisce a quella dei “nuovi” cagliaritani. La buona pizza, unita a un bicchiere di Nepente e al vento di Maestrale, rappresenta il massimo per i buongustai. E dopo, un buon gelato in Piazza Yenne o in via Dante da Ice Stop, dove è possibile entrare con il vostro cane. Bollino verde per il cibo.

Nell’hinterland spesso è possibile scoprire mercatini dedicati ai “nuovi” creativi, che con le loro mani e i materiali più disparati danno vita a mondi nei quali sarà facile perdersi, come il Favoloso Mondo di Micettaminù, in cui la giovane artista titolare crea gioielli, borse e curiosi personaggi con la tecnica del pom-pom making. Cagliari si conferma pienamente il biglietto da visita dell’intera isola: «incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa» (così la definì nel 1921 David Herbert Lawrence in Mare e Sardegna, Newton Compton). Tedeschi, inglesi e spagnoli la amano alla follia, non resta che dribblare qualche scortesia e puntare dritti alla storia, al cibo, alla natura e al divertimento. Ricordando che il garbo vince su tutto, anche sulla crisi (o quasi)…

Le immagini: due belle località balneari di Cagliari (Sella del diavolo e Prima fermata) e il nostro collaboratore Matteo Tuveri, tramutatosi… in opera d’arte!

Matteo Tuveri

(LucidaMente, anno VII, n.80, agosto 2012)

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