DALL'EMILIA-ROMAGNA, TEMATICHE CIVILI|5 agosto 2012 17:52

I giornalisti emiliano-romagnoli dietro le sbarre

L’ultimo numero della rivista dell’Ordine dell’Emilia-Romagna è dedicato a «media, carcere, società»

Giornalisti, la rivista trimestrale d’informazione e dibattito dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna non è solo e non tanto un notiziario, ma un bel magazine – con firme e interviste prestigiose – che tratta a ogni numero un tema interessante non solo per gli addetti al settore dell’informazione, ma per tutti i cittadini. Ad esempio: Malasanità (n. 72), Media e razzismo (n. 74), Cultura (n. 75), Minori e media (n. 77), Media e giustizia (n. 79), L’invasione della mafia (n. 82). A dimostrazione dell’estrema sensibilità sociale di giornalisti e pubblicisti emiliano-romagnoli, quasi sempre in prima fila nel fornire un’informazione tutt’altro che scontata e omologata. L’ultimo numero, l’83, è stato dedicato a media, carcere, società. E, la nostra rivista, sempre molto attenta alla questione (vedi in fondo alcuni nostri articoli), lo ha letto con attenzione. E ammirazione.

Delle 48 pagine che sostituiscono la rivista, ben 33 sono dedicate alla tematica prescelta. Tra gli scritti presenti, ne ricordiamo alcuni. Argia Granini coglie in via preliminare (La mala informazione) almeno tre punti del problema: la mancanza di umanità – non solo verso gli autori, ma anche verso le vittime di reati – con la quale viene raccontato dalla stampa il pianeta crimine; lo sciocco pensiero che nessuno di noi si troverà mai a commettere reati o a esserne coinvolto, finendo in carcere; la mancanza di informazione su volontariato, sostegno, reinserimento dei carcerati. Anche Paola Cascella, in Vocabolario ristretto e luoghi comuni, affronta le responsabilità dei mass media, in particolare nel mancato rispetto nei confronti delle vittime, dimenticate anche dalle istituzioni, come scrive pure Claudio Santini in Due volte sconfitti. Così come sul secondo punto, L’illusione che “a noi non capiterà mai”, argomenta Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti. E del terzo punto hanno scritto Daniele Barbieri e Francesca Poli, trattando rispettivamente dei garanti e delle associazioni e cooperative che seguono le problematiche dei detenuti.

Di un importantissimo documento approvato dagli Ordini dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, Lombardia e Venetoci informaMario Consani ne La dignità delle persone è un bene da tutelare sempre. Si tratta della Carta del carcere e della pena, un vero e proprio codice deontologico «per chi scrive di cronaca nera ma soprattutto di detenuti e di carcere», che intende informare innanzi tutto proprio le penne della carta stampata che i detenuti sottoposti a misure alternative al carcere tornano a delinquere in misura infinitamente minore di chi è sottoposto alla tortura detentiva. Diego Costa ha ricordato il caso Aldrovandi – tra l’altro sollevato proprio dal giornalista della Rai Emilia-Romagna Filippo Vendemmiati (che ha scritto, diretto, scenografato e montato nel 2010 il documentarioÈ stato morto un ragazzo. Federico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia) –, riportando le parole di Lino, papà del ragazzo assassinato da poliziotti che hanno disonorato il proprio ruolo e le proprie divise: Cercare la verità è compito di tutti.

Tante le interviste presenti in questo n. 83. A cominciare da quella di Franca Silvestri al filosofo Massimo Cacciari, che denuncia l’ipocrisia della retorica della sicurezza: Il carcere è diventato uno strumento del potere. Daniel Agami sente il giornalista e inviato de la Repubblica Attilio Bolzoni, che chiede Un giornalismo meno superficiale, affermando al contempo una sacrosanta verità: «In carcere finisce chi non ha i soldi, chi non ha un buon avvocato e gli immigrati». Bello l’intervento di Andrea Casalegno (figlio di Carlo, il vicedirettore de La Stampa ucciso nel 1977 dalle Brigate Rosse), dal significativo titolo: Odia il peccato, non il peccatore.

Molto valide e riuscite le attività teatrali, artistiche, cinematografiche che coinvolgono i detenuti. Grazie a Francesco Tosi la rivista ha sentito al riguardo Paolo e Vittorio Taviani (il loro film Cesare non deve morire è stato realizzato coi reclusi della sezione di alta sicurezza della sezione di Rebibbia) e Alessandro Bergonzoni (e Luigi Manconi, nonché, tra gli operatori del pianeta carcere, Francesco Maisto, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, e Stefania Mussio, direttrice della Casa circondariale di Lodi). Franca Silvestri ha intervistato Armando Punzo, promotore della Compagnia della Fortezza coi detenuti nel carcere di Volterra (La società rinchiusa è come quella fuori, sono solo storie diverse).

L’intero numero 83 di Giornalisti può essere liberamente scaricato da http://www.odg.bo.it/giornalisti/Giornalisti83.pdf. Ve lo consigliamo.

Per avere un quadro completo del dramma-carcere, con tabelle e considerazioni varie, si legga Pianeta Carcere: un sistema vicino al collasso totale di Antonio Antonuccio, apparso in due parti nei numeri 33 e 34 (aprile e maggio 2012) di Excursus:
http://win.excursus.org/attualità/AntonuccioPianetaCarcerePartePrima.htm
e http://win.excursus.org/attualità/AntonuccioPianetaCarcereParteSeconda.htm.

Ricordiamo inoltre che il tema dello scandalo carceri in Italia sta da sempre a cuore di LucidaMente. Ce ne siamo occupati in numerose circostanze, a partire dalla pubblicazione di un vero e proprio dossier e di uno spunto satirico del nostro direttore. Abbiamo inoltre più volte ospitato testimonianze di detenuti come Vincenzo Andraous e Mario Trudu. E, soprattutto, dell’ergastolano-scrittore Carmelo Musumeci, il suo tragico appello, un’intervista, un suo intervento-lettera aperta al ministro della Giustizia, l’articolo Sesso e galera. Abbiamo informato su iniziative e manifestazioni dei Radicali italiani, il gruppo politico più attivo sulla questione con la sua proposta di Amnistia per la Repubblica, così come su quelle dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (Trasferiti ergastolani di Spoleto). Né abbiamo dimenticato la condizione della polizia penitenziaria, in sofferenza come quella dei detenuti, trattata in Quegli altri uomini dentro le prigioni.

Le immagini sono tratte dal numero 83 della rivista Giornalisti. Ordine Emilia-Romagna.

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno VII, n. 80, agosto 2012)

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