CINEMA-MUSICA, LA CITAZIONE|14 marzo 2010 00:00

Musica fra sogno e realtà: le Mab

Fra il Gothic Metal, il New Dark e il Post-Punk (ma i generi sono tanti e il loro pregio è quello di non avere etichette e definizioni predefinite), le Mab, nome d’arte per Psycho Jeremy, Jecky Stella ed Elisa, rispettivamente bass and vocal, batterista e chitarra, arrivano dall’antica Sardegna e, sulle ali delle suggestioni di numerose sonorità, hanno catturato la magia del Mediterraneo, l’eclettismo e il caos londinese nelle loro musiche. Sono “bravissime-cattive ragazze” (nel senso migliore del termine) nate da un sogno che arriva dall’infanzia e che all’insegna del sogno portano avanti la loro carriera.
Dal volo per Londra, passando per i venues più in voga di Londra, come il Mean Fiddler, il Koko, il The Marquee, il The Borderline, o l’Islington Academy, sono passate leggere, ma molto incisive (non esiste chi non le ami o chi non le odi), alla collaborazione con Franco Battiato fino ad arrivare alla partecipazione al cd Unusual, dedicato a Giuni Russo, al loro primo cd, intitolato Decay (distribuito in Italia da Universal Music), e all’Heineken Jamming Festival.

Una carriera non solo bella, ma promettente (il che significa che prelude a evoluzioni e cambiamenti), ma partiamo dal nome: la Queen Mab è una regina shakespeariana, che Percy Bysshe Shelley, nel suo Queen Mab: A Philosophical Poem, immaginava moglie di Oberon. Dalle dimensioni minutissime, guida un carro e accompagna le persone attraverso sogni di gloria e autocompiacimento; la leggenda le attribuisce disgrazie e soprattutto pestilenze, mentre Ben Jonson la cita nel suo The Entertainment at Althorp e Michael Drayton in Nymphidia. Tante eppure una, ognuna con la sua storia, ma la storia delle Mab, ovvero Psycho Jeremy, Jecky Stella ed Elisa, qual è?
PSYCHO JEREMY: La nostra storia inizia alla fine degli anni Novanta. Siamo state travolte come tanti dall’onda grunge e riot di fine secolo… inchiodate ad Mtv ancora puramente in inglese, vista di straforo attraverso reti locali che vi si collegavano nelle ore di buca di programmazione. Passavamo il tempo a sognare palchi e unplugged a New York, io dovevo sbobinare le lyrics delle cover macinando cassette nello stereo. Certo che adesso, con internet, è tutto più facile, se lo avessi avuto allora, sapessi che comodità! Ma sono contenta di averlo fatto, lo ricordo con piacere. Il nostro amore per la musica nasce dalla passione comune per i Queen. Col tempo è diventata una missione… una vera e propria ragione di vita. Elisa si è unita a noi da pochi mesi. La sua mente è fresca e vivida. È stato strano inizialmente ritrovarsi con una nuova line-up, ma anche stimolante.

Il Sud Italia offre spunti ad un giovane artista?
PSYCHO JEREMY: Sì, certamente. Il Sud ha una forte poesia intrinseca, datagli dalla meravigliosa natura e dalla vivacità creativa della gente che ne è ricchezza. Adoriamo il Sud! (Anche il Nord ovviamente… è diverso e magico).

Quanto ha influito Londra nella vostra evoluzione artistica; cosa avete trovato quando ci siete arrivate?
PSYCHO JEREMY: Londra è stata fondamentale per la nostra formazione artistica. Vi abbiamo trovato una enorme concorrenza che ci ha spinte a migliorarci giorno per giorno: ci ha stimolato, schiacciato, cullato e maltrattato… ma abbiamo ottenuto un buon livello di professionalità condividendo palchi ed esperienze con colleghi musicisti provenienti da tutto il mondo. Ci siamo sacrificate tantissimo e ogni briciola che siamo riuscite a raggranellare ci ha dato tanta soddisfazione e gioia.

Il poeta nicaraguense Rubén Dario, autore della novella El velo de la reina Mab, afferma che Mab avvolge gli artisti con il proprio velo, il velo del sogno, e, in effetti, nella vostra musica, ma anche nei vostri video (penso a Suicidal Angel o a Pure, con le sciabolate di luce e le ombre), il sogno, l’incubo, la realtà sublimata e deformata dalla lente spessa e pazza della mente abbandonata, sono quasi alla base della vostra produzione artistica. Ci potete parlare di questo?
PSYCHO JEREMY: Il sogno è una parte molto importante del nostro lavoro. La musica dopotutto è un sogno intangibile, ma forte e penetrante. Fa parte della vita, la vita porta con sé la promessa della morte… e così la luce cela il buio, il velo chiude gli occhi e fa sublimare la creatività nelle zone più oscure della mente che sono ricche di suoni e silenzi. Noi le trasformiamo in musica e immagini.

Fra le vostre collaborazioni figura anche Battiato, ma avete fatto anche un’importante gavetta presso vari palcoscenici come il Mean Fiddler, il Koko, la Islington Academy o l’Hammersmith Apollo (nel 2004). Ci raccontate un po’ le tappe che vi hanno maggiormente influenzato e favorito?
PSYCHO JEREMY: Ho dei ricordi molto vividi di ognuna di queste importanti tappe della nostra carriera artistica. L’Hammersmith Apollo, in particolare. È stato il primo “vero” palco. L’abbiamo condiviso con gli Him e i Cathedral, eravamo pietrificate dall’emozione. Temevamo che il pubblico ci avrebbe distrutto (di solito i gruppi “spalla” non vengono trattati troppo bene nei grossi concerti). Ricordo che le ragazze entrarono in scena, io le seguii preoccupata, ero serissima… “cattiva”! Ma poi come per magia il boato della gente ci avvolse e io non potei che sciogliermi in un sorriso… erano bellissimi! Gridavano e acclamavano, non mi ero mai sentita così viva. Ricordo ancora adesso il momento prima di entrare sul palco: ci siamo strette forti l’una all’altra e abbiamo gridato con tutto il fiato che avevamo in gola. Al Koko abbiamo danzato allegramente nello stesso camerino occupato da Madonna qualche sera prima, al Mean Fiddler eravamo delle vere regine! Mi ero fatta cucire un abito su misura a scacchi neri e bianchi, entrai in scena a piccoli passi prima di inondare il pubblico con le nostre distorsioni, poi il Pogo prese piede. Sensazioni simili ma uniche e diverse, come il bacio sul palco dopo aver cantato insieme a Lene Lovich, o lo scambio di sorrisi con Franco Battiato e il suo abbraccio sulle note di Ruby Tuesday in ogni palco d’Italia e della Spagna. Un tesoro tanto grande che a volte si stenta a crederlo vero!

Giuni Russo ha colpito molti, ha lasciato il segno in chi ha saputo aprire cuore e fantasia; le avete dedicato Unusual, con l’aiuto e l’amicizia di Maria Antonietta Sisini. Un bellissimo tribute di cui ricordo una cover di Giuni intitolata Adrenalina da mozzare il fiato, quasi un’operazione filologica in grado di farsi incubo. Cos’è per voi Giuni Russo?
PSYCHO JEREMY: Per noi Giuni è un dono divino. La delicata incarnazione della perfezione. Ho cantato tanto le sue canzoni, ho imparato tantissimo da lei. Prendere parte ad Unusual è stato un vero onore e ne siamo molto orgogliose. Sentire la mia voce accanto alla sua, sulle nostre chitarre, con il ritmo aggressivo, è quasi indescrivibile. Posso dirti che quando ho sentito la traccia vocale di Giuni che sarebbe poi stata inserita nella nostra versione elettrica, mi sono commossa a lungo.

La vostra è una musica dura che nasconde un cuore spietato capace di carezzare, anche il vostro look è “diverso” (ricordo le All Star in Niente è come sembra) – film di Battiato -, veramente brechtiane!) che però rivela tratti delicati, seppur gotici. Uno psicolook, come direbbe Alejandro Jodorowsky! Come nascono quei capelli, quei vestiti e tutto il resto?
PSYCHO JEREMY: Nasce tutto in maniera assai spontanea. Abbiamo sempre seguito ciò che ci dettava il nostro cuore e gusto… sia musicalmente che visivamente.
Il contrasto ci ha sempre intrigato ed è fonte di curiosità, quindi ci abbiamo giocato molto. E poi siamo “femminucce”, ci piacciono le rose e i fiocchetti, non solo gli amplificatori stralupati!

Cosa preparate adesso?
PSYCHO JEREMY: Adesso siamo in fase di composizione e “affinamento”. L’ingresso di Elisa nel gruppo detterà alcuni ovvi cambiamenti, ma la linea grosso modo resta la stessa. Posso svelare che stiamo provando un certo gusto nel rivisitare la musica delle nostre origini.

L’ultima domanda (una per ciascuna questa volta): l’ultimo libro letto e l’ultimo cd acquistato…
PSYCHO JEREMY: L’ultimo libro letto è La sottrazione di Antonio Mocciola e l’ultimo cd è If This Is Hell, Then I’m Lucky di Dax Riggs.
JESSICA: Ultimo cd acquistato: The Resistance dei Muse; l’ultimo libro letto è Un’aquila nel cielo di Wilbur Smith.
ELISA: Libro: A Love Supreme di Kahn Ashley, biografia di John Coltrane; il disco è l’ultimo degli U2, No Line on the Horizon.

In attesa che si sveli il mistero dallo studio di registrazione, ragazze… vi saluto, grazie!

L’immagine : le Mab, in tutto il loro splendore.

Matteo Tuveri

(LM MAGAZINE n. 10, 15 maggio 2010, supplemento a LucidaMente, anno V, n. 53, maggio 2010)

Print Friendly

No Comments