RECENSIONI|20 aprile 2010 00:00

Il canto di Natale di Fidel Castro

Lo scrittore cubano Alejandro Torreguitart Ruiz sintetizza le critiche sociali e politiche contro l’attuale governo di Cuba e gli errori che, sempre secondo il narratore, il capo di governo dell’isola caraibica avrebbe commesso e continuerebbe a compiere, impedendo la libertà di espressione e rifiutandosi di ascoltare il popolo.
Torreguitart Ruiz, per manifestare le proprie critiche, ne Il canto di Natale di Fidel Castro (Edizioni Il Foglio, pp. 104, € 6,00 – ottima la traduzione di Gordiano Lupi, da tempo encomiabile promotore della letteratura e della cultura politica anticastrista), realizza un’originale rivisitazione del celebre racconto Il Canto di Natale (A Christmas Carol) di Charles Dickens.

I tre spiriti che visitano Fidel Castro vengono annunciati dal fantasma di Che Guevara, “il suo miglior guerrigliero, l’uomo che l’aveva aiutato a fare la rivoluzione cubana”. L’argentino cerca di portarlo con la memoria al Messico, agli amici di un tempo, tuttavia il Lider maximo sostiene di non aver amici, ma solamente compagni di lotta e di rivoluzione: «Fidel ricordò d’un tratto la guerriglia in Bolivia e le ultime pressanti richieste d’aiuto inviate all’Avana. Lui aveva fatto finta di non vedere e di non sapere. Il Che sarebbe stato più utile da morto che da vivo».
Che Guevara, prima di lasciarlo, gli annuncia la visita di tre spettri, grazie ai quali potrà, forse, salvare la sua anima…

Camilo Cienfuegos è il primo spettro. Morto in un incidente aereo al ritorno da una missione, si sospetta abbia subito un sabotaggio ordinato da Fidel: «Non sono qui per ricordarti la mia fine. Voglio farti rivivere la tua infanzia, il ricordo del Natale che non hai mai festeggiato, gli amori che non hai mai vissuto e tutti i compagni che hai tradito».
Questo il compito del primo fantasma. E, nel portarlo a termine, Camilo menziona a Fidel le collusioni con i gangster per entrare in politica, i compagni che ha dovuto tradire, quelli fucilati perché volevano abbandonare la rivoluzione: «Tu pretendevi il potere e non c’era spazio per la libertà, per ascoltare le parole degli altri, per il confronto». Cienfuegos condanna con queste parole il regime di Castro.

Il fantasma del Natale presente è il generale Arnaldo Ochoa. Accusato ingiustamente di traffico di droga e corruzione, finì davanti al plotone d’esecuzione. Prende con sé Fidel e gli fa sorvolare le strade de L’Avana, mostrando la miseria nella quale vive il suo popolo e domandandogli se fosse questa la rivoluzione che aveva pianificato per il suo Paese. Con le parole «Nessuna libertà fuori dal solco rivoluzionario. Nessuna prospettiva di cambiamento» Ochoa gli mostra le carceri, dove da anni prigionieri politici scontano una pena ingiusta e Yoani Sanchez, che denuncia dal suo blog il regime e reclama maggiore libertà per Cuba. La visita del generale si conclude con la visione di due orribili bambini che rappresentano la Miseria e l’Ignoranza, “figli” dello stesso Castro e della sua politica.

Grazie al terzo spirito, Fidel sembra cominciare a comprendere le sofferenze del proprio popolo: è Elvis Manuel, celebre cantante di raggaetton, naufragato nello Stretto della Florida mentre tentava di scappare negli Stati Uniti e quindi divenuto simbolo dei giovani che cercano di riscattarsi e di fuggire dal regime. Al risveglio, dopo la visita dei tre fantasmi, Castro impazzisce: si rade la barba, non indossa l’uniforme, non vuole più intrattenere rapporti con Chavez e dice al fratello Raul di cominciare ad ascoltare i giovani e le loro opinioni, comprese quelle della Sanchez. Inoltre, il governo cubano avvia una trattativa con gli Stati Uniti per eliminare l’embargo e indice nuove elezioni democratiche. «Peccato che questa storia sia soltanto una favola…» conclude, amareggiato, Torreguitart Ruiz.

L’immagine: la copertina del libro di Alejandro Torreguitart Ruiz.

Francesca Gavio

(LM MAGAZINE n. 11, 15 luglio 2010, supplemento a LucidaMente, anno V, n. 55, luglio 2010)

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