IL PIACERE DELLA CULTURA, STORIA|1 maggio 2010 00:00

Italiani al fronte: immagini dal Carso

La storia rivive grazie agli scatti in bianco e nero che riempiono il ricco album fotografico curato da Raffaele Riccio Gli Italiani e la Grande Guerra. Soldati, armi, mezzi, luoghi e battaglie dal 1915 al 1918 in una raccolta di immagini d’epoca (Atesa editrice, pp. 48, € 12,90). Il libro presenta una ricca e curata raccolta di immagini, accompagnate dalle brevi e lucide note storiche dell’autore: i soldati, le armi, i luoghi, le battaglie, ma soprattutto le emozioni e il dolore, sembrano trasparire dai riquadri, trascinando il lettore e riportandolo indietro di un secolo.
Il potere dell’immagine viene a galla grazie alla precisione con cui i fotografi hanno saputo rappresentare i tristi eventi che li circondavano. Da qui nasce l’idea di una collana di volumi che racconterà per intero il conflitto a partire dal principio fino ad arrivare al trionfo di Vittorio Veneto.
Il primo volume, che ci accingiamo a recensire, si intitola La Guerra sul Carso

Fotografie dai campi di battaglia: propaganda e censura
La funzione di queste immagini non è solo limitata alla conservazione del ricordo di quegli eventi. L’importanza degli scatti venne compresa già in quegli anni, quando l’assenza degli attuali mezzi di comunicazione di massa (tv, internet, cinema) rendeva fondamentale il controllo della fotografia e dei reportage che provenivano dal fronte. Col procedere della guerra diventava sempre più pressante la censura effettuata dai generali e dagli addetti ai lavori, per i quali era importante mantenere viva quell’atmosfera nazionalista e interventista che tanto aveva condizionato le scelte del Parlamento nel 1915.
L’Italia aveva deciso di perdere la prudente posizione di neutralità che l’aveva contraddistinta nei primi dodici mesi del conflitto, sicché si trascinarono milioni di uomini nel combattimento più duro e crudele che il mondo avesse mai vissuto. La vittoria finale non cancellerà le sofferenze che per decenni accompagneranno vedove, orfani, mutilati, né riuscirà a estinguere la drammaticità e l’odio che hanno caratterizzato quegli anni.
Al fine di comprendere come la guerra venne “raccontata” agli italiani, oggi è sicuramente utile riproporre questa prima selezione di foto, tratte dalle Raccolte fotografiche del Comando supremo italiano.

Istantanee dal Carso
Pronti, via! Dopo pochi mesi l’attenzione si sposta sul «bastione roccioso ed arido» del Carso. Sarà questo il teatro degli scontri nei primi mesi di guerra.
Comincia così la suggestiva carrellata di immagini che riempiono questo primo volume della collana: alle famose e dannate trincee, vero e proprio simbolo negativo del Primo conflitto mondiale, si alternano scene di riposo dei nostri fanti, scene di tensione, di pericolo, chiaramente ravvisabile nei volti dei soldati fotografati. Vi sono anche immagini “paesaggistiche”, che rappresentano lo sfondo sul quale si consumavano le battaglie. Quasi tutti questi scatti riportano scene di distruzione: case, alberi, chiese, intere cittadine completamente rase al suolo dalla potenza dei bombardamenti.
Anche l’armata austro-ungarica, nostra principale rivale, ha spazio nella raccolta: ci sono immagini di prigionieri di guerra austriaci e di veri e propri bottini rubati al nemico. Si passa poi alle colline e all’altopiano carsico: lande desolate, tipiche di quel paesaggio, diventate, nel tempo, autentiche testimonianze storiche. Ancora oggi, infatti, è possibile vedere i resti delle trincee italiane e austriache nelle quali i soldati combattevano.
Dopo qualche foto storica, come la visita del re Vittorio Emanuele III a Castelnuovo, tornano a essere inquadrati armi, presidi e vedette. Ecco lancia-bombe, nidi di mitragliatrici, un cannone da 149 e una mitragliatrice aerea. Le immagini finali lasciano spazio ai sentimenti che persino durante la guerra restano intatti: soldati intenti a scrivere lettere ai loro cari, alle loro amate.
La guerra non è mai stata così umana…

L’immagine: particolare della copertina del libro curato da Raffaele Riccio.

Simone Jacca

(Lucidamente, anno V, n. 54, giugno 2010)

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