LA CITAZIONE|21 marzo 2011 00:00

Immigrazione: limitata l’apertura degli italiani

L’immigrazione monopolizza il dibattito sociale, alimenta la discussione politica. Gli italiani sono disposti all’accoglienza, ma gli immigrati rappresentano per l’Italia ancora un problema più che una risorsa. La questione immigrazione preoccupa più di un italiano su due (55,1 per cento), per cui viene al terzo posto dopo disoccupazione e criminalità tra i timori dei cittadini del Belpaese. Dall’altro lato emerge un’alta disponibilità a condividere con chi non è italiano la propria vita (dal vicinato alla scuola), nonché il riconoscimento dell’importante ruolo svolto in ambito economico.

Proprio in occasione della settimana contro il razzismo, conclusasi lo scorso 21 marzo con la Giornata mondiale contro le discriminazioni razziali, la Fondazione Leone Moressa ha rivolto alcune domande a 600 italiani, per sondare il loro grado di apertura verso gli immigrati presenti nel territorio, sia dal punto di vista economico che socioculturale. Il 55,1% degli intervistati ritiene molto o abbastanza preoccupante il fenomeno dell’immigrazione. In particolare, sono i cittadini più “anziani” a esprimere le maggiori riserve in merito (quasi sei su dieci). Al contrario, i giovani sembrano essere meno preoccupati (48,3%), ma temono di più la disoccupazione e dimostrano una maggiore sensibilità rispetto alle questioni ambientali.

Componente straniera nella società e nel mercato del lavoro: gli immigrati sono considerati nella maggior parte dei casi sia una risorsa sia un problema (49,7%). Una risorsa in quanto indispensabili per occupare posizioni lavorative che gli italiani difficilmente accettano (anche in periodo di crisi), perché contribuiscono a sostenere il sistema di welfare e ad accrescere la ricchezza del nostro Paese (secondo le stime di Centro studi Unioncamere e Istituto Tagliacarne dal lavoro degli stranieri deriva l’11,1% del valore aggiunto nazionale). La diversità etnica, però, diventa un problema (32,5%) per gli italiani, convinti che gli immigrati assorbano più risorse economiche di quante ne destinino alla finanza pubblica, oppure quando sono considerati una minaccia all’ordine pubblico. Secondo gli intervistati, episodi di discriminazione nei confronti degli immigrati continuano a persistere, e nel tempo sembrano essere addirittura aumentati. In particolare, al Nord e nel Centro sono più avvertiti rispetto alle aree del Meridione, ma è proprio nel Sud che tale tendenza sembra essere in aumento: «La presenza sempre più capillare degli stranieri nel sistema sociale ed economico italiano – affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa – influisce sul livello di percezione dei cittadini, che valutano il fenomeno migratorio ancora come un problema, più che come una risorsa».

Tuttavia, il rapporto che gli italiani hanno con la componente straniera è duplice: se da un lato considerano gli immigrati la causa dei problemi di sicurezza, dall’altro accettano di buon occhio la convivenza lavorativa e sociale. Probabilmente, quando l'”immigrato” non è un oggetto astratto di discussione pubblica, ma un soggetto che entra a far parte della convivenza pratica e quotidiana (vicino di casa, collega di lavoro o compagno di scuola), allora le cose cambiano e così la percezione, dimostrando come gli italiani si scoprono “inclusivi” nell’esperienza quotidiana. La discussione pubblica è senz’altro utile e necessaria, ma la sfida dell’integrazione si vince sul campo, creando un sistema nel quale le diverse culture possano dialogare e confrontarsi nell’esperienza di tutti i giorni, nel rispetto delle regole, garantendo parità di trattamento e il rispetto dei diritti fondamentali, affinché la diversità sia considerata un valore più che un freno allo sviluppo (anche economico) del Paese.

Istruzione, assistenza sanitaria e lavoro sono le condizioni che secondo gli italiani dovrebbero essere garantite agli immigrati per incentivare e sostenere il processo di integrazione. Alloggio, ricongiungimento familiare, sostegno economico e libertà di culto sono ritenuti fattori secondari. Alcuni elementi consentono, tuttavia, di ipotizzare un certo grado di apertura nei confronti degli stranieri, sia sul lavoro sia sul sociale. Gli intervistati non avrebbero alcun problema a lavorare insieme a uno straniero, né tanto meno a iscrivere i propri figli in una classe dove il 20% di alunni è straniero. Si accetterebbe volentieri anche di avere un vicino di casa immigrato, comunque si è più refrattari ad affittare agli stranieri locali commerciali o appartamenti privati.

In generale, gli intervistati sono molto d’accordo nell’affermare che gli stranieri occupano quelle posizioni lavorative che gli italiani ormai rifiutano, rappresentando una forza lavoro valida. Il pregiudizio secondo il quale gli stranieri tolgono occupazione agli italiani o sono la causa dei problemi di sicurezza e di ordine pubblico è smentito dalla metà degli intervistati, dimostrando come le solite affermazioni sulla presenza straniera in Italia siano per lo più dei luoghi comuni.

L’immagine: particolare di Mexico, fotografia di Giovanni Guadagnoli (www.giovanniguadagnoli.it), per gentile concessione dell’artista.

Francesco Fravolini

(LucidaMente, anno VI, n. 64, aprile 2011)

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