LA CITAZIONE|23 aprile 2011 00:00

“Noi vorremmo un sindaco che…”

Alla vigilia delle elezioni amministrative, e all’interno dell’aspro dibattito locale e soprattutto nazionale su problematiche laiche, in primis quella sulle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, ci è sembrato interessante sentire la voce del “gruppo” laico più noto a Bologna, anche perché raccoglie varie realtà, tra le quali molte religiose, cattoliche, cristiane, ecc., nonché è stato promotore del registro comunale dei testamenti biologici grazie a una proposta di iniziativa popolare che ha riscosso un grande successo. Abbiamo pertanto incontrato Maurizio Cecconi, portavoce della Rete laica Bologna e del Coordinamento laico nazionale, ponendogli qualche domanda.

Innanzi tutto, come sta Rete laica?
«In forma e tra poco raggiungerà l’età adulta. Stiamo infatti lavorando per far sì che si trasformi da “tavolo informale” ad associazione federativa, che riunisca le forze laiche presenti a Bologna. Il cammino verso la nascita della Consulta bolognese per la laicità delle istituzioni è intrapreso e ci auguriamo che si compia entro l’autunno di quest’anno».

A gennaio 2011 è nato il Coordinamento laico nazionale, di cui lei è portavoce insieme a Cinzia Gori, l’infermiera che insieme al marito, il medico Amato De Monte, primario anestesista, ha accompagnato a Udine gli ultimi momenti di Eluana Englaro. Quali sono gli obiettivi e i limiti di tale movimento?
«Siamo nati con una consapevolezza: che il movimento laico in Italia è fragile e frammentato, sebbene davanti a sé abbia una sfida di portata storica, quella di rispondere alle aggressioni sempre più violente e quotidiane alla laicità delle istituzioni. Per queste ragioni abbiamo deciso tutti assieme – siamo già 50 associazioni e il numero continua a crescere, accompagnate da 10 organi d’informazione autoprodotta, tra cui la vostra rivista, che ringrazio – di rinunciare a una piccola parte di visibilità per ogni singola associazione per essere, congiuntamente, più forti e presenti nel dibattito pubblico. Non è facile né immediato riunire realtà così diverse, per cui siamo partiti “coi piedi per terra”, con realismo. Abbiamo deciso che questo 2011 lo dedicheremo esclusivamente al testamento biologico, perché è in atto lo scippo di un diritto costituzionale, sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, laddove si garantisce l’autodeterminazione degli individui in materia di trattamenti sanitari».

Come commenta la vicenda del giudice Tosti e la sentenza della Grande Chambre delle Corte Europea?
«Entrambe le sentenze sono legate da un identico problema: la presenza di simboli religiosi nei luoghi pubblici che, come tali, dovrebbero garantire il pluralismo delle opinioni e delle credenze, ovvero essere rispettosi nella stessa identica maniera di chi crede, di chi non crede e di chi crede in un dio diverso da quello di Santa Romana Chiesa. Entrambe le sentenze possono essere lette tanto come una sconfitta dell’associazionismo laico che quelle cause ha patrocinato, quanto come una mezza vittoria. Mi spiego meglio. Se andiamo a scorrere le motivazioni con cui i “poteri forti” – Governo, maggioranza di centrodestra, opposizioni di centrosinistra – hanno sostenuto la legittimità della presenza del crocefisso nelle aule di tribunale e in quelle scolastiche, scopriamo che la motivazione ricorre sempre identica a se stessa: la croce sarebbe un “simbolo culturale identitario”, dell’Italia e degli italiani. Poi andiamo a leggere (non lo fa quasi nessuno, ma le sentenze si scrivono proprio per essere lette e ragionate) il dispositivo messo nero su bianco dai giudici e il crocefisso viene definito un “simbolo religioso”. Altro che cultura! Naturalmente i politici continuano a riempirsi la bocca di affermazioni senza capo né coda come quella appena citata. Come ha scritto Sergio Luzzatto ne Il crocifisso di Stato, il suo ultimo libro: “Senza il crocifisso negli edifici statali l’Italia non sarebbe più la stessa: sarebbe più giusta, più seria, migliore”. Noi vogliamo un’Italia migliore, dunque più libera e rispettosa del pluralismo».

È d’accordo con chi definisce il Decreto Calabrò sui trattamenti di fine vita irrispettoso dell’art. 32 della Costituzione italiana, oltre che della laicità dello Stato?
«Sì, condivido. L’articolo 32 sancisce un diritto inalienabile, proprio di ogni persona: poter decidere cosa accetto o non accetto in materia di trattamenti sanitari, di cure mediche. Certamente questo diritto è inserito nel quadro di una completa informazione sugli effetti delle terapie che i medici sono tenuti a fornire ai pazienti, ma per nessuna ragione la nostra Costituzione prevede che questo diritto possa essere derubricato. Non così ragiona il centrodestra e parte delle opposizioni che, in ossequio all’accordo stipulato tra il Vaticano e il Governo Berlusconi a febbraio di quest’anno, approveranno una legge che impedirà ai cittadini di decidere della propria vita e del proprio fine-vita. Dico una battutaccia, ma rende l’idea: meno laici di così si muore».

Qual è la situazione del registro comunale dei testamenti biologici dopo il “congelamento” ad opera del commissario Cancellieri?
«Che è ancora congelato, a causa delle promesse non mantenute del commissario di renderlo operativo. Manca solo il regolamento operativo, ma la Cancellieri era troppo occupata per approvarlo».

Il Comitato Articolo 33, di cui la Rete laica Bologna è copromotrice, ha presentato un quesito referendario per chiedere ai cittadini di Bologna se preferiscono che tutti i soldi dell’Amministrazione vadano alle scuole pubbliche o se parte di essi debba andare anche alle scuole private. A che punto è l’iniziativa?
«Il Comitato dei garanti del Comune di Bologna, che dovrebbe giudicarne l’ammissibilità, ha deciso di non decidere. Ha in sostanza preso una posizione tesa a tutelare le forze politiche presenti in Consiglio comunale e che l’hanno nominato. Il senso della decisione dei garanti è che i cittadini, sulle questioni rilevanti, non possono concorrere dal basso a determinare l’agenda politica della città, perché questo “diritto” è riservato ai partiti. Niente di più falso e lontano potrebbe esserci dalla lettera e dallo spirito degli istituti di democrazia diretta, quali il referendum. È una grossa buca sulla metaforica strada che deve compiere la proposta referendaria. La supereremo».

Rete laica appoggia qualche lista o candidato alle prossime amministrative?
«Rete laica Bologna è apartitica: non appoggia alcun candidato sindaco e nessuna lista presente alle elezioni amministrative. Ciò per cui lavoriamo in queste occasioni è informare i cittadini e le cittadini su quali candidati rispondono meglio di altri alle istanze di laicità delle istituzioni. I temi che ci stanno a cuore sono la scuola pubblica, i diritti individuali e civili, la lotta alle discriminazioni per genere sessuale e per orientamento sessuale».

Cosa si aspetta Rete laica dal futuro sindaco?
«Che governi con in mente questo dato: Bologna è abitata da non credenti e da credenti in diverse confessioni religiose. Che governi con in mente questo principio: gli atti amministrativi devono essere rispettosi delle libertà di ciascuno e di ciascuna. Noi saremo lì a controllare che ciò avvenga».

L’immagine: Maurizio Cecconi durante la conferenza stampa del Coordinamento laico nazionale tenutasi lo scorso 27 aprile presso la sala stampa della Camera dei Deputati sul tema Sulla mia vita scelgo io.

Viviana Viviani

(Lucidamente, anno VI, n. 65, maggio 2011)

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