INTERVENTI, TEMATICHE CIVILI|23 ottobre 2012 20:35

I poliziotti stanno con don Patriciello

Sull’arrogante reazione del prefetto di Napoli, Andrea De Martino, duro intervento del Coisp con il segretario Franco Maccari: «Così la gente perde il rispetto e la fiducia nelle Istituzioni»

Come sempre (vedi La campana della Polizia sul caso del bimbo di Cittadella prelevato a scuola su disposizione della magistratura), ospitiamo con piacere la voce di Franco Maccari, segretario del Coisp, uno dei più rappresentativi sindacati dei poliziotti, sull’increscioso episodio avvenuto lo scorso 18 ottobre presso la Prefettura di Napoli, cui abbiamo già dato ampio spazio (Umiliato il prete anticlan: «Dica “signor prefetto”!»; video: La solita arroganza del potere italiano). In particolare, capiamo bene che chi, rischiando ogni giorno la propria vita, si trova a dover combattere camorra e delinquenza varia abbia bisogno di cittadini che credano e rispettino le Istituzioni. Anzi le sostengano e le aiutino. Episodi come quello di cui è stato protagonista il prefetto di Napoli De Martino – apparso “seccato”, “infastidito”, “stizzito”, “irritato” (qualcuno conosce altri termini per definire il suo atteggiamento?) al di là della motivazione fornita – gettano, invece, sfiducia nella popolazione. Con che coraggio un cittadino di Napoli, Caserta, Palermo, Reggio Calabria, si può rivolgere a un funzionario per segnalare un episodio mafioso o altro se, dopo poche parole pronunciate, corre il rischio di essere zittito da chi non presta attenzione al reato che egli vuole denunciare, ma alla forma, magari imperfetta per l’ansia o l’emotività? Che a qualcuno diano fastidio certi sacerdoti o persone che “non si fanno i fatti loro”? Comunque, basta con l’arroganza del potere: si deve essere al servizio dei cittadini da cui si è pagati – spesso profumatamente, vedi politici e caste e cricche varie – e non il contrario. (r.t.)

Se anche volessimo credere alla spiegazione fornita dal prefetto di Napoli, Andrea De Martino, sul perché abbia aggredito in maniera indegna don Maurizio Patriciello, rimane il fatto che il suo è stato il classico esempio di come le Istituzioni, o meglio i loro rappresentanti, possano perdere il rispetto della gente.

Infatti, tanto più è grande la responsabilità, l’importanza e la rappresentatività del ruolo che si ricopre, tanto meno è consentito che nel suo svolgimento trovino posto arroganza, mancanza di rispetto e un’inutile atteggiamento di superiorità che creano una voragine incolmabile tra l’Istituzione ed il popolo in nome del quale il ruolo stesso si esercita. E noi di errori dagli effetti disastrosi come quello di cui si discute siamo purtroppo grandi esperti, perché tante, troppe volte, ci scontriamo con l’inutile e pervicace atteggiamento di certi rappresentanti politico-istituzionali troppo inclini a guardare dall’alto in basso i propri interlocutori, compresi noi, che pure rappresentiamo migliaia e migliaia di uomini e donne che, con certezza assoluta, servono quotidianamente lo Stato. L’aspro rimprovero che De Martino ha rivolto a don Patriciello, prete dal noto impegno anticamorra, che per la terza volta si era rivolto al prefetto di Caserta, Carmela Pagano, chiamandola solo «signora», è stato così giustificato dallo stesso prefetto, quando la notizia ormai aveva fatto il giro del Paese su ogni organo di informazione: «Ho ritenuto doveroso invitarlo a rivolgersi al responsabile della prefettura utilizzando il titolo di prefetto perché riconoscesse agli occhi di tutti il ruolo che è affidato al rappresentante di governo».

Il prefetto De Martino ha uno stranissimo concetto dell’invitare qualcuno a fare qualcosa perché a tutta l’Italia la sua è sembrata piuttosto la reazione scomposta contro un colpevole di lesa maestà. Torni con i piedi per terra, SIGNOR prefetto, e ritrovi il rispetto per le persone e per il ruolo altrui, visto che si trovava alla presenza di un prete che, oltretutto, stava tentando di dire qualcosa di molto più importante delle sue inutili recriminazioni. Badi al merito e non alla forma, SIGNOR prefetto, specie visto che in questo caso neppure la seconda ha difettato, dal momento che don Patriciello è stato estremamente educato. Pensi a onorare il suo incarico nella sostanza, SIGNOR prefetto, e porga le sue scuse a don Patriciello dimostrando la dignità che le è richiesta, perché altrimenti non ci sarà titolo istituzionale che le farà ottenere il rispetto cui tanto anela.

Per le reazioni dello stesso sacerdote: “Mi volevano togliere la parola”; Don Patriciello scrive al prefetto “Lei ha calpestato la mia dignità”. Per la marcia indietro del funzionario: Prefetto De Martino: “Con don Patriciello ho usato tono non nella mia indole”; Il prefetto telefona a don Patriciello. In vista incontro “pacificatore” a Napoli.

Le immagini: il prefetto De Martino, emblema del Coisp e il suo segretario Franco Maccari.

Franco Maccari – segretario generale del Coisp, Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia

(LM MAGAZINE n. 26, 15 ottobre 2012, supplemento a LucidaMente, anno VII, n. 82, ottobre 2012)

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